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04/13/2026 | News release | Archived content

“Contro la violenza giovanile, meno smartphone e più educazione civica”

"Contro la violenza giovanile, meno smartphone e più educazione civica"

13 Aprile 2026

La repressione non basta, occorre agire a tutto campo per il dilagare della violenza giovanile. A dirlo è il capo dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, Antonio Sangermano, intervistato da Stefano Brogioni sul Quotidiano Nazionale di oggi.

Il fenomeno è in crescita, interroga "noi tutti, operatori di giustizia e cittadini" e "in parte si riversa sugli istituti penali minorili", sottolinea Sangermano. E se il decreto Caivano rappresenta "una risposta giusta a un problema reale", tuttavia non basta. C'è un intero sistema subculturale da scardinare, dalla "violenza fisica come capacità di imporsi", alla rincorsa con ogni mezzo, anche illecito, al benessere economico.

Sulle dinamiche giovanili, il capo della Giustizia minorile e di comunità sottolinea che è improprio parlare di baby gang. E' invece più corretto utilizzare il termine "branco", che "diventa una sorta di 'super Io' che consegna a ciascuno dei membri del gruppo un'immagine di sé rafforzata, come se ciascuno fosse parte fisica di un titano".

Il contrasto a queste dinamiche passa, per Sangermano, dalla riduzione dell'uso degli smartphone - esortando i genitori a "non consegnare i propri figli all'iPhone" - e da una rinnovata centralità dell'educazione civica nelle scuole.

L'intervista, all'indomani del grave fatto di cronaca accaduto a Massa a Giacomo Bongiorni, morto sotto gli occhi del figlio minore dopo essere stato picchiato violentemente da un gruppo di ragazzini. Segno, per Sangermano, "di una pericolosa intolleranza a qualsiasi forma di disciplina, di giusto richiamo".

Una violenza simile si ritrova anche nelle carceri minorili, "quando i ragazzi incendiano e spaccano le celle perché vogliono cambiare sede carceraria o pretendono di avere ciò che non gli spetta". Proprio per questo è essenziale fronteggiare la devianza giovanile anche in fase successiva alla commissione di un reato: il capo Dgmc sottolinea, in particolare, che é necessario "difendere la giustizia minorile, rafforzarla con agenti di Polizia penitenziaria e attività trattamentali".

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