10/01/2026 | Press release | Distributed by Public on 10/01/2026 03:22
Alla vigilia della Giornata mondiale dedicata agli animali negli allevamenti, Greenpeace Italia, ISDE, Lipu-BirdLife Italia, Terra!, WWF Italia e Slow Food Italia tornano ad appellarsi al governo e al parlamento italiano per chiedere una legislazione che limiti gli impatti degli allevamenti intensivi e che avvii una transizione in chiave agroecologica della zootecnia, sulla scorta dell'esempio recente danese.
L'esempio danese
«Mentre la Danimarca compie un passo in avanti approvando una moratoria che pone un freno all'espansione e alla creazione di nuovi allevamenti intensivi, il Parlamento italiano continua a ignorare la nostra proposta di legge, ferma da oltre due anni alla Camera, senza avviare una discussione sulla transizione del comparto zootecnico verso un modello agroecologico a beneficio di salute, territorio e ambiente», commentano le associazioni proponenti della legge "Oltre gli allevamenti intensivi".
Il governo danese ha appena introdotto un blocco di 12 mesi all'espansione e alla creazione di nuovi allevamenti intensivi di suini per definire le nuove regole per il futuro della suinicoltura. La decisione segue la mobilitazione delle comunità locali e delle associazioni ambientaliste contro gli impatti del modello intensivo, in particolare l'inquinamento dell'acqua di falda e le violazioni del benessere animale, tradottasi in una riforma del settore con più potere per comunità e territori e la sostituzione del Ministero dell'Agricoltura con uno per la Natura e il Benessere animale.
Le richieste delle associazioni
Misure non dissimili da quelle che, da tempo, le associazioni e i comitati dei cittadini chiedono anche in Italia, dove ogni anno si allevano 8 milioni e mezzo di suini, 5,4 milioni di bovini e oltre 500 milioni di avicoli. Nel nostro Paese gli allevamenti intensivi sono responsabili di oltre due terzi delle emissioni di ammoniaca e rappresentano la seconda causa di formazione di polveri fini che ogni anno causano decine di migliaia di morti premature. In Pianura Padana la sola Lombardia detiene il 48% dei suini e il 26% dei bovini nazionali, con il 40% dei Comuni in zone vulnerabili ai nitrati oltre i limiti d'azoto. L'Italia è sotto procedura d'infrazione UE per il mancato rispetto della Direttiva nitrati e rischia il deferimento alla Corte di Giustizia, oltre all'avvio di recenti contestazioni da Bruxelles per la mancata notifica delle norme sulle emissioni industriali e degli allevamenti.
Un modello ad alto rischio sanitario ed economico, che porta alla chiusura allevamenti di piccola dimensione e che costringe continuamente a tamponare le emergenze sanitarie negli allevamenti con fondi pubblici, come confermano gli oltre 73 milioni di euro appena stanziati dall'UE per indennizzare gli allevatori italiani colpiti da peste suina e influenza aviaria.
"Oltre gli allevamenti intensivi"
Per questo, nel marzo 2024 le Associazioni hanno presentato a Montecitorio la proposta di legge "Oltre gli allevamenti intensivi" (Pdl 1760), sostenuta da 23 parlamentari di cinque forze politiche e decine di realtà sociali, ma ancora in attesa di discussione in Commissione Agricoltura. La proposta punta a valorizzare le piccole aziende e a guidare la transizione ecologica delle medie e grandi con un piano di riconversione finanziato e una moratoria sui nuovi impianti.
«Chiediamo un blocco immediato all'espansione del sistema intensivo per sostenere chi vuole cambiare modello e chi già adotta buone pratiche, e per dare strumenti concreti ai Comuni nel difendere salute pubblica e territorio: non c'è più tempo da perdere», concludono le associazioni.