04/04/2026 | Press release | Distributed by Public on 04/04/2026 03:53
Presentata ai Comuni un'indagine su un campione di 500 persone. Il livello di conoscenza della AI varia sulla base di età, genere e grado di istruzione. I giovani tra i 18 e i 24 anni mostrano maggiore curiosità. Parenti e amici fonte principale sul tema AI per i cittadini, seguita da tv, social network, stampa cartacea e web
04 aprile 2026 11:40
Bologna - L'intelligenza artificiale? Gli emiliano-romagnoli la vorrebbero applicare principalmente al campo della sicurezza, della medicina e dell'istruzione. Pensano che potrà contribuire alla qualità della vita e alla semplificazione quotidiana, ma sono prudenti rispetto agli effetti che porterà su occupazione e previdenza sociale, prevedendo rischi di precarizzazione. Uno strumento di cui colgono sia le opportunità , sia i rischi e sul quale chiedono regole certe, in particolare per contrastare gli effetti che può produrre in termini di disinformazione e fake news, auspicando investimenti per promuovere competenze digitali diffuse che permettano di arrivare a un livello di competenza per il suo utilizzo sempre più consapevole.
Sono solo alcuni tra i punti rilevanti della ricerca "Emilia-Romagna e l'Intelligenza Artificiale: percezioni, preoccupazioni e aspettative dei cittadini" che il coordinamento dell'Agenda Digitale della Regione Emilia-Romagna e Lepida hanno affidato al Centro studi Observa - Science in society, un centro di ricerca indipendente.
La ricerca è stata condotta su un campione rappresentativo di 500 persone ed è stata presentata oggi ai rappresentanti dei Comuni dell'Emilia-Romagna nel corso di un evento online con l'assessora regionale all'Agenda digitale, Elena Mazzoni, cui è intervenuto, tra gli altri, il ricercatore in sociologia presso l'Università di Ferrara e membro del direttivo di ricerca di Observa - Science in society, Andrea Rubin.
"Per governare il cambiamento legato alle innovazioni digitali, di cui l'intelligenza artificiale è uno dei punti-cardine, è fondamentale partire dalle persone- l'assessora Mazzoni-. Capire come le cittadine e i cittadini percepiscono queste tecnologie, quali aspettative hanno, quali timori esprimono, quanto si sentono informati. L'indagine che abbiamo presentato oggi va esattamente in questa direzione e ci spiega anche che non c'è un rifiuto pregiudiziale dell'innovazione, ma la richiesta di poterla comprendere e governare. Ed è proprio questo il ruolo delle istituzioni: accompagnare la transizione digitale, rafforzare le competenze, garantire i diritti, fare in modo che nessuno resti indietro. Per noi, l'innovazione digitale - e l'intelligenza artificiale in particolare - deve essere uno strumento per migliorare concretamente la vita delle persone: nei servizi pubblici, nella sanità, nell'istruzione, nella sicurezza, nel lavoro".
La ricerca in sintesi
Tre le direttrici analizzate dalla ricerca: come l'intelligenza artificiale viene percepita dagli emiliano-romagnoli; quale grado di informazione hanno sul tema; quali sono le pratiche d'uso degli strumenti basati su IA.
Rispetto al primo punto, emerge in maniera chiara che sta scomparendo l'immagine dei robot dalle fattezze umane quando si pensa all'intelligenza artificiale. Le persone, infatti, associano l'IA a strumenti come chatbot (39%), assistenti vocali (21%) e solo successivamente a robot umanoidi (19%). Passando al secondo punto, la ricerca fa notare che nonostante la crescente familiarità con strumenti quali ChatGpt, Claude e Gemini - solo per citare alcuni tra i più noti - solo il 41,5% dichiara di sentirsi abbastanza o molto informato, contro un 48,7% poco informato. Le differenze si fanno sentire tra i generi e le fasce d'età : gli uomini si dichiarano in media più informati, mentre tra le donne la quota di chi non si sente affatto competente resta più alta. Inoltre, i giovani tra i 18 e i 24 anni mostrano maggiore curiosità e apertura, ma dopo i 55 anni il livello di conoscenza tende a calare significativamente. L'istruzione continua a essere un fattore decisivo: chi ha un titolo universitario ha più probabilità di dichiararsi informato e di fidarsi delle potenzialità dell'IA. Allo stesso tempo, cresce la correlazione tra alfabetismo scientifico e atteggiamenti emotivi: chi conosce meglio l'IA tende a provare fiducia e attesa, mentre chi ne sa meno manifesta soprattutto preoccupazione e sospetto.
Facendo riferimento al 2025, la ricerca evidenzia poi che la televisione resta la fonte principale attraverso cui gli emiliano-romagnoli sentono parlare di intelligenza artificiale (69%), seguita dai social network (56%) e dalla stampa cartacea e web (44%). Rispetto alla media nazionale, però, l'Emilia-Romagna si distingue per un dato curioso: il ruolo di parenti e amici come canale informativo è più alto. In altre parole, l'IA non è più un tema lontano, se ne parla a tavola, tra colleghi o nei gruppi familiari, segno che la tecnologia ha iniziato a entrare davvero nelle conversazioni ordinarie.
Dalla ricerca di Observa Science in Society, emerge inoltre un atteggiamento prevalente di cauto ottimismo. Ben il 73% accetta l'uso dei grandi modelli linguistici (come ChatGpt) a condizione che siano fortemente regolamentati, mentre solo una minoranza - tra il 12 e il 14% - li incoraggerebbe o, al contrario, li rifiuterebbe del tutto. Il consenso aumenta quando si parla di applicazioni specifiche: il 72% degli emiliano-romagnoli si dice favorevole all'uso dell'IA per migliorare la sicurezza, ad esempio con algoritmi di riconoscimento facciale, e il 70% nel campo della medicina. Anche l'istruzione (50%) ottiene una buona quota di consenso.
Guardando al futuro, all'impatto che l'intelligenza artificiale avrà sulla società , le cittadine e i cittadini intervistati mostrano una visione nel complesso positiva, ma prudente. Circa un intervistato su quattro si aspetta effetti prevalentemente positivi, mentre il 25% prevede conseguenze negative. La maggioranza, però, si colloca in una zona intermedia, sospesa tra entusiasmo e cautela: il 42% ritiene che gli effetti saranno 'allo stesso tempo positivi e negativi'.
La ricerca evidenzia che prevale la fiducia nel contributo dell'IA alla qualità della vita e alla semplificazione quotidiana, ma emergono dubbi dei reali effetti sul lavoro e sulla previdenza sociale. Meno della metà dei rispondenti (31%), infatti, ritiene che l'impatto sull'occupazione sarà misto, con potenziali benefici, ma anche rischi di sostituzione e precarizzazione. Infine, viene attribuita grande importanza al ruolo degli enti pubblici nel governare questa transizione digitale. Più che la promessa di nuove tecnologie, ciò che si chiede è una governance capace di regolare, informare e tutelare. Tra le priorità indicate spiccano la lotta alla disinformazione e alle fake news (59%) e la promozione di competenze digitali diffuse.
Red
In allegato il testo completo della ricerca
Ultimo aggiornamento: 04-04-2026, 11:40