08/28/2026 | Press release | Distributed by Public on 08/28/2026 07:59
Per l'Avvocatura Generale dello Stato "è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l'Italia". È quanto scritto nella memoria a difesa della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, per contestare alla giornalista Linda Maggiori la possibilità di accedere agli atti e ai documenti relativi alle attività nel porto di Ravenna. L'obiettivo di Linda Maggiori era quello di far venire alla luce i traffici di armi che da tempo avvengono nel porto e mettere in evidenza le violazioni della legge 185 del 1990, che vieta il commercio di armi con paesi coinvolti in teatri di guerra o riconosciuti colpevoli di lesioni dei diritti umani.
Per l'Avvocatura Generale dello Stato, "la propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna", che in realtà è un porto civile e commerciale e nessuno aveva affermato, fino ad adesso, che fosse strategico per gli interessi nazionali del nostro Paese.
Il dato allarmante di questo pronunciamento dell'Avvocatura dello Stato è che i traffici dei nostri porti civili rappresenterebbero informazioni riservate che non possono essere rese pubbliche senza nuocere agli interessi della nostra sicurezza. Di fatto, in questo modo, non sarebbe possibile esercitare un controllo effettivo sulla reale applicazione della legge 185 e nessuno potrebbe mettere in discussione il commercio con paesi belligeranti o, ancor peggio, colpevoli di genocidio.
In questo modo si vorrebbe impedire di fare luce su quanto sta avvenendo in porti, aeroporti e stazioni del nostro Paese, che sempre più vedono aumentare il traffico e lo spostamento di armamenti, in un clima di crescente coinvolgimento dell'Italia nelle operazioni di guerra. Ora, candidamente, anche l'Avvocatura dello Stato, dichiara che siamo in guerra e giustifica la mancanza di trasparenza con esigenze di sicurezza nazionale, perché saremmo coinvolti in una guerra mondiale già in atto.
Un secchio d'acqua gelida sulla faccia di chi fa ancora finta di non capire.