12/28/2025 | Press release | Distributed by Public on 12/28/2025 01:04
di Raffaele Marmo
Ministro Piantedosi, gli arresti di Genova rappresentano, nello stesso tempo, un successo e un allarme sulle ramificazioni di reti terroristiche di matrice islamista in Italia: a che livello è lo stato di allerta?
«L'operazione è indiscutibilmente un grande risultato investigativo ed è la conferma concreta dell'impegno che il nostro apparato di sicurezza sta profondendo nel fronteggiare ogni possibile rischio terroristico - avvisa Matteo Piantedosi, Ministro dell'Interno, regista politico della sicurezza nazionale. Proprio per questo, si può dire che siamo in allerta costante ma senza per questo dover cedere all'allarmismo».
L'indagine di Polizia e Guardia di finanza si è concentrata sui finanziamenti ad Hamas. Avete seguito l'insegnamento di Giovanni Falcone?
«Oggi più che mai è un caposaldo delle strategie investigative per fronteggiare e sconfiggere le attività di organizzazioni criminali e terroristiche. Non c'è persona impegnata in una qualsiasi indagine, in toga o in divisa, che possa prescindere da questo insegnamento. In particolare, per quanto riguarda il terrorismo, ci troviamo di fronte a reti di propaganda e di organizzazione estremamente ramificate e dotate di strumenti all'avanguardia che sono in piedi soltanto grazie a ingenti capitali. Nel caso, pur con la doverosa presunzione di innocenza, è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno finanziario e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche di matrice islamista».
Esiste un rischio concreto di infiltrazioni terroristiche nelle manifestazioni pro Palestina?
«Questo rischio c'è, è sondato dagli investigatori e bisogna stare molto attenti. Gli arrestati sono personaggi che vanno a costituire quell'area grigia tra quelle che sono iniziative di sostegno alla causa palestinese ma che in realtà qualche volta mascherano attività di vero e proprio sostegno alle azioni terroristiche. Gli arrestati erano persone molto attive nell'ambito delle manifestazioni che ci hanno impegnato nei mesi trascorsi».
In Italia abbiamo scampato azioni terroristiche in grande stile che invece si sono svolte in tante grandi città occidentali: come ci siamo riusciti?
«Gli apparati di sicurezza del nostro Paese sono all'avanguardia sul fronte della prevenzione. La grande professionalità e il proficuo e costante scambio di informazioni tra forze dell'ordine e agenzie di intelligence sono il nostro punto di forza. In questo senso, rivendico che il governo Meloni sta garantendo un sostegno senza precedenti al comparto e continuerà a farlo nella consapevolezza che la sicurezza nazionale è una priorità da difendere».
Preoccupano le reti del terrorismo internazionale, ma una minaccia reale può arrivare anche o soprattutto dai «lupi solitari»
«Glielo confermo. Per questo, riteniamo assolutamente necessario rafforzare tutti gli strumenti utili sul piano della prevenzione, a cominciare da quello imprescindibile del rimpatrio dei soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale. Uno strumento di massima prevenzione».
Su questo fronte sono recenti le polemiche sul rimpatrio dell'Imam di Torino Mohamed Shahin, un provvedimento ritenuto da alcuni come eccessivo.
«È una vicenda che ha subito qualche influenza di carattere ideologica e strumentale. Andremo avanti anche facendo ricorso per procedere con il rimpatrio di questo soggetto che riteniamo pericoloso per la sicurezza nazionale».
Le polemiche indicano comunque una differenziazione tra le forze politiche sul nodo della sicurezza. Questo la preoccupa?
«Credo, sinceramente, che, al contrario, in Italia abbiamo un solido sistema democratico ancorato ai principi e ai valori della Costituzione. La contrarietà verso qualsiasi forma di violenza e, in particolar modo, di terrorismo è un fattore condiviso che credo nessuno metta in discussione. Ma vanno sicuramente evitate sottovalutazioni e compiacimenti spesso fondati solo su posizionamenti ideologici. La sicurezza nazionale è un bene da preservare con l'aiuto di tutte le forze politiche e sociali nella consapevolezza che si tratta di una precondizione per garantire la libertà dei cittadini».
Il dibattito acceso sulla crisi in Medio Oriente rischia di alimentare forme di violenza?
«È legittimo dibattere e dividersi sui grandi temi della contemporaneità, a maggior ragione se si tratta di vicende così complesse come le crisi internazionali che per loro natura possono suscitare posizioni diversificate. Ma è fondamentale l'assoluta e granitica opposizione di tutti verso qualsiasi forma di violenza. Evitando scivolate antisistema, è necessario isolare e stigmatizzare chiunque si caratterizzi per comportamenti pericolosi».
Pro-pal e antisemitismo. Qual è il discrimine?
«La preoccupazione per le condizioni di vita dei palestinesi o le critiche alle decisioni del governo israeliano sono una cosa. Porre in essere concrete azioni condite da sostanziali o espliciti riferimenti antisemiti è una cosa ben diversa che esula dalla legittima espressione di un convincimento personale».
La crisi palestinese-israeliana viene presa a pretesto per far riattecchire la malapianta dell'antisemitismo?
«È del tutto evidente che c'è chi sta strumentalizzando la situazione in Medio Oriente per riproporre talvolta un antisemitismo che si esprime con nuove forme e attinge a nuove suggestioni. Rimane comunque un atteggiamento inaccettabile e come tale sarà fronteggiato dal nostro governo e dagli apparati di sicurezza».