10/06/2026 | News release | Distributed by Public on 10/06/2026 07:13
Museo di Fratta Polesine: oltre 50 soci, amici e simpatizzanti della sezione di Rovigo di Italia Nostra in visita al cantiere archeologico. Al centro delle nuove ricerche abitazioni, attività artigianali, metallurgia e produzione del vetro di uno dei più importanti insediamenti dell'Europa protostorica. Un viaggio indietro nel tempo, fino a oltre tremila anni fa, per conoscere da vicino uno dei più importanti insediamenti della protostoria europea. È quello compiuto giovedì 1 ottobre dai soci, dagli amici e dai simpatizzanti di Italia Nostra - Sezione di Rovigo, che hanno partecipato all'iniziativa "Progetto Prima Europa. Scavi aperti a Frattesina 2026", promossa dal Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine.
Una giornata che ha permesso ai partecipanti non soltanto di visitare il museo, ma soprattutto di entrare direttamente nel cantiere di scavo e osservare da vicino il lavoro degli archeologi impegnati a riportare alla luce le tracce di un insediamento che, tra la tarda età del Bronzo e gli inizi dell'età del Ferro, rappresentò uno dei principali centri dell'Europa protostorica.
Ad accompagnare il gruppo sono stati Andrea Cardarelli e Paolo Bellintani, direttori scientifici delle indagini archeologiche, che hanno illustrato prima le testimonianze conservate nel Museo Archeologico Nazionale e successivamente le nuove evidenze emerse a Frattesina.
Alla visita e alla presentazione erano presenti anche la direttrice del museo Letizia Pulcini, la consigliera del CdA della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo Sandra Bedetti, insieme agli archeologi, agli studenti e agli specialisti delle diverse discipline che hanno preso parte al cantiere.
Il progetto "Prima Europa"
Le indagini fanno parte del progetto "Prima Europa. La Protostoria del Polesine", dedicato allo studio dei siti della tarda età del Bronzo e dell'inizio dell'età del Ferro di Frattesina di Fratta Polesine, Villamarzana e Campestrin di Grignano Polesine.
Un progetto che riunisce la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, la Sapienza Università di Roma, l'Università di Padova e il CPSSAE - Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
La direzione scientifica dello scavo di Frattesina è affidata ad Andrea Cardarelli e Paolo Bellintani, con la collaborazione di Wieke De Neef, Ivana Angelini e Cristiano Nicosia. La conduzione del cantiere è invece affidata a SAP Società Archeologica s.r.l.
Un grande abitato organizzato oltre tremila anni fa
Frattesina è conosciuta da decenni per la straordinaria quantità e qualità dei materiali rinvenuti, dall'ambra ai metalli, fino al vetro, testimonianza di una fitta rete di scambi che collegava il Polesine con territori anche molto lontani.
Le nuove ricerche stanno però cercando di aggiungere un altro fondamentale tassello alla conoscenza del sito: capire come vivevano gli abitanti di Frattesina, dove si trovavano le loro abitazioni e in che modo gli spazi domestici fossero organizzati rispetto alle attività artigianali.
Le indagini geofisiche hanno restituito l'immagine di un abitato esteso per oltre 25 ettari, densamente organizzato e caratterizzato da moduli regolari, con una disposizione sostanzialmente ortogonale degli spazi.
Sul terreno, tuttavia, riconoscere un edificio di tremila anni fa non è semplice. Le tracce possono essere minime: buche di palo, superfici di argilla, concotto, legni carbonizzati. È attraverso questi elementi che gli archeologi stanno ricostruendo la struttura dell'insediamento e le diverse fasi della sua evoluzione.
La stratigrafia racconta infatti una storia complessa. In appena una ventina di centimetri si sovrappongono superfici d'uso, livelli fortemente carboniosi, tracce di fuoco, cenere e nuove stesure di limo selezionato e deposto intenzionalmente. Elementi che potrebbero corrispondere a più fasi edilizie.
Case e officine nello stesso insediamento
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle nuove ricerche riguarda il rapporto tra le abitazioni e le attività produttive.
A Frattesina, almeno sulla base delle evidenze finora disponibili, non sembra esserci una netta separazione tra aree residenziali e aree artigianali. Case e officine sembrano piuttosto convivere all'interno dello stesso tessuto insediativo.
In prossimità di una struttura probabilmente collegata alla lavorazione dei metalli sono stati recuperati uno scalpello, altri utensili ancora in attesa di restauro e un particolare rasoio in bronzo bitagliente, caratterizzato da un manichetto terminante a forma di becco d'uccello.
Il reperto è stato datato all'XI secolo a.C. e rappresenta anche una piccola finestra sulla dimensione personale degli abitanti di Frattesina: uno strumento funzionale che potrebbe avere avuto anche un significato legato allo status e alla cura del corpo maschile.
Il vetro, una produzione straordinariamente avanzata
Ancora più significativo è il capitolo legato alla produzione del vetro. Frattesina occupa infatti una posizione di primo piano nella storia tecnologica dell'Europa protostorica ed è indicata dagli archeologi come il più antico centro conosciuto di produzione seriale del vetro nell'Europa a ovest dell'Egeo.
Da tempo erano note numerose testimonianze della lavorazione del vetro, ma mancava una prova decisiva dell'esistenza di una struttura produttiva.
Le nuove indagini hanno invece individuato una fornace interpretata, con molta probabilità, come impianto destinato alla produzione primaria del vetro grezzo. Al suo interno e nelle aree circostanti sono stati rinvenuti frammenti di crogioli e residui delle lavorazioni.
Le analisi archeometriche condotte con la collaborazione di Ivana Angelini dell'Università di Padova indicano una produzione locale, realizzata anche attraverso l'impiego delle sabbie del Po.
Il vetro grezzo, inizialmente caratterizzato da una tonalità acquamarina, poteva poi essere rilavorato e colorato. Per ottenere il blu potevano essere utilizzati, ad esempio, cobalto o rame, mentre il rosso poteva essere ottenuto attraverso composti del rame o del bronzo.
Chi viveva a Frattesina?
Resta più difficile rispondere alla domanda su chi fossero esattamente gli abitanti di questo grande centro.
In assenza di fonti scritte locali per questo periodo, gli archeologi invitano alla prudenza nell'attribuire la popolazione a un preciso gruppo etnico. Nei secoli successivi, tuttavia, proprio in questa parte dell'Italia si svilupperanno importanti centri legati ai Veneti antichi e viene considerata possibile una continuità, almeno parziale, tra quelle popolazioni.
Frattesina era inoltre un luogo di scambio e di incontro, attraversato da persone provenienti da territori differenti. Le moderne analisi isotopiche permettono oggi di studiare anche questi fenomeni di mobilità.
Un individuo sepolto nella necropoli delle Narde e interpretato come guerriero avrebbe, secondo le analisi citate nel corso della visita, una provenienza compatibile con l'area delle Valli Grandi Veronesi.
Intorno all'inizio del IX secolo a.C. il sistema degli insediamenti del Medio Polesine entrò quindi in una fase di crisi. Nello stesso periodo cominciarono però a svilupparsi grandi centri come Este e Padova e, più a sud, Bologna, aprendo una nuova fase nella storia del territorio.
Una giornata nel cuore della ricerca archeologica
Per Italia Nostra, la visita ha rappresentato un'importante occasione di conoscenza e divulgazione.
Sono infatti oltre cinquanta le persone che hanno preso parte all'iniziativa, potendo osservare direttamente il cantiere e ascoltare dalla voce degli stessi archeologi il racconto delle ricerche condotte nelle ultime settimane.
Gli scavi di quest'anno hanno portato alla luce nuove e importanti testimonianze, in particolare legate agli edifici abitativi, contribuendo a ricostruire con maggiore precisione l'organizzazione di Frattesina e la quotidianità dei suoi abitanti.
Un'esperienza particolarmente significativa per i partecipanti, che hanno potuto mettere letteralmente piede nel cantiere e vedere da vicino il lavoro necessario per trasformare tracce apparentemente minime - una buca di palo, un frammento di argilla, un residuo di combustione o un manufatto - in nuove pagine della storia del Polesine.
Ed è proprio questo il valore di Frattesina: un patrimonio archeologico che continua a restituire informazioni e nuove domande, permettendo di comprendere sempre meglio il ruolo che il Polesine ebbe nelle grandi reti di scambio e di produzione dell'Europa di oltre tremila anni fa.