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11/04/2026 | Press release | Distributed by Public on 11/04/2026 00:19

Nella crisi del Golfo sale al 15% il peso degli Usa sull’import energetico italiano, QE-Quotidiano Energia

Nella crisi del Golfo sale al 15% il peso degli Usa sull'import energetico italiano
Nel 2021 la quota americana era del 2,7%. L'Italia acquista dagli Stati Uniti il 73,6% del Gnl importato

In concomitanza con le elezioni americane di midterm che si tengono oggi, un importante banco di prova per la presidenza Trump, i rapporti economici tra Italia e Stati Uniti si misurano anche sul terreno strategico della sicurezza energetica. La crisi del Golfo ha accelerato il ricorso alle forniture americane di energia, rafforzando il ruolo degli USA tra i partner commerciali dell'Italia. La crescente rilevanza dell'energia emerge anche dall'esame del saldo commerciale con gli Stati Uniti. Nel 2025 si registravano 5,8 miliardi di euro di disavanzo energetico a fronte di 40 miliardi di avanzo non energetico, con un avanzo complessivo di 34,2 miliardi, mentre tra marzo e agosto del 2026 con 5,4 miliardi di euro di disavanzo energetico e 23,6 miliardi di avanzo non energetico, si registra un avanzo complessivo di 18,2 miliardi. Nel 2025 il disavanzo energetico riduceva del 14,5% l'avanzo non energetico, nei sei mesi del 2026 tale quota sale al 23,1%.

Nei cinque mesi da marzo a luglio 2026, durante il conflitto del Golfo, le importazioni italiane di prodotti energetici dagli Stati Uniti, comprendenti carbone, petrolio greggio, gas naturale e prodotti petroliferi raffinati, hanno raggiunto il 15% dell'import totale di energia, con un aumento di 4,3 punti percentuali rispetto al 2025, con una quota pressoché pari a quella dell'Algeria, primo fornitore dell'Italia per soli 18 milioni di euro in più rispetto agli USA. Si tratta di un'accelerazione di una tendenza strutturale, connessa con la sostituzione delle forniture russe dopo l'invasione dell'Ucraina. Nel 2021 gli Stati Uniti rappresentavano appena il 2,7% delle importazioni energetiche italiane, quota salita al 6,3% nel 2022, al 9,6% nel 2023, per ritornare al 7,8% nel 2024 e risalire al 10,6% nel 2025. Nei cinque mesi della crisi del Golfo del 2026 il peso delle forniture USA è oltre cinque volte quello del 2021.

Nel corso della crisi di Hormuz l'Italia è il 5° paese UE importatore di energia dagli Stati Uniti, con una quota del 9,3% sul totale dell'energia importata dagli USA dall'Unione europea. La quota più elevata è quella dei Paesi Bassi (27,9%), seguiti da Francia (19,0%), Spagna (12,2%) e Germania (11,2%). Nel confronto con la media del 2025, l'Italia è il paese che registra il maggiore aumento del peso della quota sul totale dell'import energetico UE dagli Stati Uniti, con un incremento di 1,9 punti percentuali, davanti alla Germania (+1,3 p.p.), mentre rimane stabile la quota dei Paesi Bassi e scendono le quote di Francia (-2,0 p.p.) e Spagna (-2,2 p.p.).

Dagli Stati Uniti dominano le forniture di GNL, che nei sei mesi della guerra del Golfo rappresentano il 60,8% dell'import energetico dagli USA, con il petrolio greggio al 33,5%. La quota del gas è salita dal 33,1% del 2024 e nel 2026 si consolida ulteriormente rispetto al 57,7% del 2025. Gli USA si confermano nettamente il primo fornitore con il 73,6% dell'import totale di GNL, davanti ad Algeria (8,2%), Qatar (5,2%) e Nigeria (4,3%). Nel 2021 era il Qatar il principale fornitore con oltre i due terzi (67,8%) del GNL importato, davanti ad Algeria (15,6%), mentre la quota degli Stati Uniti si fermava all'8,5%.

La crisi del Golfo ha dunque rafforzato il ruolo degli Stati Uniti nella diversificazione delle forniture energetiche, con una crescente concentrazione degli acquisti di GNL sul mercato americano, che aumenta l'esposizione dell'economia italiana alle scelte commerciali ed energetiche di Washington.

Rubrica Imprese ed energia su QE-Quotidiano Energia del 3 novembre 2026

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