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03/25/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/25/2026 00:06

Golfo: il punto su import di gas, prezzi e crescita, QE-Quotidiano Energia

Golfo: il punto su import di gas, prezzi e crescita
Per compensare Gnl da Qatar servirebbe +16,2% import gas da Algeria, Azerbaigian e Usa. Gli scenari della Bce su prezzi dell'energia e crescita

La crisi nel Golfo è entrata in una fase critica per i mercati energetici: gli attacchi alle infrastrutture del Qatar e le minacce all'Iran spingono al rialzo le quotazioni di petrolio e gas, mentre persiste la rarefazione dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Crescono l'incertezza e la volatilità dei prezzi, tra ipotesi di de-escalation diplomatica e rischio di un'escalation militare.

La pressione sui costi dell'energia - Le tensioni sui mercati internazionali si stanno già riverberando sui prezzi dei beni energetici. A marzo l'indice di prezzo del gas (IG Index GME) segna un +45,4% rispetto a febbraio, mentre il PUN sale del 26,6%. Sul fronte carburanti il prezzo del gasolio self (QE 24/3) si colloca a 1,991 euro/litro, un livello inferiore del 6,6% al picco del 20 marzo, ma superiore del 15,5% rispetto al prezzo di fine febbraio, prima dell'attacco all'Iran.

La sostituzione del GNL dal Qatar - Il blocco delle esportazioni di GNL del Qatar ripropone il nodo critico per la sicurezza energetica. Nel 2025 Qatar copre l'11% del valore dell'import italiano di gas. Per compensarne l'assenza, una analisi controfattuale indica che sarebbe necessario un aumento medio del 16,2% delle forniture da Algeria, Azerbaigian e Stati Uniti, i tre principali fornitori di gas dell'Italia.

Gli scenari per prezzi dell'energia, inflazione e crescita - Giovedì scorso la BCE ha mantenuto invariati i tassi e ha pubblicato le previsioni macroeconomiche, delineando tre scenari. Nello scenario base il prezzo del petrolio nel 2026 si colloca a 81,3 dollari al barile, in rialzo del 30,1% rispetto alle previsioni di dicembre 2025, mentre il prezzo del gas sale a 46,4 euro al MWh, rivisto al rialzo del 56,6% rispetto alle previsioni di dicembre (QE 23/12). Di conseguenza nel 2026 l'inflazione energetica è prevista al 6,2%, invertendo il segno rispetto al -1,0% delle previsioni di dicembre 2025 e portando il tasso di inflazione al 2,6%, ben 0,7 punti superiore al +1,9% previsto a dicembre.

Gli esperti della BCE si attendono una crescita economica dell'area dell'euro pari in media allo 0,9% nel 2026, in ribasso di 0,3 punti rispetto al +1,2% previsto a dicembre. Ad uno shock dei costi dell'energia sono più esposte le due maggiori economie manifatturiere dell'area dell'euro, Germania e Italia, già interessate da un basso profilo di crescita, registrando nel 2025 il minore dinamismo del PIL tra i paesi del G20, come ha certificato ieri l'Ocse.

Considerata l'elevata incertezza sugli esiti dell'attuale guerra in Medio Oriente, la BCE ha proposto due scenari alternativi, di gravità crescente. Nello scenario avverso delineato dallo staff della Banca centrale europea si ipotizza un calo del 40% dei flussi di petrolio e GNL a Hormuz nel secondo trimestre del 2026, con una normalizzazione nel quarto trimestre del 2026. Sulla base di queste ipotesi i prezzi del petrolio e del gas raggiungano il picco rispettivamente a 119 dollari al barile e 87 euro per MWh nel secondo trimestre del 2026, per poi convergere verso le ipotesi di base entro il terzo trimestre del 2027. Rispetto allo scenario di base, lo scenario avverso implica che l'inflazione nel 2026 sarebbe del 3,5%, superiore di 0,9 punti percentuali allo scenario base, mentre la crescita del PIL nel 2026 sarebbe dello 0,6%, di tre decimi di punto inferiore allo scenario base.

Gli attacchi agli impianti di Ras Laffan in Qatar richiama lo scenario più severo di evoluzione della crisi in Medio Oriente delineato nelle previsioni della BCE. In questo scenario si registra un calo del 60% dei flussi di petrolio e GNL in transito a Hormuz nel secondo trimestre del 2026, con una normalizzazione a partire dal primo trimestre del 2027, ma più lenta a causa della distruzione delle infrastrutture energetiche. In questo quadro evolutivo il prezzo del petrolio raggiunga il picco nel secondo trimestre del 2026 di 145 dollari al barile e il prezzo del gas di 106 euro per MWh nel secondo trimestre del 2026. Rispetto allo scenario di base, lo scenario più severo determina un tasso di inflazione sarebbe superiore di 1,8 punti percentuali nel 2026 (un divario che sale a 2,8 punti percentuali nel 2027), mentre la crescita del PIL nel 2026 si fermerebbe al +0,4%, mezzo punto in meno rispetto allo scenario base.

In tali condizioni, la fiammata inflazionistica trainata dall'energia potrebbe innescare una stretta monetaria, con effetti recessivi che fermerebbero la ripresa della produzione manifatturiera e degli investimenti, amplificando il rallentamento del mercato del lavoro.

Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 24 marzo 2026

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