INAF - Istituto Nazionale di Astrofisica

10/01/2026 | News release | Distributed by Public on 10/01/2026 13:54

Tute rosa nello spazio

«Perché la tua giacca da astronauta non può essere rosa o viola?». La domanda, rivolta a Kellie Gerardi dalla figlia, è diventata il punto di partenza di un racconto sui social. Gerardi ha indossato una giacca rosa durante un'intervista televisiva, condividendo poi l'episodio su Instagram. Un dettaglio apparentemente leggero, ma che apre una questione più ampia: un'astronauta può essere femminile, parlare della propria famiglia e, allo stesso tempo, essere riconosciuta per le sue competenze scientifiche? Per Gerardi, la risposta è sì.

L'astronauta Kellie Gerardi in un suo post Instagram posa con la sua versione Barbie e scrive: «Se avete seguito la mia carriera, sapete quanto abbia sempre tenuto a non smorzare le mie molteplici sfaccettature né la mia femminilità. Voglio che le mie figlie capiscano che mi rifiuto di ridimensionarmi per adattarmi all'immagine che qualcun altro ha di me - al contrario, ho voluto costringere quell'immagine ad allargarsi per includermi». Crediti: Instagram/@KellieGerardi

È anche da episodi come questo che prende spunto una ricerca pubblicata oggi sul Journal of Science Communication. Lo studio, firmato da Karen Shalev, Shannon Pappas e Jocelyn Steinke dell'Università del Connecticut, analizza il modo in cui tre donne impegnate nella divulgazione scientifica e nell'ambito spaziale - l'americana Kellie Gerardi, appunto, l'irlandese Norah Patten e la canadese Shawna Pandya - utilizzano Instagram per comunicare la scienza e la propria esperienza professionale.

Non è soltanto una ricerca su ciò che le astronaute raccontano sui social, ma anche su come trasformano la propria esperienza professionale e personale in una forma strategica di comunicazione della scienza. La novità del lavoro non sta semplicemente nel mostrare che le astronaute usano i social per parlare di scienza o per diventare modelli di riferimento. L'attenzione viene infatti posta dal singolo racconto alle scelte che lo costruiscono: gli argomenti, le cornici narrative e gli strumenti utilizzati per coinvolgere il pubblico. Un riferimento familiare al pubblico italiano è sicuramente Samantha Cristoforetti, che negli anni ha contribuito a rendere accessibile il racconto della vita nello spazio attraverso immagini, video e aggiornamenti dalle missioni.

L'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, in partenza nel 2022 verso la Stazione spaziale internazionale, fu definita la prima TikToker dello spazio all'apertura del suo canale social. Al pubblico è nota come AstroSamantha. Crediti: foto tratta dal profilo personale @astrosamantha

Qui però la ricerca si concentra sulle pratiche comunicative delle tre protagoniste dei social, offrendo una griglia per comprendere come la comunicazione scientifica possa intrecciarsi con la costruzione di una presenza pubblica. Le autrici hanno esaminato 194 post pubblici pubblicati su Instagram dalle tre protagoniste tra il 24 giugno e il 24 novembre 2024, dopo l'annuncio di una missione di ricerca tutta al femminile, prevista per il 2026, in collaborazione tra Virgin Galactic e l'International Institute for Astronautical Sciences (Iias).

I contenuti sono stati raccolti con la piattaforma Infegy e analizzati considerando ogni post nella sua interezza: non soltanto il testo, ma anche fotografie, video, didascalie, hashtag, emoji, audio ed eventuali scritte sovrapposte alle immagini. La ricerca ha adottato un'analisi tematica qualitativa: le ricercatrici hanno sviluppato e affinato un sistema di codifica, confrontando le interpretazioni e assegnando a ciascun contenuto anche più di un codice, quando necessario. Non si tratta, quindi, di un esperimento sull'efficacia dei post, ma di un'analisi delle strategie e dei messaggi che veicolano.

Dall'esame sono emersi sei grandi temi: le esperienze professionali e la ricerca scientifica; l'essere donna nelle discipline Stemm (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica e medicina); i percorsi di carriera; l'attività di sensibilizzazione e rappresentanza; la vita personale; e il lavoro da influencer.

«Si nota chiaramente che qui c'è un intento strategico non solo di diffondere conoscenze sulle discipline Stemm e sulle relative carriere, ma anche di offrire una prospettiva privilegiata e di instaurare un legame più personale con il pubblico, cercando di promuovere l'autenticità, la connessione e il coinvolgimento di un pubblico molto ampio e diversificato», afferma Jocelyn Steinke, co-autrice dello studio e docente presso il Dipartimento di comunicazione all'Università del Connecticut. «Condividendo le proprie esperienze con il pubblico, possono davvero fungere da modelli di riferimento influenti per le future generazioni e ispirare le ragazze a considerare la possibilità di diventare astronaute in futuro».

Le tre astronaute influencer assegnate a bordo di Virgin Galactic, in rappresentanza dell'Istituto internazionale di scienze astronautiche: Shawna Pandya (Canada), Kellie Gerardi (Stati Uniti) e Norah Patten (Irlanda). Crediti: Virgin Galactic

Le ricercatrici hanno inoltre individuato sette cornici narrative ricorrenti, tra cui presentarsi al pubblico, celebrare i traguardi raggiunti, contrastare gli stereotipi, incoraggiare l'accesso alle discipline scientifiche e valorizzare il lavoro di squadra. A queste si affiancano cinque strategie comunicative, che comprendono l'uso dei formati e delle funzioni di Instagram, dei trend, dell'umorismo e di oggetti o immagini capaci di rendere il messaggio immediatamente riconoscibile.

I post mostrano quanto questi aspetti possano convivere. Shawna Pandya, per esempio, parla di salute e medicina spaziale, affrontando anche il tema piuttosto intimo dell'inserimento di dispositivi intrauterini in relazione alle condizioni di microgravità . Norah Patten racconta le esperienze dei voli parabolici e ricorda la sua prima visita al Kennedy Space Center, a 15 anni, insieme al padre e al fratello. Pandya condivide anche il proprio impegno nel mentoring, mentre Gerardi ha parlato pubblicamente delle difficoltà legate all'infertilità, dei trattamenti di fecondazione assistita e della maternità.

In questi racconti, la dimensione personale non è necessariamente separata da quella professionale. Un'esperienza familiare può diventare un'occasione per parlare di stereotipi di genere; una difficoltà può rendere visibile un percorso di carriera che spesso resta nascosto; un video informale può introdurre un'attività di ricerca o di addestramento. La scienza viene raccontata non soltanto attraverso i suoi risultati, ma anche attraverso le persone che la praticano e le strade che le hanno portate fin lì.

A rendere i contenuti riconoscibili contribuiscono anche i riferimenti alla cultura pop. Le tre protagoniste ricorrono a musica, umorismo e linguaggi propri delle piattaforme, con citazioni che spaziano da David Bowie a Taylor Swift, fino al gioco di parole "bratstronauta", ispirato alla popstar Charli xcx. Reel, caroselli, hashtag ed emoji non sono semplici ornamenti, ma entrano a far parte del modo in cui i messaggi vengono confezionati e proposti agli utenti.

Kellie Gerardi e sua figlia con le nuove tute viola della missione Virgin Galactic. Crediti: @stevenmartine / profilo Instagram pubblico di Kellie Gerardi

Ne emerge una comunicazione che si colloca al confine tra divulgazione scientifica e personal branding. Le astronaute condividono conoscenze ed esperienze, ma costruiscono anche un'identità pubblica, scegliendo quali aspetti di sé mostrare e in quale forma; la spontaneità percepita dei social può quindi convivere con una strategia precisa, in cui il racconto personale aiuta a creare familiarità e a rendere la scienza meno distante.

«Le donne nel settore Stemm utilizzano i social media come strumento per acquisire visibilità e far sentire la propria voce, perseguire i propri obiettivi come divulgatrici scientifiche, cambiare la percezione del ruolo e del contributo delle donne nelle Stemm e ispirare le giovani generazioni a considerare le carriere nelle Stemm come un'opzione per il futuro», conclude Steinke.

Attenzione, però: tutto questo non significa che la presenza sui social produca automaticamente un cambiamento nelle percezioni del pubblico. Le autrici stesse sottolineano i limiti dello studio affermando che l'analisi riguarda soltanto tre figure pubbliche, una singola piattaforma e un periodo di cinque mesi. Non misura direttamente se i contenuti riducano gli stereotipi, aumentino l'interesse per le discipline Stemm o influenzino le scelte formative delle ragazze.

Il contributo della ricerca è dunque soprattutto quello di documentare e interpretare un insieme di pratiche comunicative ancora poco esplorate che dimostrano come raccontare la scienza possa significare anche rendere visibili le persone che la fanno, i loro percorsi, le difficoltà e le esperienze quotidiane. Nel comunicare la ricerca e, in questo caso, l'esplorazione spaziale, una giacca rosa o una canzone pop possono affiancare il racconto di un esperimento e fare la differenza, senza sostituire la scienza, ma mostrandone il volto umano.

Per saperne di più:

INAF - Istituto Nazionale di Astrofisica published this content on October 01, 2026, and is solely responsible for the information contained herein. Distributed via Public Technologies (PUBT), unedited and unaltered, on October 01, 2026 at 19:54 UTC. If you believe the information included in the content is inaccurate or outdated and requires editing or removal, please contact us at [email protected]