10/23/2026 | Press release | Distributed by Public on 10/23/2026 07:09
Una piazza aperta a tutte e tutti, per parlare di clima a partire dalla sicurezza delle persone, dalle esperienze dei territori e dalle soluzioni già disponibili. Sabato 5 dicembre, dalle 12.30 al tramonto, Piazza del Popolo a Roma ospiterà La Terra chiamò, la manifestazione nazionale nata per riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico dopo un'estate che ne ha mostrato ancora una volta gli effetti sulla salute, sui territori e sulla vita quotidiana.
Sul palco si incontreranno scienza, amministrazioni locali, volontariato, imprese, nuove generazioni, arte e cultura, insieme alle testimonianze di chi ha vissuto direttamente gli effetti del caldo estremo e degli altri eventi meteorologici dell'estate 2026. Al centro della giornata, le risposte già possibili alla crisi climatica e quattro richieste rivolte al Governo e alle forze politiche italiane.
Dalla salute al cibo, il costo dell'estate 2026
Secondo nuove analisi sottoposte a revisione paritaria e pubblicate sulla rivista scientifica Nature Health, nell'estate del 2026 si sarebbero verificati oltre 50.000 decessi in eccesso dovuti al caldo nelle città europee. L'Italia è il Paese con il numero assoluto più alto tra quelli analizzati, con 13.303 decessi stimati nelle 87 aree urbane italiane comprese nello studio.
Un quadro che si inserisce nelle criticità richiamate anche dal think tank ECCO nel briefing Quanto si muore di caldo in Italia?, che evidenzia come l'impatto delle alte temperature sia distribuito in modo diseguale e risenta dell'età, delle condizioni socioeconomiche, della disponibilità di verde urbano e della possibilità di proteggersi dal caldo nelle proprie abitazioni.
Gli effetti dell'estate appena trascorsa riguardano anche il Mediterraneo, dove le temperature superficiali hanno raggiunto valori fino a 8 °C sopra la media 1991-2020. Le ondate di calore marine interessano anche le acque profonde e modificano le condizioni dell'intero bacino. Tra il 2015 e il 2019 sono stati registrati eventi di mortalità di massa in 50 specie, dalla superficie fino a 45 metri di profondità, mentre nel 2026 sono stati osservati anche fenomeni di sbiancamento della Posidonia. Il riscaldamento del mare modifica così comunità, reti alimentari ed ecosistemi, con conseguenze che arrivano anche alla pesca e alle attività economiche che dipendono dal Mediterraneo.
I danni alla produzione alimentare
La stessa pressione investe la produzione alimentare. Dopo l'estate 2026, il Centro comune di ricerca della Commissione europea stima nell'UE rese inferiori alla media degli ultimi cinque anni dell'8% per il mais da granella e del 7% per le patate. E mentre caldo e scarsità d'acqua riducono i raccolti,aumentano i costi. A settembre, in Italia, gli alimentari freschi sono aumentati del 5,5% su base annua e la BCE stima che gli eventi meteorologici estremi del 2026 possano aggiungere tra 0,3 e 0,8 punti percentuali all'inflazione alimentare dell'area euro nei prossimi dodici mesi. Un impatto che pesa su un Paese in cui, secondo ISTAT, nel 2025 5,4 milioni di persone non potevano permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni.
Nove organizzazioni, una piazza comune
"La Terra chiamò" è promossa da ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia, con il sostegno di Green Heroes. L'obiettivo è costruire insieme una piazza dedicata agli effetti della crisi climatica e alle risposte possibili. La manifestazione parte dalla necessità di riportare il clima al centro delle scelte pubbliche, accelerare l'uscita dai combustibili fossili, sviluppare le fonti rinnovabili e rafforzare la capacità di adattamento dei territori.
Le soluzioni, del resto, sono già in campo. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica italiana e il fotovoltaico ha prodotto oltre 44 TWh di elettricità, il valore più alto mai raggiunto nel Paese. In Italia i green jobs sono inoltre arrivati a circa 3,3 milioni, pari al 13,8% dell'occupazione complessiva.
La sottovalutazione della crisi climatica
"È stupefacente come media, istituzioni e politica, così attenti alla sicurezza quando si parla di guerre, criminalità e migrazioni, sottovalutino la sicurezza climatica, che riguarda tutti noi", dichiara Gaetano Benedetto, vicepresidente del WWF Italia. "Senza interventi per affrontare le cause e mitigare gli effetti del cambiamento climatico crescono i rischi economici, sanitari e sociali e ben presto dovremo affrontare il tema dei rifugiati climatici. Ci lasciamo alle spalle un'estate rovente che per milioni di italiani, soprattutto anziani e bambini, è stata un vero e proprio lockdown climatico: chiusi in casa, prigionieri del caldo. Temperature mai viste, alluvioni sempre più violente, vite e territori in ginocchio: l'emergenza è diventata la nostra normalità. Eppure, si continua a rinviare. Farlo ancora, oggi, è semplicemente irresponsabile".
Quattro richieste al governo e alle forze politiche
Da Piazza del Popolo partiranno quattro richieste: riportare il clima in cima all'agenda politica, riconoscendo la crisi climatica come una questione che riguarda la sicurezza del Paese; accelerare la mitigazione, abbandonando i combustibili fossili, aumentando la produzione da fonti rinnovabili e riducendo le emissioni; accelerare l'adattamento, proteggendo territori, mare e persone maggiormente esposte agli impatti di un clima che cambia; applicare il principio "chi inquina paga", chiedendo alle aziende fossili di contribuire al finanziamento della transizione e delle politiche di adattamento. Nelle prossime settimane, le associazioni coinvolte lavoreranno per far confluire le richieste in un manifesto condiviso da presentare al Governo e alle forze politiche italiane.
Le voci della piazza
La piazza aprirà alle 12.30, con accoglienza, area famiglie e attività. Dalle 14.30 inizieranno gli interventi dal palco, a partire dalle testimonianze di chi ha vissuto gli effetti dell'estate 2026: chi coltiva la terra, chi lavora all'aperto, chi cura, chi amministra i territori e chi interviene nelle emergenze. Seguiranno gli interventi scientifici, le esperienze delle nuove generazioni e dei territori, fino al momento collettivo previsto al tramonto. Musica, arte e cultura accompagneranno l'intera giornata, che si concluderà con la lettura delle richieste della manifestazione. Il programma completo, con gli ospiti, gli artisti e le personalità che prenderanno parte alla giornata, sarà annunciato nelle prossime settimane.
La scelta del 5 dicembre lega la manifestazione a due ricorrenze internazionali: la Giornata mondiale del suolo, promossa dalla FAO, e la Giornata internazionale del volontariato delle Nazioni Unite. Suolo, dissesto idrogeologico, agricoltura, adattamento e volontariato saranno così parte del racconto della piazza. La Terra chiamò vuole mettere al centro le persone prima delle sigle e costruire uno spazio comune in cui raccontare ciò che sta già accadendo, rendere comprensibili i dati e dare voce alle esperienze e alle soluzioni. Ascoltare. Unirsi. Rispondere.