Ministry of the Interior of the Italian Republic

07/27/2026 | Press release | Distributed by Public on 07/27/2026 01:46

«È un attacco allo Stato»

27 Luglio 2026
Tema
Intervista del ministro dell'Interno al quotidiano Corriere della sera

di Fiorenza Sarzanini

Ministro Piantedosi, dopo gli scontri di Bologna, la Val di Susa. C'è un'allerta per l'ordine pubblico?
«Ormai è chiaro a tutti che esiste un'internazionale della violenza e del disordine che utilizza ogni tema per mettere in pratica teppismo e violenza allo stato puro. È inutile girarci intorno. Ecco perché, al di là di ogni altra analisi, sarebbe quanto mai opportuno che tutte le forze che si dichiarano democratiche prendano le distanze senza tentennamenti o infingimenti. La sfida che pongono questi violenti è tipicamente criminale: ci si approfitta delle libertà democratiche per porre in essere veri e propri atti di guerriglia.
Ecco perché vanno condannati senza alcuna indulgenza».

Non si potevano fermare?
«Molti li abbiamo bloccati e centinaia sono stati identificati. Le nostre forze di polizia sono encomiabili per come affrontano queste circostanze con equilibrio e professionalità, difendendo gli obiettivi di volta in volta aggrediti e contenendo gli effetti dei disordini. Ora bisogna lavorare perché quanto successo sabato in Val di Susa e in settimana a Bologna non rimanga senza conseguenze».

E pensa che la risposta siano i continui annunci di nuovi provvedimenti?
«La sicurezza è un tema cruciale e merita una continua manutenzione delle norme utili a raggiungere gli obiettivi per cui è stata votata questa maggioranza. Grazie all'attenzione che le abbiamo dedicato, abbiamo ottenuto molti importanti risultati: crollo degli sbarchi irregolari, rimpatri quasi raddoppiati, calo generalizzato dei reati, aumento delle operazioni anticrimine, incremento delle assunzioni di rappresentanti delle forze dell'ordine, crescita della presenza sul territorio con operazioni ad alto impatto e stazioni sicure».

Però ci sono norme molto contestate. Non crede che questo aizzi la piazza?
«Sentirsi al sicuro è un bisogno primario dei cittadini di qualsiasi classe sociale o pensiero politico. Ecco perché i temi che lo riguardano sono molto discussi. Da parte di chi ci ha contestato talvolta ci sono state attenzioni esagerate e non sempre realistiche, ma nulla può consentire che il dibattito possa trasferirsi nella piazza come giustificazione di violenze».

Il presidente Mattarella e tutte le forze politiche hanno espresso solidarietà alle forze dell'ordine. Lei crede davvero che l'obiettivo siano loro?
«Lo dimostrano i fatti: nel passato anche meno recente, ma soprattutto durante questi quattro anni del nostro governo, le crescenti aggressioni alle forze dell'ordine sono state la modalità degli antagonisti per esprimere il dissenso o presunto tale. Attaccare chi indossa una divisa è attaccare lo Stato. E purtroppo alcuni dubbi e una certa sfiducia pregiudiziale di natura ideologica espressi talvolta nei loro confronti non sempre aiutano a isolare i violenti. Io posso dire che l'impegno delle forze dell'ordine in Val di Susa ha impedito che si verificassero danni e guai maggiori».

A Bologna è morto un uomo. La polizia ha sbagliato?
«A Bologna si è verificata una tragedia molto dolorosa.
Il rispetto per il dolore che stanno vivendo i familiari impone anche di evitare strumentalizzazioni inopportune.
La magistratura ha tutti gli strumenti e gli elementi per appurare cosa è successo.
Proprio per questo, va evitato un processo sommario a mezzo stampa teso, manco a dirlo, a criminalizzare gli agenti. Le forze di polizia in Italia dimostrano ogni giorno equilibrio e professionalità, compiendo innumerevoli atti di generosità e non di rado di vero e proprio eroismo. È da irresponsabili alimentare un odio nei loro confronti».

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore è sotto scorta.
«A Matteo Lepore - come a chiunque riceva minacce - va la mia piena solidarietà. La prefettura di Bologna ora ha disposto una tutela al sindaco che sarà effettuata da personale delle forze di polizia dotate di grandissima professionalità, come noi abbiamo sempre sostenuto e lui stesso potrà constatare. L'ennesima attività che dimostra il ruolo insostituibile e fondamentale dei nostri agenti per assicurare la sicurezza e la libertà delle persone».

Lei ha parlato di attenzioni esagerate su alcuni casi. Si riferisce anche al gioielliere Mario Roggero?
«Un vasto dibattito non può essere liquidato come qualcosa di inopportuno rispetto a una presunta verità mainstream. In generale, soprattutto per quel che riguarda i risarcimenti ai criminali, c'era qualcosa che non andava e per questo come governo siamo intervenuti con una norma correttiva: chi delinque assume su di sé un concorso di colpa che deve poter escludere il risarcimento».

È stata invocata la grazia ancora prima che entrasse in carcere.
«Non è in discussione che la concessione della grazia è una prerogativa esclusiva del capo dello Stato e che, nel caso di specie, i magistrati possono aver valutato i fatti alla luce delle leggi vigenti».

Questo clima da campagna elettorale è scatenato dal timore di Vannacci?
«Non abbiamo alcun timore, perché dovremmo? Il governo e le forze politiche che lo appoggiano sono forti dei risultati ottenuti con un lavoro concreto e misurabile. Alle prossime elezioni, la maggioranza uscente potrà rivolgersi ai cittadini rivendicando i risultati sulla sicurezza a cui facevo riferimento prima, oltre che l'aumento dei posti di lavoro, il basso spread, il boom del turismo, le nuove infrastrutture, la flessione della dispersione scolastica, gli investimenti maggiori nella sanità, il rilancio di una politica energetica, la sottoscrizione di numerosi contratti collettivi di lavoro. E sopra a tutto questo, possiamo rivendicare la centralità diplomatica che Giorgia Meloni ha garantito al nostro Paese rappresentandolo al meglio all'estero. Gli altri potranno opporci per lo più proposte irrealizzabili o mai realizzate quando loro stessi erano al governo».

Intanto non sarebbe il caso di abbassare i toni?
«Sicuramente il voto nel 2027 sarà l'occasione per confrontare persone, programmi, idee. Non deve essere lo scontro finale tra due eserciti che si fronteggiano in cagnesco. Gli italiani peraltro sembrano richiedere moderazione e lungimiranza, non certo un clima di esasperazione e tensione. Compito del Viminale sarà accompagnare il Paese alle elezioni in maniera ordinata in un clima civile affinché gli elettori possano scegliere tra programmi diversi senza farsi distrarre da chi urla di più. Per questo non basta l'encomiabile lavoro delle forze di polizia ma serve la collaborazione di tutti».

Lei rimane al Viminale?
«Non sta a me deciderlo.
Salvini è stato un ottimo ministro dell'Interno e confermerebbe il suo valore tornando al Viminale. Nel frattempo io lavoro con un orizzonte di legislatura, programmando e attuando le attività necessarie. Quello che conta sono i risultati concreti da restituire ai cittadini nel prossimo anno di lavoro che ci manca».

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