Marina Militare Italiana

07/27/2026 | News release | Distributed by Public on 07/27/2026 02:51

L’energia che fa muovere Nave Giovanni delle Bande Nere: Il Capo Componente Energia racconta la sfida della dislocazione operativa in Indo-Pacifico (Statistics)

Nave Bande Nere al RIMPAC 2026: la continuità elettrica e la sicurezza degli impianti affidate al Capo Componente Energia Fabio Simeone.

27 luglio 2026 Anita Bufi

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​Un incarico raggiunto al termine di un lungo percorso professionale iniziato nel 1992, anno dell'ingresso in Marina Militare.

« È stato un cammino fatto di grandi sacrifici, cresciuto e consolidato negli anni alternando gli imbarchi sulle navi agli enti a terra. Una grande contentezza, dopo 32 anni di servizio, è arrivata con l'assegnazione dell'incarico di Capo Componente Energia su Nave Bande Nere: un traguardo di grandissima soddisfazione professionale e personale.»

Su una piattaforma tecnologicamente avanzata come questa, il ruolo del Capo Componente Energia va ben oltre la manutenzione degli impianti elettrici. La responsabilità principale è assicurare che ogni sistema disponga sempre dell'energia necessaria per operare, in qualsiasi condizione. La produzione e la distribuzione dell'energia, la gestione dei quadri elettrici, il bilanciamento dei carichi, la manutenzione preventiva e correttiva degli impianti, l'alimentazione stabile dei sensori, dei radar e dei sistemi di combattimento sono solo alcune delle attività coordinate quotidianamente dal reparto, anche e soprattutto in caso di emergenza.

«In un Multi Purpose Combat Ship, dove automazione e digitalizzazione sono ai massimi livelli, il mio ruolo richiede un controllo costante dei sistemi integrati di piattaforma. In parole semplici: se non funziona la componente energia, la nave non si muove, non combatte e l'equipaggio ha difficoltà: non potrebbe neppure mettere sotto carica elettrica telefoni, sveglie e cosi via….»

Le sfide tecniche non mancano. Tra le più delicate figurano le avarie ai sistemi di piattaforma, che richiedono interventi rapidi e competenze multidisciplinari.

«Con il mio team non affrontiamo mai le problematiche che occorrono e che devono essere risolve velocemente come un contrattempo, ma come una sfida personale da vincere. Ogni avaria risolta rappresenta una vittoria di squadra che garantisce la continuità operativa e la sicurezza della nave.»

La partecipazione alla RIMPAC 2026 rappresenta un banco di prova particolarmente significativo. L'esercitazione multinazionale, tra le più importanti al mondo nel settore marittimo, mette alla prova mezzi ed equipaggi con ritmi operativi intensi e prolungati.

«Partecipare alla RIMPAC 2026 è motivo di enorme orgoglio professionale. Significa dimostrare che la Marina Militare e le sue unità di nuova generazione sono pronte a operare nei contesti internazionali più complessi. Per la componente energia è il test definitivo: garantire continuità elettrica e prontezza d'intervento per settimane di navigazione rappresenta una sfida impegnativa, ma anche l'occasione per confrontarci con le principali Marine del mondo e dimostrare il valore della tecnologia italiana e della nostra preparazione tecnica. Proprio nel corso di questa esercitazione c'è stata data la possibilità di mandare personale sulle altre navi e noi ricevere il loro. Questo ha permesso ai più giovani di confrontarsi con realtà differenti e i rendersi conto di quanto l'Italia rappresenti un faro per molti popoli»

In un contesto operativo così intenso, mantenere gli impianti al massimo dell'efficienza diventa un requisito imprescindibile.

«Non possiamo permetterci di perdere la continuità operativa degli impianti. Per il mio reparto significa prevenzione costante, monitoraggio continuo dei parametri e capacità di intervenire immediatamente quando necessario.»

Accanto agli aspetti tecnici, Capo Simeone sottolinea il valore della leadership e della formazione del personale. L'obiettivo è far crescere professionalmente i tecnici più giovani, trasmettendo loro competenze, metodo e fiducia.

«L'insegnamento più importante che porto a casa da questa esperienza è la conferma del valore del lavoro di squadra. La differenza non la fa mai il singolo, ma la fiducia reciproca tra chi dirige e chi esegue. La soddisfazione più grande è vedere i miei ragazzi crescere e affrontare qualsiasi emergenza con competenza e sangue freddo.»

Le qualità che cerca di trasmettere ai suoi uomini sono innanzitutto serenità e professionalità.

«La serenità è fondamentale. In un lavoro dove gestiamo impianti complessi e situazioni di emergenza, la fretta e il panico sono i peggiori nemici. Bisogna mantenere la mente lucida, rispettare le procedure, curare ogni dettaglio e continuare a imparare. Avendo iniziato anch'io come loro, cerco di essere il punto di riferimento che avrei voluto avere: fermo ma umano, capace di trasmettere sicurezza e responsabilità.»

La lunga permanenza in mare comporta inevitabilmente sacrifici sul piano personale, primo fra tutti la distanza dalla famiglia.

«La lontananza si vive sempre con un pizzico di malinconia. Gli affetti mancano, ma l'esperienza e l'amore per questo lavoro aiutano ad affrontarla. Anche il rapporto che si crea con il proprio reparto è fondamentale: la nave diventa una seconda famiglia. E quando finalmente si rientra a casa, ogni momento trascorso con i propri cari acquista un valore ancora più grande.»

Dopo oltre tre decenni di servizio, tra tutte le esperienze vissute, il valore che il mare gli ha insegnato più di ogni altro è il rispetto.

«In mare non contano solo le competenze tecniche. Ho imparato che una squadra funziona davvero quando esiste rispetto tra le persone: bisogna saper ascoltare, comprendere chi si ha di fronte, accettare le diversità e sostenersi nei momenti più difficili. È questa la vera forza di un equipaggio.»


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