Ministry of the Interior of the Italian Republic

03/08/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/08/2026 02:36

Piantedosi: «rischio jihadista»

8 Marzo 2026
Intervista del ministro dell'Interno al quotidiano Il Resto del Carlino

di Valerio Baroncini

Matteo Piantedosi, ministro dell'Interno, i disequilibri internazionali e le guerre alle porte rischiano di compromettere i fragili equilibri interni del Paese?
«È necessario prestare attenzione alle evoluzioni della discussione pubblica legata alle vicende della guerra perché con il passare dei giorni questi conflitti e le ragioni che ci sono dietro si trasformano in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza. Anche con espressioni non sempre facilmente gestibili. Mi auguro che la guerra finisca presto, anche per questo».

Ministro, aumenterete quindi le misure di sorveglianza?
«È necessario prevedere e individuare alcuni luoghi sensibili, luoghi che possono essere oggetto di ritorsioni da parte del terrorismo di matrice jihadista e islamista, che si nutre anche delle attività dei cosiddetti lupi solitari che possono far azioni dimostrative».

Torniamo alle piazze: qui, a Bologna, la contrapposizione radicale è stata tangibile anche durante alcune partite di basket con il movimento...
«Cosiddetto Pro Pal. Stiamo seguendo questa evoluzione e stiamo cercando di fare in modo di monitorare e di intercettare tutti i fenomeni, a partire da alcune manifestazioni che sono state programmate».

Come quella organizzata il 28 marzo a Roma?
«Dai movimenti antagonistici, che sono poi sempre quelli che contrapponendosi a tutto cercano di imbracciare queste vicende».

Bologna è stata da pochi giorni al centro, proprio al Pilastro, di altri scontri: comitati e antagonisti si oppongono alla realizzazione di un Museo dei bambini voluto dall'amministrazione a guida Pd. Anche ieri sera ci sono stati tafferugli con tre fermati.
«Una sorta di nemesi, in questa città per troppo tempo si sono sostenuti progetti che vengono dal basso. Non è possibile immaginare che ciò che è stato deciso nei luoghi stabiliti venga contestato, anche da gruppi organizzati che vengono da fuori. Mi auguro che la vicenda non si protragga oltre. Non entro nel merito del progetto, ma mi auguro non sia l'ennesimo progetto che salta in questa città».

Un cantiere è stato più volte assaltato, ci sono stati sgomberi e agenti feriti: un copione che si ripete come nel giorno della marmotta.
«Abbiamo un cantiere presidiato h 24 dalle Forze di Polizia, non vorrei che disperdessimo uomini per presidiare un cantiere. Mi auguro che i poliziotti possano essere restituiti a funzioni tanto invocate per migliorare la sicurezza di questa città».

La città è la stessa in cui da mesi si discute di sicurezza. Lei è accusato di fare campagna elettorale e non impegnarsi davvero.
«Intanto Bologna è un po' la mia città, ho casa qui e ci vengo con molto piacere e anche per questo l'idea è quella di poter dare un ulteriore contributo ai temi della sicurezza. Bisogna però non solo dialogare, e per dialogare bisogna essere in due: non è che i temi della sicurezza si possono solo sbandierare per accuse imprecise al Governo e poi ci si disinteressa per gli elementi risolutivi».

E allora veniamo ai Cpr: a QN aveva lanciato l'idea di un centro di permanenza per il rimpatrio degli spacciatori a Bologna. Il sindaco Matteo Lepore aveva detto No, il presidente della Regione de Pascale ha riaperto la discussione, Lepore non cambia posizione. Il Cpr si farà?
«I Cpr sono utili in tutta Italia, quindi anche a Bologna. Non c'è un particolare accanimento su Bologna. In una città come Bologna dove il 48% dei reati è commesso dai cittadini stranieri, credo che sia fisiologico pensare anche ad avere qui una struttura di questo tipo».

Si potrebbe avere un Cpr per regione?
«È ipotizzabile, qui come altrove, ne parleremo con la Regione Emilia-Romagna perché è previsto dalla legge. Ma alcuni magistrati ideologizzati mettono a rischio il lavoro del governo sull'immigrazione, inclusa la decisione di inviare i migranti in Albania».

Si spieghi meglio.
«Poliziotti e magistrati hanno perseguito queste persone. E questo lavoro rischia di essere sovvertito da una posizione pregiudiziale e ideologica di magistrati impegnati in appartenenze correntizie, che devono fare di questa partita una battaglia ideologica contro le politiche del governo. Vi sembra normale?».

Dunque, si arriva al referendum costituzionale e al suo Sì.
«O riformiamo il sistema della giustizia adesso o questo probabilmente non avverrà mai più. E quindi mi sentirei, anche in maniera un po' paternalistica, di dire ai cittadini: o lo fate o poi non vi lamentate. Separare le carriere è un elemento di civiltà e democrazia. Rivendico il mio impegno nella campagna referendaria: non vedo perché possano farla magistrati in servizio e non un membro del governo che ha messo la sua firma. E mi permetto: chi contesta il sorteggio fa una pregiudiziale di casta».

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