04/30/2026 | Press release | Distributed by Public on 04/30/2026 06:51
SBARCATI A ORTONA I 68 NAUFRAGHI SOCCORSI DA EMERGENCY NELLE ACQUE INTERNAZIONALI DELLA ZONA SAR LIBICA
CRESCENZO CAIAZZA, MEDICAL TEAM LEADER A BORDO:
"LE PERSONE SOCCORSE HANNO UN LUNGO PERCORSO MIGRATORIO ALLE SPALLE, MOLTI PORTANO LE CICATRICI DELLE PERCOSSE E DELLE TORTURE SUBITE NEI CENTRI DI DETENZIONE LIBICI"
UN RAGAZZO SUDANESE A BORDO:
"HO LASCIATO IL MIO PAESE PER VIA DELLA GUERRA.
AVREI VOLUTO LAVORARE IN EGITTO O IN LIBIA MA IN ENTRAMBI QUESTI PAESI SE SEI MIGRANTE VIENI PRIVATO DI TUTTO"
Milano, 30 aprile 2026 - Sono sbarcati stamattina ad Ortona i 68 naufraghi portati in salvo dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, in due distinti interventi domenica scorsa nelle acque internazionali della zona SAR libica. Le operazioni di sbarco si sono svolte senza difficoltà e si sono concluse alle ore 11.20 di oggi.
I due gommoni in pericolo soccorsi il 30 aprile viaggiavano separatamente ed erano entrambi inadatti ad affrontare la traversata del Mediterraneo, oltre che sovraffollati e privi delle dotazioni di sicurezza. Sempre domenica, conclusi i due interventi, le autorità hanno assegnato alla Life Support il porto di sbarco di Ortona, a circa 745 miglia nautiche di distanza. Scelta che ha ritardato l'arrivo dei naufraghi in un posto sicuro e il loro accesso ai servizi essenziali.
"Dopo quattro giorni di navigazione le 68 persone soccorse, tra cui ricordo erano presenti anche donne, minori e una donna al nono mese di gravidanza, sono potute finalmente scendere a terra - afferma Gabriele Padovan, Comandante della nave SAR di EMERGENCY -. Ci auguriamo che tutti i naufraghi possano avere una vita migliore di quella che si sono lasciati alle spalle".
Tra le 68 persone soccorse 31 sono uomini, compresi 16 minori non accompagnati e 2 minori che viaggiavano con almeno un familiare, e 7 sono donne, tra le quali anche una giovane in stato di gravidanza.
"Durante i giorni di navigazione abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con le persone soccorse, di conoscere le loro storie, di prenderci cura di loro per drammi che durano da anni - racconta Crescenzo Caiazza, Medical team leader a bordo della Life Support di EMERGENCY -. Hanno un percorso migratorio alle spalle che ha lasciato segni sul corpo, cicatrici più e meno visibili, conseguenze delle torture subite all'interno dei centri di detenzione libici, delle percosse, o dei giorni in cui sono state lasciate nel deserto senza cibo, acqua, né riparo a cui non tutti sono riusciti a sopravvivere. A bordo abbiamo avuto alcuni casi particolarmente delicati, penso a una donna in gravidanza e ai bimbi piccoli, a cui abbiamo garantito l'assistenza sanitaria. Ora auspichiamo che l'Italia e l'Europa sappiano accogliere e offrire un futuro a queste persone".
Le persone soccorse sono originarie prevalentemente di Bangladesh, Somalia, Sudan e Sud Sudan. Paesi colpiti da povertà estrema, crisi climatica e guerra.
Il Sudan in particolare è ormai entrato nel quarto anno di una guerra sanguinosa e resta al centro della più grave crisi umanitaria attualmente in corso: anche dove non si combatte più, le conseguenze continuano ad affliggere più di due terzi della popolazione che necessitano di aiuti umanitari. Una crisi della cui gravità è testimone la stessa EMERGENCY: l'Ong, infatti, non ha mai lasciato il Paese e prosegue la sua attività a Khartoum, Port Sudan (Mar Rosso) e Nyala (sud Darfur), riscontrando un peggioramento continuo delle condizioni dei pazienti ricevuti nelle sue strutture.
Un ragazzo del Sudan ha condiviso la sua esperienza con gli operatori di EMERGENCY: "Ho lasciato il mio Paese a causa della guerra civile e inizialmente sono scappato in Egitto, sono stato maltrattato e imprigionato. Non appena ne ho avuto la possibilità sono rientrato in Sudan e da lì ho cercato di raggiungere la Libia. Avrei voluto lavorare, ma la situazione in Libia era bruttissima: c'è molto razzismo, se sei un migrante non ti pagano, ti maltrattano, possono arrestarti in strada o arrivare anche a prenderti in casa per imprigionarti, poi ti levano tutto e chiedono il riscatto per liberarti. Anche io sono stato arrestato e le condizioni in prigionia erano davvero dure: ci lasciavano senza cibo anche dei giorni interi. Non appena mi hanno lasciato andare ho deciso di tentare la traversata del Mediterraneo".
"Per affrontare il mare hanno raccolto tutte le persone che avevano deciso di fare quell'estremo tentativo in una piccola casa nascosta sulla costa, al momento di partire ci hanno portato un gommone che abbiamo dovuto gonfiare noi - prosegue il ragazzo sudanese -. Siamo partiti con il buio, il gommone si è presto riempito di acqua ed era freddo. Quando vi abbiamo visto temevamo foste libici, abbiamo capito che non lo eravate solo quando abbiamo visto che a bordo c'erano anche delle donne. A quel punto abbiamo capito di essere salvi"
Con lo sbarco di oggi la Life Support ha concluso la sua 43esima missione nel Mediterraneo centrale. La nave SAR di EMERGENCY opera in questa regione dal dicembre 2022 e durante questo periodo ha soccorso complessivamente 3.510 persone.