Amnesty International – Sezione Italiana OdV

06/19/2026 | Press release | Distributed by Public on 06/19/2026 09:07

Usa: la dubbia legalità dei “trasferimenti in un paese terzo”

Da febbraio 2025 gli Stati Uniti hanno ampliato la loro politica di trasferimenti di persone verso "paesi terzi", ovvero paesi che non coincidono con quelli di provenienza o coi quali non le persone vittime del provvedimento alcun tipo di connessione. Nonostante questa pratica non sia nuova, l'amministrazione Trump attua queste misure in maniera discriminatoria e in violazione dei diritti umani fondamentali.

La seconda amministrazione Trump ha preso accordi con più di 30 paesi per attuare i trasferimenti in un paese terzo (per gli ultimi aggiornamenti, consultare l'Osservatore delle espulsioni in paesi terzi). L'Istituto per le politiche migratorie stima che tra gennaio e dicembre 2025 almeno 15,000 persone siano state espulse verso paesi terzi, 13000 delle quali verso il Messico. Molte di loro sono state arrestate arbitrariamente nel paese di arrivo.

Questa politica è illegale perché non garantisce un processo equo. Inoltre, migliaia di queste persone vengono sottoposte al rischio di gravi violazioni di diritti umani nei paesi di destinazione. Abbiamo chiesto ad alcune persone esperte di Amnesty International i motivi per cui questa politica non dovrebbe essere attuata.

Cosa sono i "trasferimenti in un paese terzo" e come funzionano?

La politica di trasferimento verso paesi terzi riguarda le persone che gli Stati Uniti non vogliono accogliere nel proprio paese. Queste vengono trasferite in uno stato che non solo non coincide con quello di origine, ma che la persona espulsa non conosce e con il quale non ha alcun tipo di collegamento. In alcuni casi vengono arrestate arbitrariamente nel paese di destinazione e hanno grandi difficoltà nell'ottenere assistenza o sostegno legale indipendente. Si ritrovano in condizioni estremamente precarie e stressanti, lontane dalle loro reti di sostegno.

Quali paesi hanno sottoscritto accordi con gli Stati Uniti fino ad ora?

Al momento, almeno  30. Di questi, 12 sono stati dell'Africa: Camerun, Capo Verde, Eswatini, Ghana, Guinea Equatoriale, Liberia, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda, Sierra Leone, Sud Sudan e Uganda. Nelle Americhe, gli Stati Uniti hanno concluso accordi simili con almeno 15 paesi: Antigua e Barbuda, Belize, Costa Rica, Dominica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Repubblica Dominicana, Saint Kitts e Nevis e Santa Lucia. Inoltre, sono stati stipulati accordi anche con paesi in altre regioni, come il Kosovo, la Polonia e l'Uzbekistan.

Tutti gli accordi sono uguali?

Questa è una domanda insidiosa. Alcuni accordi tra Stati Uniti e paesi terzi sono stati resi pubblici, a seguito di richieste basate sulla legge sulla libertà d'informazione (Foia), ma molti rimangono segreti.

Quello che sappiamo è che alcuni di questi accordi sono stati conclusi con paesi che accettano di ricevere le persone che gli Stati Uniti vogliono allontanare dal proprio territorio, ma non definiscono cosa accadrà dopo al momento dell'arrivo. In molti casi le persone vengono arrestate arbitrariamente all'arrivo. In altri casi, gli accordi prevedono che i paesi terzi consentano di richiedere la protezione internazionale lì (paese terzo sicuro/accordi cooperativi di asilo). Questi ultimi accordi riguardano persone alle quali, invero, era stata garantita protezione dal rimpatrio dagli Stati Uniti. Alcuni accordi danno luogo a entrambe le situazioni.

Questi paesi terzi vengono pagati per questi accordi?

Alcuni parlano espressamente di pagamenti. Ad esempio, il governo di Eswatini ha accettato di accogliere fino a 160 persone dagli Stati Uniti per 5,1 milioni di dollari, destinati a "rafforzare la capacità di gestione del fenomeno migratorio e delle frontiere". Il governo del Rwanda ha accettato di accogliere fino a 250 persone per 7.5 milioni di dollari. Fonti di stampa hanno reso noto che l'accordo tra gli Stati Uniti e la Guinea Equatoriale prevede il pagamento di $7.5 milioni. 

Altri accordi non menzionano espressamente pagamenti, ma prevedono una negoziazione politica più ampia, caratterizzata da poteri asimmetrici. Inchieste giornalistiche hanno rivelato il contesto politico dell'accordo tra Stati Uniti e Camerun, evidenziando come siano state usate pressioni economiche e concessioni politiche. 

I paesi sono spinti a firmare i contratti?

Questo è difficile dirlo per certo. Quello che sappiamo è che il contesto in cui sono nati questi accordi si caratterizza per una crescente pressione seguita alla sospensione degli aiuti da parte del governo statunitense e all'imposizione di tariffe commerciali e restrizioni sui visti. 

Ad esempio, dopo aver firmato i rispettivi accordi di trasferimenti in paesi terzi, Liberia, Ruanda, e Uganda sono riusciti ad assicurarsi gli investimenti statunitensi nel settore della sanità, seguendo la strategia statunitense "America First" sulla salute globale (America First Global Health Strategy). Gli Stati Uniti e la Repubblica Democratica del Congo hanno firmato un accordo simile di cooperazione sanitaria.

Durante le negoziazioni con gli Stati Uniti, il governo del Sud Sudan ha messo sul tavolo più richieste, come la rimozione delle sanzioni individuali su alcuni funzionari del governo, delle restrizioni sui visti e dl divieto di investimenti statunitensi nel paese. 

Gli accordi di trasferimento in un paese terzo sono legali?

Il diritto internazionale impone limiti stringenti alla possibilità degli stati di trasferire persone in altri paesi. Questi limiti sono una garanzia per evitare che persone vengano espulse verso posti pericolosi e assicurare che venga loro garantito un processo equo. Gli Stati Uniti li hanno chiaramente violati trasferendo illegalmente persone e ignorando volutamente il rischio di esporle nuovamente a situazioni di pericolo.

In molti casi il governo statunitense ha trasferito persone cui erano state garantite alcune protezioni, inclusa quella dalla tortura. L'allontanamento è avvenuto mentre i loro casi erano ancora in fase di analisi del tribunale. I cambiamenti nella procedura prevista dall'ordinamento legislativo degli Stati Uniti riguardante il trasferimento in un paese terzo ha complicato le cose, rendendo estremamente difficile la contestazione del provvedimento.

Le persone hanno il diritto di non essere trasferite in paesi nei quali rischiano violazioni dei diritti umani, come la tortura o la sparizione forzata: è il principio del non-refoulement. Inoltre, vige il diritto di non essere trasferiti in paesi che non garantiscano il principio del non-refoulement (quindi paesi dai quali si verrebbe ulteriormente trasferiti nonostante i rischi di subire violazioni dei diritti umani). Gli stati hanno l'obbligo di garantire ai cittadini stranieri l'opportunità concreta di contestare il trasferimento se esiste il rischio di subire violazioni dei diritti umani.

Come se non bastasse, il governo degli Stati Uniti ha trattato queste persone con disprezzo e indifferenza. Ad alcune di loro non è stato comunicato il paese di destinazione fino al momento della partenza, quando si trovavano già in aereo. Altre hanno ricevuto minacce di essere espulse verso due paesi diversi in parti opposte del mondo. A bordo, alcune persone sono state ammanettate, altre hanno viaggiato in condizioni estremamente dure, ad esempio in container per il trasporto merci. La sofferenza psicologica causata dalla condotta del governo statunitense costituisce crudeltà e trattamento disumano e umiliante e può essere considerata tortura in casi specifici.

Qual è il collegamento tra il trasferimento in paesi terzi, le violenze dell'Agenzia per le dogane e l'immigrazione (Ice) e l'applicazione della legge sull'immigrazione negli Stati Uniti?

Le detenzioni di massa e le politiche di espulsione degli Stati Uniti causato gravi violazioni dei diritti umani. La quasi totalità delle forze federali sono state incaricate di applicare la legge sull'immigrazione. Agenti dal volto coperto hanno sequestrato persone migranti, richiedenti asilo, rifugiate e cittadine statunitensi; hanno pattugliato strade coi veicoli blindati e pattugliato strade; hanno preso di mira scuole, centri di culto, ospedali e altre aree protette dall'applicazione della legge sull'immigrazione.

Il sistema di detenzione di massa delle persone migranti è cresciuto sempre di più. Attualmente sono detenute a centinaia, tra cui famiglie con bambini piccoli, in strutture sovraffollate e disumane, in alcuni casi in basi militari o nuove strutture finanziate dallo stato, come l' "Alligator Alcatraz" in Florida.  

Qual è il problema di fondo? Cosa si nasconde dietro le volenze da parte dell'Ice e il trasferimento verso paesi terzi?

Qui non si tratta di un problema di attuazione delle leggi, ma di problemi legali allo stato di diritto e allagiustizia razziale.

Il governo degli Stati Uniti sta attuando una strategia del terrore, che non si limita alle persone migranti ma colpisce chiunque possa essere considerato o percepito come migrante o rifugiato. Le detenzioni di massa e i trasferimenti illegali distruggono famiglie, traumatizzano comunità e producono uno spreco di miliardi di dollari, presi dai soldi dei contribuenti. Questa escalation fa parte di un'ancor più grande e calcolata campagna di disumanizzazione dei migranti.

La politica degli Stati Uniti sull'immigrazione è fondata sul razzismo, costruita su false narrative criminalizzanti e rafforzata dalla paura.

Cosa chiede Amnesty International?

Il governo degli Stati Uniti deve cessare di trasferire persone in paesi dove rischiano la detenzione arbitraria o il rimpatrio nei paesi di origine, in situazioni di grave pericolo. Tutte le persone già trasferite verso un paese terzo devono essere riammesse nel territorio statunitense e devono ricevere delle riparazioni.

I paesi che accolgono queste persone devono immediatamente scarcerare chiunque si trovi in detenzione arbitraria e garantire l'accesso a una procedura di richiesta di asilo equo ed efficiente.

Tutti gli altri paesi devono cessare qualsiasi operazione di facilitazione, cooperazione o tolleranza della campagna crudele e disumana di espulsioni di massa degli Stati Uniti e devono denunciare l'illegalità di questi trasferimenti e condannarne duramente l'impatto xenofobo e razzializzato.

Amnesty International – Sezione Italiana OdV published this content on June 19, 2026, and is solely responsible for the information contained herein. Distributed via Public Technologies (PUBT), unedited and unaltered, on June 19, 2026 at 15:07 UTC. If you believe the information included in the content is inaccurate or outdated and requires editing or removal, please contact us at [email protected]