Marina Militare Italiana

07/16/2026 | News release | Distributed by Public on 07/16/2026 03:09

Il Commissario di bordo (Statistics)

Dietro le quinte di Nave Giovanni delle Bande Nere: l'arte della logistica e della leadership nelle parole del suo Commissario

16 luglio 2026 Anita Bufi

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A bordo di Nave Giovanni delle Bande Nere, la complessa macchina logistica e amministrativa lavora senza sosta, lontana dai riflettori ma vitale per la riuscita di ogni missione. Per comprendere come le rigide norme dei codici giuridici e contabili si pieghino alle necessità e all'imprevedibilità del mare, abbiamo incontrato il Capo Servizio Amministrativo dell'Unità, il TV (CM) Francesco Ciriello. Nel suo racconto si snoda una carriera in costante ascesa, iniziata come Volontario in ferma prefissata e giunta fino al ruolo di Ufficiale del Corpo del Commissariato Militare Marittimo, in un perfetto equilibrio tra rigore professionale, gestione di un equipaggio e vita personale.

La vocazione e la crescita da VFP1 a Ufficiale

Per il giovane Commissario, la scelta di indossare la divis​​a non è stata una folgorazione improvvisa, bensì la naturale evoluzione di un'eredità affettiva e valoriale iniziata molto prima di fare il proprio ingresso in Accademia Navale.

«Il mio percorso professionale affonda le sue radici molto prima dell'arruolamento, in quegli anni della mia infanzia trascorsi accanto a mio padre, Sottufficiale della Marina Militare. La vita di bordo, le storie di mare e il senso di appartenenza alla Forza Armata hanno accompagnato la mia crescita, contribuendo a formare fin da subito la mia identità e il mio modo di guardare al futuro. Tra quei ricordi, Nave Garibaldi occupava un posto speciale. L'avevo già vissuta da piccolo, osservandola con gli occhi di un figlio che guarda il padre in uniforme innamorato del suo stile di vita, e immagina un domani simile al suo. Per questo, quando nel 2012 sono stato imbarcato proprio su quella nave come VFP1, non è stato soltanto l'inizio di una nuova esperienza: è stato un ritorno, un passaggio naturale verso ciò che avevo sempre sentito come parte di me».

È proprio durante quel primo impiego a bordo, a diretto contatto con la quotidianità materiale dell'equipaggio, che comprende la centralità e il fascino della gestione logistica, ponendosi nuovi e ambiziosi traguardi professionali.

«La vita di bordo mi ha insegnato presto che, in Marina, la logistica è il cuore silenzioso che permette alla Nave di muoversi, all'Equipaggio di operare e alla Missione di essere portata a termine. Ogni attività, ogni procedura, ogni dettaglio amministrativo o logistico concorre a mantenere la macchina perfettamente funzionante. È lì che ho iniziato a comprendere quanto fosse fondamentale il lavoro dietro le quinte, quello che non sempre si vede, ma che rende possibile tutto il resto. In quei mesi, immerso nella quotidianità delle attività logistiche su Nave Garibaldi, ho iniziato a guardare gli Ufficiali come un obiettivo da raggiungere: figure che incarnavano professionalità, equilibrio e capacità di comando"

Dallo studio teorico all'azione sul campo

Dopo il superamento del selettivo percorso in Accademia Navale, caratterizzato da studi approfonditi in materie giuridiche ed economiche, nel 2019 arriva il momento del confronto con la realtà operativa delle Unità Navali della Squadra. Un impatto stimolante, in cui le nozioni teoriche devono tradursi in decisioni immediate ed efficaci.

« La formazione accademica fornisce gli strumenti per interpretare norme, gestire risorse e garantire la correttezza procedurale; la vita di bordo, invece, insegna a trasformare quei principi in decisioni rapide, concrete e aderenti alle urgenze del mare. A bordo, ogni atto amministrativo ha un impatto immediato: una procedura, un contratto, una pianificazione logistica non sono solo documenti, ma scelte che influenzano persone, tempi e operatività".

Oltre la burocrazia: l'operatività e i porti esteri

Il ruolo del Commissario viene talvolta ridotto alla mera gestione burocratica di ufficio, dimenticandone l'essenziale valore tattico e strategico, specialmente nel corso di lunghe navigazioni fuori dai bacini nazionali, dove l'autonomia e l'adattabilità logistica diventano requisiti essenziali di sopravvivenza operativa.

« La pianificazione della catena di approvvigionamento - materiali tecnici, parti di ricambio, viveri e servizi - per missioni a lungo raggio richiede analisi dei consumi, studio degli scenari, valutazione dei vincoli normativi e capacità di adattamento. Da questi elementi si costruisce un modello logistico che deve garantire autonomia prolungata, anche quando le condizioni operative cambiano improvvisamente o si presentano imprevisti che richiedono decisioni rapide e soluzioni resilienti».

La validità di questo modello flessibile e resiliente è emersa chiaramente durante la complessa e impegnativa fase di preparazione per l'elongazione in Indopacifico di Nave Giovanni delle Bande Nere, dove imprevisti e variazioni di scenario hanno richiesto un'immediata reazione di sistema.

«Nelle soste nei porti esteri il Commissario assume il ruolo di principale interfaccia organizzativa con agenzie e fornitori locali. È un'attività che richiede rapidità decisionale, precisione procedurale e una marcata capacità di adattamento: ogni porto adotta procedure differenti, ogni fornitore segue prassi proprie e ogni interlocutore porta con sé una cultura amministrativa diversa. Gestire contratti, valute e normative locali significa saper interpretare queste variabili e trasformarle in un processo efficace, garantendo alla nave ciò che serve senza rallentarne l'attività. In questo ambito la Forza Armata dispone di una struttura organizzativa solida, supportata da un sistema informatico che consente a noi logistici di inoltrare le richieste di supporto attraverso un portale dedicato. L'interazione diretta con l'agenzia locale si concentra così sui dettagli operativi della fornitura, rendendo il processo più snello, tracciabile, trasparente e coerente con gli standard della Forza Armata"

La guida di un team complesso e la tutela legale a bordo

Per coordinare con successo il Servizio Amministrativo Logistico, il "Commi" si trova a gestire un capitale umano eterogeneo composto da tecnici d'alto livello, contabili, specialisti della ristorazione e addetti alla segreteria, integrando inoltre delicatissime competenze di consulenza e tutela giuridica rivolte al personale imbarcato.

«Nel mio servizio convivono professionalità molto diverse, ed è proprio questa eterogeneità a renderlo realmente efficace. Ci sono specialisti della logistica, che garantiscono il movimento dei materiali, la gestione dei ricambi e la continuità degli approvvigionamenti; specialisti della sussistenza, responsabili del benessere quotidiano dell'equipaggio attraverso l'approvvigionamento e la preparazione dei pasti e la cura degli allestimenti delle sale convegno; specialisti amministrativi, che hanno a che fare con la delicata componente finanziaria; e furieri segretari, che curano la documentazione caratteristica del personale di bordo e coordinano le attività concorsuali, un lavoro che richiede precisione, riservatezza e continuità. A questa dimensione si affianca quella giuridica: il Commissario di bordo è infatti il consulente di bordo per gli aspetti in materia legale che riguardano il personale nonché per la gestione di eventuali eventi che lo coinvolgono. È una responsabilità che richiede equilibrio, capacità di ascolto e una solida conoscenza delle norme"

La coesione del gruppo, dunque, non nasce da imposizioni formali, ma dalla capacità del leader di far comprendere a ciascuno il valore strategico del proprio apporto individuale alla stabilità complessiva del servizio.

«Coordinare un gruppo così eterogeneo significa creare un punto di convergenza tra professionalità diverse, facendo comprendere a tutti che, pur con competenze specifiche, si opera per un obiettivo comune. La motivazione nasce quando ciascuno riconosce il proprio ruolo all'interno di un quadro più ampio e percepisce che il proprio contributo è essenziale per il funzionamento complessivo del servizio. Per questo cerco di mantenere un clima di fiducia reciproca, di comunicare in modo chiaro e diretto, e di valorizzare le competenze di ognuno. È per questo che credo profondamente nel valore di questa Forza Armata e nella ricchezza delle sue diverse professionalità, che rappresentano un patrimonio indispensabile per l'efficienza e la resilienza dell'intero Equipaggio».

L'equilibrio degli affetti tra il mare e la terraferma

Infine, la vita a bordo pone il TV Ciriello di fronte a una complessa sfida relazionale: conciliare la costante attenzione verso le necessità e i problemi dell'equipaggio con la inevitabile e prolungata lontananza dalla propria Famiglia.

«Bilanciare la cura dell'equipaggio con la gestione della propria famiglia a terra è una delle responsabilità più complesse del mio lavoro. La dimensione professionale e quella personale procedono su binari paralleli che quasi sempre si incontrano, e richiedono una capacità costante di adattamento. Il mio ruolo a bordo implica presenza continua, attenzione ai bisogni quotidiani del personale e disponibilità a intervenire in ogni situazione: è un compito che considero un privilegio, perché significa essere punto di riferimento per l'equipaggio, allo stesso tempo, però, comporta sacrifici inevitabili nella sfera privata, che si manifestano soprattutto nella distanza e nell'assenza dai momenti familiari più significativi. Quest'anno, ad esempio, non ho potuto festeggiare il compleanno di mia moglie e non sarò presente nemmeno a quello di mio figlio. Sono occasioni che non si ripresentano, frammenti di vita che si vorrebbe custodire da vicino. La distanza amplifica il peso dell'assenza e ci costringe a rielaborare il concetto stesso di presenza. È qui che entrano in gioco la trasparenza, la gratitudine e la qualità del tempo passato insieme alla famiglia: tre elementi che, più del numero di giorni trascorsi insieme, permettono di mantenere saldi i legami».

La forza per affrontare le fatiche della lontananza,« l'ho sperimentato da figlio. Mio padre navigava spesso, e da bambino ho imparato che l'assenza fisica non coincide con l'assenza affettiva. Ho conosciuto la forza silenziosa di un genitore che, pur lontano, riusciva a far sentire la sua presenza attraverso gesti, parole e attenzioni che superavano la distanza. Oggi, da padre, metto in pratica ciò che ho ricevuto: trasformo quell'esperienza in un modello di relazione che cerco di trasmettere a mio figlio, affinché cresca sapendo che l'amore non si misura in chilometri ma nella continuità del legame».

La cura riposta nei confronti dei propri affetti familiari e la dedizione verso il personale finiscono per integrarsi, fornendo la motivazione necessaria ad affrontare ogni giorno di navigazione.

«La distanza impone ritmi diversi, ma non indebolisce le relazioni: le rende più consapevoli. Ci si affida alla fiducia, alla comunicazione quando possibile e alla capacità di condividere anche a distanza ciò che si vive. La famiglia diventa una motivazione silenziosa che accompagna ogni giornata di navigazione, un sostegno che non si vede ma si sente, una presenza che orienta e dà equilibrio. Allo stesso tempo, prendersi cura dell'equipaggio contribuisce a mantenere un equilibrio interiore. La leadership quotidiana richiede ascolto, rispetto e attenzione alle persone: gli stessi valori che tengono unita una famiglia. Quando questi due mondi si rispecchiano, la distanza diventa più gestibile e i legami importanti restano saldi, nonostante i mesi di navigazione. La responsabilità verso l'equipaggio non sottrae energia alla famiglia: la rafforza, perché insegna a dare valore alle relazioni, a riconoscere i bisogni degli altri e a costruire un clima di fiducia. È questo intreccio di ruoli che dà forza, equilibrio e senso al mio operato. A bordo, come Capo Servizio Amministrativo, e a terra, come marito e padre, continuo a svolgere due funzioni che non si escludono ma si completano. La distanza è una condizione, non un ostacolo: ciò che conta è la capacità di mantenere vivi i legami, di custodire ciò che è essenziale e di ricordare ogni giorno perché si fa ciò che si fa».



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