WWF Italia Onlus

10/04/2026 | Press release | Distributed by Public on 10/04/2026 02:30

Decarbonizzare la pesca europea: la transizione passa anche dalla salute del mare

Un nuovo brief realizzato da WWF, ClientEarth, Seas At Risk, Coalition Clean Baltic ed Environmental Justice Foundation traccia una possibile roadmap verso la neutralità climatica della pesca europea: ricostituzione degli stock ittici, riduzione delle pratiche più impattanti e una transizione giusta che coinvolga i pescatori.

L'Unione europea si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050: un obiettivo che richiede il contributo di tutti i settori produttivi, compresa la pesca. La decarbonizzazione della flotta è oggi uno dei temi centrali nel dibattito sul futuro della Politica Comune della Pesca (PCP), in particolare rispetto alla modernizzazione delle imbarcazioni e alla gestione della capacità di pesca.

Decarbonizzare la pesca non significa solo cambiare motore

A livello globale, le emissioni dirette della pesca rappresentano circa il 4%1 delle emissioni associate alla produzione alimentare. Questi dati non includono tuttavia le emissioni indirette lungo la filiera, né tutti gli impatti climatici generati dalle attività di pesca stesse.

Il carburante rappresenta da solo tra il 69% e il 90% delle emissioni del settore fino al momento dello sbarco, oltre a costituire una delle principali voci di costo operativo, soprattutto per le tecniche a maggiore intensità energetica. Ridurre il consumo di combustibili fossili è quindi una priorità sia dal punto di vista climatico sia da quello economico. Tuttavia, per molti operatori della piccola pesca la transizione verso soluzioni a basse o zero emissioni rimane complessa, a causa dei costi di investimento, dei limiti tecnologici ancora esistenti e della necessità di un adeguato sostegno pubblico.

La transizione energetica non richiede una maggiore capacità di pesca

Il rinnovo della flotta deve garantire che la modernizzazione non determini un aumento della capacità di pesca e della pressione sugli ecosistemi. Un recente studio commissionato da Seas At Risk mostra che, anche nello scenario di decarbonizzazione più ambizioso, la flotta europea potrebbe effettuare la transizione restando complessivamente entro gli attuali limiti di capacità previsti dalla PCP.

Non tutte le attività di pesca hanno lo stesso impatto climatico

Secondo il più recente studio della Commissione europea sui possibili percorsi di riduzione delle emissioni della pesca europea verso il 2050, la pesca a strascico demersale e con reti a circuizione rappresentano insieme circa la metà delle emissioni dirette del settore, con un'intensità media di 2,9 kg di CO₂ equivalente per chilogrammo di prodotto sbarcato.

Lo studio evidenzia inoltre che è soprattutto la tecnica di pesca, e non semplicemente la dimensione delle imbarcazioni, a determinare l'intensità delle emissioni. Una distinzione importante per orientare le politiche di decarbonizzazione verso le attività maggiormente impattanti, evitando approcci indifferenziati che rischiano di penalizzare anche la pesca artigianale.

La transizione deve quindi favorire il progressivo superamento delle pratiche più distruttive ed energivore e assicurare che la capacità delle flotte sia compatibile con quanto gli ecosistemi possono sostenere.

Ricostituire gli stock ittici significa anche ridurre le emissioni

Una delle soluzioni più importanti non riguarda la tecnologia, ma la salute degli ecosistemi marini.

Stock ittici sani e abbondanti possono ridurre il tempo, le distanze e lo sforzo necessari per raggiungere le catture, diminuendo il consumo di carburante e i costi operativi.

Porre fine alla pesca eccessiva e favorire il recupero delle popolazioni ittiche può quindi contribuire contemporaneamente alla tutela della biodiversità, alla decarbonizzazione e alla resilienza economica della pesca.

Oltre l'efficienza energetica: serve una transizione giusta e partecipata

La decarbonizzazione richiede anche una distribuzione più equa delle opportunità e degli strumenti di sostegno.

La piccola pesca costiera rappresenta il 76% delle imbarcazioni attive dell'UE e il 53% degli occupati a bordo. Nel Mediterraneo, tuttavia, solo il 3% dei fondi dell'European Maritime and Fisheries Fund (EMFF) 2014-2020 destinati alla flotta è stato assegnato alla piccola pesca.

La transizione deve quindi essere costruita insieme ai pescatori e accompagnata da strumenti finanziari adeguati e accessibili, tenendo conto delle diverse caratteristiche e necessità delle flotte e senza penalizzare gli operatori della piccola pesca.

Il WWF sperimenta una transizione che parte dai pescatori

Attraverso il progetto Pescare Oggi per Domani, WWF Italia accompagna la piccola pesca artigianale verso modelli più sostenibili, coinvolgendo direttamente i pescatori attraverso percorsi partecipativi e tavoli di cogestione. A Chioggia e Caorle, un progetto pilota realizzato con pescatori, ricercatori e aziende specializzate sperimenta vernici antivegetative prive di biocidi che riducono il biofouling e l'attrito degli scafi, con benefici per consumi di carburante, costi operativi ed emissioni.

WWF Italia ha inoltre accompagnato i pescatori nell'accesso ai fondi europei per la pesca, attraverso attività di formazione e assistenza tecnica. Questo supporto ha contribuito all'approvazione di 20 progetti pilota, che prevedono interventi per rendere la piccola pesca più sostenibile, dall'acquisto di attrezzi più selettivi all'installazione di pannelli solari.

Un esempio concreto di come la decarbonizzazione possa combinare innovazione, partecipazione dei pescatori e tutela degli ecosistemi marini.

WWF Italia Onlus published this content on October 04, 2026, and is solely responsible for the information contained herein. Distributed via Public Technologies (PUBT), unedited and unaltered, on October 04, 2026 at 08:30 UTC. If you believe the information included in the content is inaccurate or outdated and requires editing or removal, please contact us at [email protected]