07/08/2026 | News release | Distributed by Public on 07/08/2026 04:55
Cosa si cela dietro la scia bianca di una nave? Se il Comandante ne traccia la rotta, c'è un intero reparto che ne garantisce la vivibilità, l'energia e la propulsione. È il Servizio Sistema Nave, guidato dal Direttore di Macchina. Abbiamo intervistato il Direttore di Nave Giovanni delle Bande Nere, il capitano di corvetta (GN) Nicola Spagnuolo, attualmente impegnata nell'elongazione operativa in Indo-Pacifico, per farci raccontare cosa significa coordinare il "cuore pulsante" e i "muscoli" di un gigante d'acciaio.
Le origini del percorso: dall'Accademia alla Direzione
Ogni grande responsabilità affonda le sue radici in una formazione rigorosa. Il percorso del Direttore inizia con l'ingresso in Accademia Navale: «Non nascondo che conoscevo poco la Marina Militare», confessa, «quindi sia le fasi concorsuali sia i primi mesi di Accademia sono stati per me una vera e propria centrifuga di emozioni ed esperienze».
Gli anni a Livorno si dividono tra la formazione e l'educazione militare e gli studi universitari, anni che si concludono con la Laurea magistrale in Ingegneria Navale, l'ultimo fondamentale passo prima dell'imbarco.
Il Servizio Sistema Nave: come le radici di una foresta
Gestire la propulsione, la corrente elettrica e la produzione di acqua potabile significa avere la responsabilità del benessere quotidiano di tutto l'equipaggio. «Il Servizio Sistema Nave è il cuore della nave: invisibile agli occhi, ma indispensabile perché tutto il resto possa vivere e funzionare», spiega il Direttore. Se tutto va bene, nessuno ci fa caso, ma basta un'anomalia per far cambiare le cose: «Mi viene in mente una sveglia in piena notte per la rottura di un tubo montante dell'acqua potabile in un punto nevralgico, che lasciò per diverse ore l'equipaggio senz'acqua. Sono questi i momenti in cui si comprende quanto il nostro servizio sia essenziale».
Nei dispiegamenti operativi fuori aerea, come quello in cui Nave Giovanni delle Bande Nere è impegnata per i prossimi mesi, la lontananza dalla terra amplifica ogni difficoltà. «La prima tratta della mia direzione su questa Unità ci ha visto affrontare 11 giorni di mare aperto percorrendo circa 3400 miglia attraverso l'Oceano Pacifico, da Singapore a Guam, un punto sulla carta in pieno Oceano di appena 50 km². In queste condizioni devi ragionare sempre in anticipo: in mare aperto il miglior intervento è quello che non sarà mai necessario».
Una responsabilità enorme, che il Direttore affronta forte di una consapevolezza maturata negli anni grazie all'esperienza dei colleghi, dal marinaio più giovane all'Ufficiale più anziano. Se potesse dare un consiglio al se stesso del passato: «Gli direi di godersi ogni esperienza e di parlare con l'equipaggio. Ogni occasione è utile per costruire rapporti di fiducia e maturare un'esperienza che viene anche dalle storie dei marinai che in gergo chiamiamo "Sea Stories". Sono le persone il vero centro della nostra professione».
Oltre la linea dell'orizzonte: affetti e Work-Life Balance
Rimanere lontani da casa per mesi è una delle sfide più grandi per un marinaio. «Se esiste un modo per trovare il giusto equilibrio, io non l'ho ancora trovato», sorride il Direttore, che ha però sviluppato un suo metodo basato su due concetti: qualità e connessione.
«Quando sono a casa con la mia famiglia e con la mia compagna, mi dedico completamente a loro senza smettere di avere un occhio di riguardo su lavorazioni e interventi che rendono la nave sempre pronta e operativa. Questo perché, quando sono in mare, una nave funzionante, mi permette di mantenere una connessione costante con casa».
Un aiuto concreto oggi arriva anche dai canali social della Marina Militare: «Amici e familiari possono seguire le attività della nave, vedono cosa facciamo e si sentono più vicini, comprendendo il valore del nostro lavoro e lo spirito di squadra».
Per il Direttore, il mare e casa non sono mondi in contrapposizione, ma realtà complementari che si valorizzano a vicenda. A terra mancano le cose semplici, quelle che spesso si danno per scontate: «Poter abbracciare le persone a cui voglio bene, giocare con mio nipote, organizzare una cena all'ultimo minuto o guardare un film con la mia compagna».
Ma dopo un po' di tempo a casa, il richiamo del mare si fa sentire: «Inizia a mancarmi la dinamicità della vita di bordo, affrontare problemi improvvisi e risolverli insieme alla mia squadra. Più di ogni altra cosa, però, mi mancano le persone. A bordo nascono legami umani e professionali profondi, difficili da ritrovare altrove».
È il fattore umano, l'equipaggio, in fin dei conti, la vera chiave di volta di una nave militare. Una filosofia che il Direttore riassume in una frase che racchiude il senso profondo del suo ruolo:
"Gli impianti fanno navigare la nave, ma sono le persone che la portano dall'altra parte del mondo".