ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

03/26/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/26/2026 03:21

Cercasi mediatore

"Conversazioni molto produttive", garantisce Donald Trump. Gli iraniani negano: "Non siamo noi la parte che ha iniziato la guerra. Le proposte devono essere indirizzate a Washington". Dunque? Hanno ragione l'entusiasmo di borse e prezzi energetici ad ogni spiraglio di tregua o lo scetticismo dei popoli coinvolti in questa guerra?

Dobbiamo credere al presidente degli Stati Uniti - "Stiamo negoziando una totale risoluzione delle ostilità in Medio Oriente" - nell'attesa di ciò che dirà il giorno successivo. Per negoziare un conflitto difficile, di solito un presidente nomina il segretario di Stato o una personalità politica di alto valore. Per trattare con Iran ed Emirati, Hamas e Israele, Russia e Ucraina, Trump ha scelto Steve Witkoff, imprenditore newyorkese dell'immobiliare, suo socio in affari.

Nonostante questo, e indipendentemente da ciò che affermino gli interessati, una trattativa o un semplice tentativo di contatto c'è. Com'è nel suo stile, Trump ha già venduto per suoi i colloqui invece promossi da Qatar e Oman o da Egitto e Turchia: paesi mediatori, i primi due per vocazione.

Diversamente dai conflitti nei quali l'emirato e il sultanato del Golfo sono stati "honest brokers", negoziatori equidistanti, in questo sono parte in causa: ospitano interessi americani e sono stati bombardati dagli iraniani. Ma non hanno mai risposto al fuoco: si sono limitati ad abbattere missili e droni, quando ci sono riusciti, senza reagire. Questo può fare di loro dei negoziatori ancora più credibili.

Ma per quale pace? Fermando la guerra di Gaza, Trump aveva annunciato di portare la pace nell'intero Medio Oriente. Non l'ha garantita nemmeno a Gaza. Perché in questa regione di solito i mediatori possono raggiungere un cessate il fuoco, non la pace. La guerra civile libanese è finita nel 1990. Ma da allora quante volte è stato bombardato il Libano? O il conflitto fra israeliani e palestinesi la cui durata ha superato la Guerra dei Cent'anni nell'Europa del XIV secolo.

Ciò che possiamo aspettarci sull'Iran è una tregua che ovviamente Trump rivendicherà come una sua vittoria. Raggiuntala, si potrà negoziare sulle cause immediate della guerra: i 400 chili di uranio iraniano arricchito; la produzione dei missili balistici: cioè come garantire a Teheran una forma di deterrenza senza minacciare i vicini; le milizie che l'Iran sostiene nella regione. Per le cause più profonde del conflitto, la teocrazia iraniana e i suoi possibili cambiamenti, servirà molto più tempo.

Come reagirà Israele a questi negoziati? Il premier Bibi Netanyahu ha già detto che anche se si ferma la guerra in Iran, continua quella israeliana in Libano: non è chiaro se sia solo contro Hezbollah o l'intero Libano. In ogni caso, ciò che può accadere è la continuazione della guerra o un cessate il fuoco. Non una pace.

ISPI - Istituto per gli Studi di Politica Internazionale published this content on March 26, 2026, and is solely responsible for the information contained herein. Distributed via Public Technologies (PUBT), unedited and unaltered, on March 26, 2026 at 09:21 UTC. If you believe the information included in the content is inaccurate or outdated and requires editing or removal, please contact us at [email protected]