Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli

04/18/2026 | Press release | Distributed by Public on 04/18/2026 00:57

Realtà virtuale in corsia: sconfiggere il panico prima dell’intervento con la realtà virtuale immersiva

Una barca che scivola lenta sulle acque cristalline di Ponza, il rumore del mare, il sole bello del Mediterraneo, l'orizzonte aperto. Non è una vacanza, ma una camera d'ospedale. Dove la tecnologia può entrare in gioco e contribuire a fare la differenza, cancellando ansie e paura.

È successo al Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, dove un visore di realtà virtuale ha permesso a una paziente di superare un attacco di panico poco prima di un intervento chirurgico oncologico.

Anna (nome di fantasia), una signora di 70 anni, è in procinto di affrontare un intervento di quadrantectomia mammaria per un tumore del seno. Tutto è organizzato, l'équipe chirurgica pronta. Ma pochi minuti prima del trasferimento in sala operatoria, qualcosa la blocca: l'ansia prende il sopravvento.

Nonostante il supporto del personale sanitario, i sedativi e l'intervento della psico-oncologa, la paziente non riesce a muoversi. La paura la paralizza. E l'intervento salta.

Una situazione rara, ma tutt'altro che marginale: quando accade, ha un effetto domino su pazienti, familiari e organizzazione ospedaliera.

A quel punto interviene l'intuizione del professor Gianluca Franceschini, Ordinario di Chirurgia Generale all'Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia di Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Ripensando a un recente incontro con un'azienda di visori 3D, propone una soluzione alternativa: far indossare ad Anna un dispositivo di realtà virtuale.

La paziente accetta.

Bastano pochi istanti e Anna non è più in ospedale. È su una barca, in navigazione tra le isole Pontine. Il suo respiro rallenta, l'ansia si scioglie sotto il sole, cullata dal dolce sciabordio delle onde. La tensione lascia spazio a una calma profonda. A quel punto, con il visore ancora indossato, Anna viene accompagnata in sala operatoria. E l'intervento si svolge senza problemi.

"Il successo di questo caso - commenta il professor Franceschini - ci ha portati a pensare che potremmo integrare stabilmente la realtà virtuale nei nostri percorsi di cura. Non solo chirurgici, ma in occasione di procedure diagnostiche invasive e spesso ansiogene, come le agobiopsie. L'obiettivo è ridurre lo stress della paziente, migliorare la sua esperienza e favorire l'aderenza alle terapie e alle procedure diagnostiche. Questa innovazione si inserisce peraltro in un approccio più ampio, già consolidato presso la Senologia del Gemelli, che punta a prendersi cura della persona e non solo della malattia. È quello che offriamo da anni con le terapie integrate. Da noi, accanto alle terapie tradizionali, trovano spazio il supporto psico-oncologico, l'agopuntura per gestire gli effetti collaterali (ad esempio delle terapie ormonali) e tanti percorsi integrati di accompagnamento. In questo contesto, anche la realtà virtuale può diventare un nuovo strumento di cura emotiva capace di intervenire in maniera risolutiva proprio nei momenti di maggiore fragilità".

L'esperienza della signora Anna si innesta nella filosofia di una medicina in cui tecnologia - anche in versione 'ludica' - e umanità sono sempre più alleate. Un semplice visore di realtà virtuale immersiva può trasformare un momento di paura in un viaggio verso l'altrove. E fare la differenza tra un intervento rimandato e una cura portata a termine.

Perché a volte, per andare avanti, basta cambiare prospettiva. Anche solo per qualche minuto.

Maria Rita Montebelli

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