08/20/2026 | Press release | Distributed by Public on 08/20/2026 05:37
L'assessora alle Pari Opportunità, presente alla partenza del gruppo a Ferragosto: «In questi giorni ancora altre donne uccise. Il femminicidio va riconosciuto per quello che è: una violenza che nasce da una cultura patriarcale, di potere e sopraffazione. Servono prevenzione, protezione, educazione nelle scuole e una rete di servizi che funzioni»
È arrivata ieri a Roma la PesaRoma 2026, l'iniziativa nata dall'idea di Olivier Mani che, dal 2013, unisce la passione per la bicicletta all'impegno contro la violenza di genere. Quattro giorni, circa 400 chilometri e 12 ciclisti partiti a Ferragosto dalla Palla di Pomodoro di Pesaro per portare fino alla Capitale un messaggio di rispetto, libertà e contrasto alla violenza sulle donne.
Alla partenza in piazzale della Libertà, il 15 agosto, era presente anche l'assessora alle Pari Opportunità Sara Mengucci, che ha voluto sottolineare il significato dell'iniziativa proprio alla luce delle notizie di questi giorni. «PesaRoma ha compiuto la sua "missione", ma il messaggio che ha portato con sé deve continuare a viaggiare - sottolinea Mengucci -. In questi giorni abbiamo assistito ancora una volta a una sequenza drammatica di donne uccise. Non possiamo limitarci a contare le vittime e, soprattutto, non possiamo permettere che si metta in discussione persino il nome e la natura di ciò che accade».
«Il femminicidio non è "solo" un omicidio che riguarda una donna. È l'esito più estremo di una violenza che affonda le proprie radici nella disparità, nel possesso, nel controllo e in una cultura patriarcale che ancora troppo spesso considera la libertà delle donne come qualcosa da limitare. Lo dimostrano i dati del nostro territorio che ci mostrano quanto spesso la violenza si consumi all'interno di legami affettivi (ex compagni o compagni, mariti, etc): nel 2024 tra gli autori delle violenze rilevate dal Centro "Parla con noi", il 99% conosceva la vittima».
Per l'assessora, «La violenza non si combatte quando è già avvenuta e inasprire le pene non può essere l'unica risposta: bisogna intervenire prima, riconoscere i segnali di pericolo, proteggere realmente chi denuncia e costruire una cultura diversa a partire dalle nuove generazioni. Servono centri antiviolenza adeguatamente sostenuti, formazione per chi entra in contatto con le donne che chiedono aiuto, strumenti efficaci per valutare il rischio e percorsi di protezione che siano tempestivi. E serve educazione alle relazioni, al rispetto e alla parità. La prevenzione è un investimento sulla sicurezza e sulla libertà delle donne».
E ancora, «Il contrasto alla violenza di genere richiede una rete che lavori nella stessa direzione - sottolinea Mengucci -. In questi anni, anche insieme al presidente del Comitato dei sindaci dell'Ats1 1 Luca Pandolfi e ai Comuni dell'Ambito, abbiamo investito nel coordinamento tra tutte le realtà coinvolte: gli operatori dei servizi, le associazioni, le forze dell'ordine, il Terzo settore e gli operatori socio-sanitari. È un lavoro che ha portato anche alla nascita di esperienze come la rete Virginia, iniziativa promossa anche dalla Prefettura di Pesaro e Urbino, che mette in collaborazione enti pubblici e privati: Prefettura, Ambiti Territoriali Sociali della provincia, Provincia, Tribunali e Procure della Repubblica di Pesaro e Urbino, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, Azienda sanitaria territoriale, Ordini degli avvocati, degli psicologi e degli assistenti sociali, Commissioni per le pari opportunità della Regione Marche ed enti del Terzo settore. Ogni soggetto è un tassello fondamentale: se uno di questi non funziona, rischia di non funzionare l'intero sistema».
«A Pesaro e nel nostro territorio esiste una rete importante - sottolinea ancora - a partire dal Centro antiviolenza provinciale "Parla con noi", che offre gratuitamente accoglienza, ascolto e accompagnamento alle donne che vivono situazioni di violenza. È una realtà che dobbiamo continuare a sostenere e rafforzare, perché nessuna donna deve sentirsi sola davanti alla violenza».
L'assessora ricorda inoltre il 1522, il numero nazionale antiviolenza e antistalking, gratuito e attivo 24 ore su 24, al quale è possibile rivolgersi per chiedere aiuto, sostegno e informazioni. «Il 1522 e i centri antiviolenza sono strumenti concreti ai quali rivolgersi. Dobbiamo farli conoscere sempre di più e, soprattutto, dobbiamo fare in modo che intorno a chi denuncia ci sia una rete capace di ascoltare, proteggere e accompagnare».
«È anche per questo - conclude Mengucci - che il significato della PesaRoma va oltre i 400 chilometri percorsi. Quelle biciclette hanno attraversato territori portando un messaggio semplice: la violenza contro le donne riguarda tutti. Grazie a chi ha pedalato, a chi ha partecipato e a chi continua a tenere accesa questa iniziativa. Le donne continuano a essere uccise, abbiamo bisogno di gesti che rompano il silenzio e ci ricordino che il contrasto alla violenza è una responsabilità collettiva».