WWF Italia Onlus

10/20/2026 | Press release | Distributed by Public on 10/20/2026 04:55

Decarbonizzazione in Italia, ogni euro investito nelle politiche di risparmio energetico potrebbe restituirne tre

826 miliardi di euro di benefici monetizzati l'anno al 2030. 8,5 milioni di posti di lavoro (equivalenti a tempo pieno) nel 2030. Quasi 34.000 morti premature evitate ogni anno. Sono questi i possibili co-benefici portati dal solo risparmio energetico legato alla decarbonizzazione in Europa, analizzati nel report "Europe's climate dividend: Economic benefits, jobs, health and lower energy costs", promosso dal consorzio del progetto LIFE Plan4Climate e CAN Europe, di cui il WWF Italia fa parte, e realizzato da Climact.

Uno studio che arriva in un momento decisivo: l'UE ha adottato a marzo 2026 il target vincolante di riduzione delle emissioni del 90% al 2040, ma il dibattito si è spostato da "se agire" a "se l'Europa possa permetterselo". La revisione della governance dei PNIEC è attesa nel quarto trimestre 2026. Intanto la volatilità dei prezzi del petrolio legata alle tensioni nel Golfo mostra che la dipendenza dai combustibili fossili importati siail vero costo e la reale fonte di vulnerabilità. Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, gli eventi meteorologici e climatici estremi sono costati all'UE circa 822 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024 e hanno causato oltre 441.000 decessi.

I dati a livello europeo

Il report prende in esame le sole misure di risparmio energetico e mostra che, in uno scenario di decarbonizzazione al 2040, esse generano a livello UE più di 826 miliardi di euro di benefici monetizzati l'anno al 2030, fino a quasi 2.000 miliardi al 2050 (circa il 13% del PIL dell'UE27). Quei benefici derivano da minori costi dell'energia, migliore salute pubblica, meno giornate di lavoro perse per malattia e minori danni climatici. Dietro questi totali ci sono 8,5 milioni di posti di lavoro (equivalenti a tempo pieno) nel 2030, quasi 34.000 morti premature evitate ogni anno, 8.000 ricoveri in meno, 3,3 milioni di giorni di malattia evitati fino a 713 euro pro capite di costi energetici evitati.

Una stima prudente

Tutti i risultati dello studio a livello nazionale sono consultabili nel Co-Benefits Explorer (https://explorer.cobenefits.climact.com/), che collega gli scenari di decarbonizzazione del Pathways Explorer, basati sullo scenario PAC 2.0 di CAN Europe, con il MICAT Tool. Lo strumento permette di selezionare gli scenari, esplorare gli indicatori ed esportare risultati e grafici, per l'UE e per i Paesi partner.

Si tratta di stime parziali che non fotografano per intero la transizione, ma solamente una parte: il Co-Benefits Explorer, infatti, quantifica soltanto i benefici legati alla riduzione dei consumi energetici. In Italia le misure considerate valgono circa il 57% della riduzione delle emissioni al 2040 e il 65% al 2050 (60% e 64% a livello UE). Il resto della transizione, e i suoi benefici, non è quantificato. Anche disoccupazione evitata, povertà energetica e posti di lavoro hanno un valore economico solo in parte catturato nei totali.

Se si guardasse all'intera transizione i valori sarebbero decisamente superiori a quelli riportati, un elemento che aggiunge ancora più ragioni per delle politiche climatiche ambiziose.

I dati per l'Italia

Per l'Italia i benefici monetizzati ammontano a 84,2 miliardi di euro l'anno nel 2030 (4,6% del PIL 2021) e raggiungono 227,8 miliardi nel 2050 (12,4%). Per ogni euro investito ne tornerebbero circa tre: a fronte di un investimento medio di 47,7 miliardi l'anno tra il 2026 e il 2050, il ritorno medio è di oltre 143 miliardi l'anno.Di questi 64,9 miliardi corrispondono al costo dei danni generati dalle emissioni di CO2 per via dei cambiamenti climatici, un co-beneficio con un impatto non solo a livello nazionale ma su scala globale, mentre la restante parte ha un impatto diretto sull'economia italiana avendo come componente principale la riduzione del costo dell'energia.

Lo sforzo è concentrato nella prima fase, fino al 2030, ma l'investimento si ripaga già nel 2032 (383 miliardi investiti contro 428 di co-benefici cumulati). Nel 2042 i benefici raddoppiano (1.743 miliardi contro 870 investiti) e nel 2050 triplicano (3.588 contro 1.192). In un orizzonte di dieci anni, 592,8 miliardi investiti ne restituirebbero 924,8.

Gli effetti su economia e bollette

Economia e bollette. Il risparmio sui costi energetici è la componente principale: 31,3 miliardi nel 2030, 77,7 nel 2040 e 105,7 nel 2050. Per ogni cittadino significa 533 euro l'anno nel 2030, 1.347 nel 2040 e 1.895 nel 2050. Nel 2030 il contributo più rilevante arriva dalla riduzione dei consumi di petrolio (523 euro pro capite) e poi dal gas (114 euro). Calcolando la media 2026-2050 e considerando famiglie di 2,2 persone (dato ISTAT), il risparmio è di circa 2.464 euro l'anno per famiglia.

Anche sul PIL l'effetto è significativo: gli investimenti in risparmio energetico potrebbero aggiungere circa il 2% al PIL già nel 2030, a fronte di una crescita attuale dell'Italia stimata tra lo 0,7% e lo 0,9%.Nelleggere questi dati è tuttavia importante specificare che, nel quadro dell'instabilità delle economie contemporanee e delle diseguaglianze crescenti, i benefici economici generati dagli investimenti nella transizione possono avere un impatto positivo sulla vita delle singole persone se accompagnati da adeguate politiche che applichino i criteri dell'equità .

Dal lavoro alla salute, i benefici sociali

Lavoro. Gli investimenti sosterrebbero 676 mila posti di lavoro (persone-anno) nel 2030 e circa 506 mila in media ogni anno, per un totale cumulativo di 2,7 milioni entro il 2030 e 12,7 milioni entro il 2050. L'edilizia (residenziale e commerciale) pesa per oltre la metà del totale, con circa 230 mila occupati l'anno nel residenziale e 70 mila nel commerciale. I trasporti ne generano circa 187 mila.

Povertà energetica. Gli interventi sull'edilizia residenziale, in primo luogo il cappotto termico, porterebbero tra 1,47 e 2,34 milioni di persone fuori dalla povertà energetica entro il 2030. Le stime di partenza sul numero di persone in povertà energetica oggi in Italia, rispettivamente dell'Osservatorio europeo sulla povertà energetica (circa 5,9 milioni di persone) e del Piano Sociale per il Clima italiano (circa 9,4 milioni), sarebbero superate entro il 2037.

Salute. Il miglioramento della qualità dell'aria e delle condizioni negli ambienti chiusi eviterebbe 3.509 morti premature nel 2030e in media 3.717 l'anno tra il 2026 e il 2050 (2.078 per l'inquinamento atmosferico e 1.639 per le condizioni indoor). In totale sono circa 12.300 morti evitate entro il 2030, 50 mila entro il 2040 e 93 mila entro il 2050, oltre a circa 925 ricoveri in meno l'anno.

Ambiente. Nello scenario la riduzione cumulata di NOx, PM2,5 e SO₂ è di 553 kt al 2030 e 1.949 kt al 2040. Per confronto, le emissioni italiane di questi tre inquinanti nel 2024 sono state pari a 728 kt (dati ISPRA). La riduzione media è di 117,8 kt l'anno.

Caro energia e clima: il costo dell'attesa

L'attualità rende questi numeri ancora più significativi. Mentre le tensioni nel Golfo riportano volatilità sui prezzi del petrolio, l'Italia continua a pagare l'energia tra le più care d'Europa e a investire nel gas fossile, esponendo famiglie e imprese a shock che non controllano. Allo stesso tempo, il costo dell'inazione è già sotto gli occhi di tutti: secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno causato oltre 208 miliardi di euro di perdite negli ultimi quattro anni. Bollette alte da un lato, danni climatici crescenti dall'altro: la dipendenza dai combustibili fossili è oggi la scelta più costosa.

Gli obiettivi del PNIEC risultano non sufficientemente ambiziosi rispetto alla legislazione europea e ogni anno di ritardo allontana i benefici descritti dal report e aumenta il prezzo che paghiamo. È il momento di accelerare sulla transizione, con ambizione e senza esitazioni. Questi numeri mostrano che l'azione climatica è un investimento che si ripaga in meno di dieci anni, in bollette più leggere, case più salubri e lavoro. Ora servono scelte di governo all'altezza.

Questo studio conferma che un'azione climatica ambiziosa migliora la vita quotidiana, riduce la dipendenza dai fossili e sostiene l'economia, ma perché i benefici raggiungano tutti servono scelte pubbliche coerenti. Il Governo definisca un piano chiaro di investimenti pubblici al 2030 e al 2040, con obiettivi climatici e sociali ambiziosi, a partire dall'attuazione dell'attuale PNIEC e dalla sua revisione verso il 2040. Servono subito più risorse per il clima: destinando il 100% dei proventi di ETS1 ed ETS2 alle politiche climatiche e usando il Fondo Sociale per il Clima per soluzioni strutturali contro la povertà energetica. Rinviare costa più che agire: è il momento di accelerare.

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