FAO - Food and Agriculture Organization of the United Nations

04/03/2026 | Press release | Archived content

L’Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari in aumento a marzo, trainato dal rincaro energetico legato al conflitto in Medio Oriente

Roma - Secondo l'ultimo indicatore di riferimento pubblicato lo scorso venerdì dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), i prezzi mondiali delle materie prime alimentari sono aumentati, a marzo, per il secondo mese consecutivo, soprattutto a causa del rincaro dell'energia legato all'escalation del conflitto in Medio Oriente.

L'Indice FAO dei prezzi dei prodotti alimentari, che rileva le variazioni mensili dei prezzi internazionali di un paniere di generi alimentari scambiati a livello mondiale, si è attestato a marzo su una media di 128,5 punti, in crescita del 2,4 percento rispetto a febbraio e dell'1,0 percento su base annua.

Dal mese scorso, l'Indice FAO dei prezzi dei cereali ha guadagnato 1,5 punti percentuali, risentendo in larga misura dell'incremento dei prezzi internazionali del grano (+4,3 percento), dovuto sia al deterioramento delle prospettive di raccolto negli Stati Uniti d'America a causa della siccità, sia alla riduzione delle superfici seminate attesa in Australia, per effetto del rialzo dei costi dei fertilizzanti. Stessa dinamica per le quotazioni globali del mais, in leggera crescita in un contesto in cui l'ampia disponibilità a livello mondiale ha compensato le preoccupazioni legate ai costi dei fertilizzanti e il sostegno indiretto derivante dalle prospettive di una maggiore domanda di etanolo, collegata al rincaro energetico. Segno meno per l'Indice FAO dei prezzi di tutte le varietà di riso, che, a marzo, ha perso 3 punti percentuali, risentendo della stagionalità dei raccolti, dell'infiacchimento della domanda di importazione e del deprezzamento di diverse valute rispetto al dollaro statunitense.

"I rincari registrati dall'inizio del conflitto sono stati finora contenuti, determinati soprattutto dall'aumento dei prezzi del petrolio, con l'ampia disponibilità globale di cereali a fare da cuscinetto," ha dichiarato Máximo Torero, Economista capo della FAO. "Tuttavia, se il conflitto dovesse protrarsi per oltre 40 giorni, in un contesto caratterizzato da elevati costi dei mezzi di produzione e margini bassi, in linea con quelli attuali, gli agricoltori si troveranno di fronte a una scelta difficile: continuare a produrre con mezzi di produzione limitati, ridurre le superfici coltivate o orientarsi verso colture meno intensive in termini di fertilizzanti. Tali decisioni incideranno sulle rese future e influenzeranno l'offerta alimentare e i prezzi delle materie prime alimentari, per il resto dell'anno e per tutto l'anno prossimo."

In ascesa anche l'Indice FAO dei prezzi degli oli vegetali, che è cresciuto del 5,1 percento da febbraio, risultando superiore del 13,2 percento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'impennata dei prezzi del greggio, che ha rafforzato le aspettative di una maggiore domanda di biocarburante, ha sostenuto le quotazioni internazionali degli oli di palma, soia, semi di girasole e colza.

Anche per l'Indice FAO dei prezzi della carne si registra un aumento (+ 1,0 percento) su base mensile, complici la fiammata dei prezzi della carne suina nell'Unione europea, in vista di un irrobustimento della domanda stagionale, e lo slancio dei prezzi della carne bovina su scala mondiale, in particolare in Brasile, dove la minore disponibilità di capi ha limitato le esportazioni. In controtendenza i prezzi delle carni ovine e avicole, in discesa anche a causa dei vincoli logistici che limitano l'accesso ai mercati in Medio Oriente.

L'Indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari è salito dell'1,2 percento, spinto perlopiù dall'aumento delle quotazioni delle polveri di latte in un contesto di contrazione stagionale dell'offerta in Oceania. Nell'Unione europea, i prezzi del formaggio sono stati ulteriormente penalizzati dall'aumento della produzione e dall'indebolimento della domanda estera, mentre in Oceania appaiono in crescita per ragioni opposte.

La palma del rincaro va all'Indice FAO dei prezzi dello zucchero, salito del 7,2 percento a marzo. Le crescenti aspettative che il Brasile, principale esportatore mondiale, possa destinare un volume maggiore di canna da zucchero alla produzione di etanolo per contrastare il rincaro del greggio hanno prevalso su un quadro globale dell'offerta complessivamente favorevole per la stagione in corso, confortato da un buon andamento dei raccolti in India e Thailandia.

Informazioni più dettagliate sono disponibili qui.

Semine record di grano in Asia meridionale compensano parzialmente i cali in altre regioni del mondo

Oggi la FAO ha inoltre aggiornato le stime sulla produzione mondiale di grano e mais nel 2026, entrambe previste in lieve calo rispetto agli elevati livelli raggiunti, pur rimanendo al di sopra della media degli ultimi cinque anni.

Con la maggior parte delle superfici già seminate, la FAO prevede una produzione mondiale di grano di 820 milioni di tonnellate, in diminuzione dell'1,7 percento rispetto allo scorso anno. Prezzi più bassi e condizioni meteorologiche sfavorevoli apriranno a un possibile calo della produzione nell'Unione europea, nella Federazione russa e negli Stati Uniti d'America, mentre in India si prevede un raccolto record. Il miglioramento delle precipitazioni dovrebbe invece sostenere rese e produzione complessiva nella Repubblica islamica dell'Iran, in Türkiye e in tutta l'Africa settentrionale.

Tuttavia, secondo l'ultimo Bollettino FAO sull'offerta e la domanda di cereali, l'aggravarsi del conflitto in Medio Oriente, con il conseguente rincaro dei prezzi di energia e fertilizzanti, associato alle interruzioni della produzione e delle rotte di approvvigionamento, nonché alla possibile riconversione verso colture a bassa intensità di fertilizzanti da parte di alcuni agricoltori, ha introdotto ulteriori elementi di incertezza alle prospettive relative alla produzione di grano e mais.

Nell'emisfero australe la raccolta del mais è già in corso, con volumi di produzione superiori alla media attesi in Argentina, Brasile e Sudafrica.

La FAO ha inoltre rivisto alcune stime, collocando la produzione cerealicola mondiale del 2025 a 3 036 milioni di tonnellate, in crescita del 5,8 percento su base annua. La produzione mondiale di riso è prevista in aumento del 2,0 percento, trainata da Bangladesh, Brasile, Cina, India e Indonesia, fino a raggiungere il livello record di 563,3 milioni di tonnellate.

In merito all'utilizzo mondiale di cereali nel periodo 2025-2026, si anticipa un incremento del 2,4 percento su base annua, pari a un totale di 2 945 milioni di tonnellate, mentre le scorte mondiali dovrebbero aumentare del 9,2 percento, fino a 951,5 milioni di tonnellate. Al termine delle campagne 2025-2026, il rapporto mondiale tra riserve e utilizzo di cereali dovrebbe attestarsi al 32,2 percento, segnalando una situazione complessivamente solida sul fronte dell'offerta. Il commercio mondiale di cereali nel 2025-2026 è stimato in 505,3 milioni di tonnellate.

Informazioni più dettagliate sono disponibili qui.

Anche il Sistema d'informazione sui mercati agricoli (AMIS), ospitato dalla FAO, ha pubblicato, lo scorso venerdì, il suo Osservatorio del mercato mensile. Il rapporto evidenzia come la chiusura dello Stretto di Hormuz abbia scosso l'intera economia mondiale, con importanti ricadute sul settore agricolo, e approfondisce i potenziali impatti diretti e indiretti dell'aumento dei prezzi di energia, fertilizzanti e trasporti sui sistemi agroalimentari.

Il Capo economista della FAO, Máximo Torero, ha illustrato i rischi connessi al blocco dello Stretto di Hormuz in un recente briefing con la stampa alle Nazioni Unite, mentre la FAO ha da poco pubblicato un rapporto dedicato alle implicazioni del conflitto del 2026 in Medio Oriente per i sistemi agroalimentari globali.

FAO - Food and Agriculture Organization of the United Nations published this content on April 03, 2026, and is solely responsible for the information contained herein. Distributed via Public Technologies (PUBT), unedited and unaltered, on April 07, 2026 at 09:42 UTC. If you believe the information included in the content is inaccurate or outdated and requires editing or removal, please contact us at [email protected]