50 ANNI TERREMOTO. BORDIN A GEMONA: SINDACI ESSENZIALI, ORA TUTELARLI
(ACON) Gemona (Ud), 6 mag - Erano le 21:06 del 6 maggio 1976 quando la terra friulana tremò per novantasei secondi che cambiarono tutto. Quasi mille morti, oltre tremila feriti, una regione intera in ginocchio. Cinquant'anni dopo, Gemona del Friuli - uno dei borghi più colpiti all'epoca dei fatti - ha accolto nel cinema teatro Sociale il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia riunito in seduta straordinaria per non dimenticare.
"Il mezzo secolo trascorso dall'Orcolat non ha cancellato il dolore, ma lo ha trasformato in consapevolezza, responsabilità e forza collettiva", ha detto il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, in apertura dei lavori, sottolineando il valore della seduta solenne ospitata nel "luogo simbolo della memoria e dell'identità friulana", alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di sindaci e autorità.
"Da quella drammatica esperienza - ha evidenziato Bordin - giunsero risultati concreti e duraturi. I figli del terremoto hanno dato origine a modelli organizzativi e istituzionali fondamentali per il nostro Paese. Penso alla nascita dell'Università degli Studi di Udine, che rappresenta uno dei segni più significativi del riscatto del Friuli: un investimento sul sapere, sulla formazione e sul futuro. E penso, a maggior ragione, alla Protezione Civile italiana che, proprio grazie a quell'esperienza, si è strutturata fino a diventare un punto di riferimento imprescindibile nella gestione delle emergenze. Una vera eccellenza che, dopo i recenti fatti di Preone, viene però pesantemente messa in discussione da normative evidentemente bisognose di un'attenta, rapida e puntuale riflessione da parte di tutti. Perché sindaci e volontari, per essere in grado di aiutare, devono essere a loro volta tutelati".
Nel suo intervento, il massimo esponente dell'Assemblea legislativa del Fvg ha ricordato il 6 maggio 1976 come "una data incisa nella coscienza collettiva, capace di segnare un prima e un dopo nella storia morale e civile del Friuli che si trovò improvvisamente in ginocchio, tra macerie, lutti e disperazione". "Ma proprio in quel momento così drammatico - ha sottolineato Bordin -, prese forma una volontà condivisa di rinascita, una determinazione che seppe trasformare la distruzione in ricostruzione, non solo materiale ma anche culturale, civile ed economica. Valori che vanno custoditi e tramandati".
Ampio spazio è stato dedicato alla gratitudine verso quanti, dall'Italia e dal mondo, contribuirono ai soccorsi e alla ricostruzione. Bordin ha rivolto "un ringraziamento allo Stato, alle forze armate, ai vigili del fuoco, alle Regioni, alla Caritas, alla Croce rossa, agli alpini, ai volontari e alle comunità friulane all'estero". Un pensiero particolare è andato "ai Fogolârs sparsi nei cinque continenti e che, dal Canada all'Argentina, dagli Stati Uniti all'Australia, seppero raccogliere risorse, energie e speranza per sostenere la rinascita del Friuli".
Ricordate anche le figure istituzionali che ebbero all'epoca un ruolo decisivo nella gestione dell'emergenza e nella ricostruzione: il presidente del Consiglio Aldo Moro, il ministro Francesco Cossiga, il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, il generale Mario Rossi, il prefetto Domenico Spaziante e il presidente della Regione, Antonio Comelli. "Decisiva - ha sottolineato il massimo esponente dell'Assemblea del Fvg - fu la scelta di delegare ai Comuni funzioni e poteri, restituendo centralità ai territori e mettendo i sindaci nelle condizioni di intervenire tempestivamente".
Il presidente del Cr ha poi menzionato "il ruolo della Chiesa friulana, a partire dall'arcivescovo Alfredo Battisti e dai tanti sacerdoti impegnati in prima linea, così come quello dell'informazione che, con umanità e rispetto, garantì una presenza costante rivelatasi un contributo prezioso".
Bordin ha, infine, ribadito il valore dell'Autonomia speciale del Friuli Venezia Giulia, definendola "non un punto di arrivo, ma una scelta quotidiana, un impegno concreto al servizio del bene comune".
"Questa terra ha saputo rialzarsi perche ha saputo essere una comunità coesa, solidale, capace di riconoscersi nei propri valori, che, pur nelle differenze, ha saputo trovare unità e condivisione, trasformando la diversità in ricchezza e la memoria in guida. É questo il modello Friuli: un modello di responsabilità diffusa, di partecipazione, di fiducia nelle istituzioni e, soprattutto, nelle persone. Per questo - ha concluso il presidente del Cr -, oggi, nel ricordare, sento il dovere di dire grazie. Grazie a tutti coloro che si sono adoperati allora e a quanti continuano, ogni giorno, a rendere vivo questo spirito". ACON/SM-fc