Marina Militare Italiana

09/02/2026 | News release | Distributed by Public on 09/02/2026 04:38

Oltre gli stretti (Statistics)

La geografia raccontata dalle navi della Marina

2 settembre 2026 Alessandro Lentini

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​​Un anno fa, undici navi della Marina Militare si trovavano contemporaneamente oltre gli stretti. Quel numero raccontava una Forza Armata capace di operare in quadranti diversi, dal Mediterraneo all'Oceano Indiano, dall'Atlantico al Mar Rosso. Oggi quel numero è già superato, ma ciò che contava allora conta ancor più oggi: il senso di quella presenza e la geografia che le dodici navi della Marina stanno disegnando.

Se lo scorso anno gli estremi dell'impegno andavano fino a Mumbai, oggi si estendono oltre. Nel Pacifico, nave Giovanni delle Bande Nere ha partecipato alla più grande esercitazione navale internazionale al mondo e dirige ora verso il Giappone. Tra le unità più moderne della Squadra Navale, la nave ha completato prima la "RIMPAC", esercitazione marittima internazionale, organizzata a cadenza biennale dalla US Navy nelle acque delle Hawaii, e successivamente la "Pacific Dragon", esercitazione dedicata alla difesa missilistica integrata e alle procedure condivise di scoperta e tracciamento.

Il mare connette l'Italia al mondo. Rotte commerciali, energia, dati, infrastrutture, relazioni economiche e alleanze fanno sì che quanto accade in quadranti geograficamente lontani possa incidere direttamente sulla sicurezza, sulla prosperità e sulla libertà d'azione del Paese. Essere presenti dove queste connessioni si sviluppano, si concentrano o possono essere messe in discussione significa essere nelle condizioni di conoscerle e proteggerle contribuendo direttamente alla tutela e protezione dell'Italia.

Operare nel Pacifico insieme ad alleati e partner significa addestrarsi negli scenari più complessi, accrescere interoperabilità e conoscenza, verificare sul campo capacità e tecnologie e consolidare relazioni con Marine con le quali condividiamo interessi e responsabilità. Significa, soprattutto, riconoscere che la distanza geografica non coincide necessariamente con quella strategica: il Pacifico è lontano dalle nostre coste, ma molte delle connessioni dalle quali dipendono l'economia, la sicurezza e lo sviluppo dell'Italia attraversano proprio quel quadrante. Ma non solo, perché la Marina naviga e opera in tutti i quadranti.

Infatti, procedendo verso occidente, la stessa rete conduce al Mar Rosso e al Golfo di Aden. Qui la fregata Carlo Bergamini opera nell'ambito dell'operazione europea Aspides, contribuendo alla tutela della libertà di navigazione e alla sicurezza del traffico marittimo in uno dei passaggi più importanti tra Europa e Indo-Pacifico. Nello stesso teatro, i cacciamine Rimini e Crotone assicurano una specifica capacità di contromisure mine, particolarmente rilevante in uno spazio nel quale snodi e vie di comunicazione marittime sono esposti a minacce sempre più diversificate.

Poco più a nord, nel Sinai, i pattugliatori Esploratore, Sentinella e Staffetta continuano a operare nell'ambito della Multinational Force and Observers. È un impegno che dura da oltre quarant'anni e richiama un'altra caratteristica essenziale dello strumento marittimo: la capacità di assicurare continuità . Essere rilevanti non significa soltanto arrivare dove serve, ma essere capaci di rimanervi quando necessario, costruendo nel tempo conoscenza, credibilità, relazioni e fiducia.

All'estremo settentrionale di questa geografia, nave Alliance ha appena concluso la campagna High North 26. Nelle acque artiche, militari e ricercatori hanno operato insieme raccogliendo dati e sviluppando conoscenza in un ambiente nel quale cambiamento climatico, nuove rotte, risorse, tecnologia e competizione strategica si intrecciano sempre più strettamente. Conoscere l'ambiente marittimo è la prima condizione per comprenderne l'evoluzione ed essere in grado di operarvi.

Dall'Artico nave Alliance raggiungerà le acque atlantiche di fronte il Portogallo per partecipare alla REPMUS, la grande esercitazione annuale organizzata dalla Marina portoghese insieme alla NATO e dedicata alla sperimentazione dei sistemi marittimi senza equipaggio.

Dalla ricerca scientifica alla sperimentazione operativa, la rotta di Alliance mette così in relazione due dimensioni dello stesso problema: comprendere come cambia il mare e sviluppare gli strumenti necessari per continuare a operarvi efficacemente. Sistemi autonomi di superficie, subacquei e aerei, contromisure mine e protezione delle infrastrutture critiche sottomarine sono alcuni degli ambiti nei quali Marine, industria e centri di ricerca stanno costruendo oggi una parte della capacità marittima di domani.

A questa geografia operativa e tecnologica si aggiunge quella della formazione. Nave Amerigo Vespucci, nave Etna e nave Orsa Maggiore sono impegnate nelle Campagne d'Istruzione delle nuove generazioni di ufficiali e sottufficiali. Navigare, conoscere il mare, confrontarsi con altri Paesi e altre Marine, vivere e lavorare insieme a bordo significa trasformare la formazione ricevuta a terra in esperienza, professionalità e senso di appartenenza. Perché le capacità della Marina non risiedono soltanto nelle piattaforme e nelle tecnologie.

Le dodici unità della Squadra Navale oggi oltre gli stretti raccontano quindi qualcosa di più di una Marina capace di navigare lontano. Rendono visibile una geografia degli interessi e delle connessioni in continua evoluzione, nella quale Mediterraneo, Atlantico, Artico, Mar Rosso, Oceano Indiano e Pacifico sono legati da interdipendenze sempre più strette.

È la geografia di una Marina Militare presente, pronta e connessa dove serve e quando serve, capace di operare e produrre effetti insieme agli alleati e ai partner. Una Marina che investe nella ricerca e nell'innovazione e prepara oggi gli equipaggi che dovranno affrontare le sfide di domani. È anche una Marina che guarda al futuro senza dimenticare la propria storia, mentre nave Garibaldi compie la sua ultima navigazione con il tricolore a riva.

Dietro quelle dodici unità ci sono donne e uomini che, spesso lontani da casa e dai riflettori, trasformano ogni giorno mezzi, tecnologia, addestramento e relazioni in capacità concreta al servizio del Paese, perché i marinai fanno la nave, ma sono gli equipaggi a compiere le imprese.

Non si tratta, quindi, di essere semplicemente oltre gli stretti, si tratta di essere là dove il mare connette l'Italia ai suoi interessi.


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