Amnesty International – Sezione Italiana OdV

10/09/2026 | Press release | Archived content

Usa: l’attacco di Trump alla Cpi richiede una risposta globale

Amnesty International ha sottolineato come, con le sanzioni imposte alla Corte penale internazionale (Cpi), l'amministrazione statunitense punti a distruggere la Corte e a impedire che i responsabili dei più gravi crimini di diritto internazionale siano chiamati a risponderne. Gli stati devono adottare tutte le misure necessarie per contrastare questo attacco e proteggere attivamente la Cpi.

Erika Guevara Rosas, alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International, ha dichiarato:

"Le sanzioni del presidente Trump mirano a isolare la Corte penale internazionale fino a provocarne la distruzione. Questo attacco, che ne minaccia la stessa esistenza, non deve avere successo. Gli stati devono adottare misure concrete per opporsi all'imposizione di queste sanzioni e proteggere attivamente la Corte".

"La timidezza degli stati, il loro atteggiamento accomodante e la riluttanza a contrastare gli attacchi alla giustizia internazionale hanno incoraggiato chi cerca di indebolirla. Siamo di fronte a un momento decisivo, che richiede coraggio, solidarietà e azioni concrete. La difesa della Corte penale internazionale è uno dei terreni fondamentali dello scontro tra chi pretende che il diritto si pieghi al potere e che sia garantita l'impunità ai responsabili di crimini di guerra e genocidio, e chi si batte perché siano accertate le responsabilità, sia garantita l'uguaglianza di fronte alla legge e sia fatta giustizia per le vittime. Il futuro della Corte penale internazionale, e della stessa giustizia internazionale, dipenderà dalla volontà dei governi e delle persone di difenderla".

"La Corte penale internazionale rappresenta una delle conquiste più importanti dell'ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale. Incarna una promessa semplice ma fondamentale: chi è responsabile di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra può essere chiamato a risponderne, indipendentemente dal potere che detiene, dalla carica che ricopre o dalla sua nazionalità. La Corte non è perfetta, ma rappresenta una delle principali vie, e talvolta l'unica, per arrivare alla verità, alla giustizia e alla riparazione".

Negli ultimi anni la Corte penale internazionale ha emesso mandati d'arresto nei confronti del presidente russo Vladimir Putin e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il mese prossimo inizierà il processo a carico dell'ex presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte.

"La Cpi conta 125 stati membri, che devono adottare misure concrete per difenderla. Tra queste figurano il sostegno politico e finanziario, l'adozione di leggi nazionali e regionali che contrastino gli effetti delle sanzioni e garantiscano alla Corte la possibilità di continuare ad accedere ai servizi e ai sistemi essenziali per il suo funzionamento, l'opposizione a ogni tentativo di ostacolarne il lavoro e la piena collaborazione alle indagini e all'esecuzione dei mandati d'arresto".

"È stata oltrepassata un'ultima linea invalicabile. Questo attacco mette in discussione la possibilità stessa di chiamare a rispondere dei più gravi crimini di diritto internazionale coloro che ne sono responsabili, per quanto potenti possano essere. In gioco non c'è soltanto il futuro della Corte, ma quello della stessa giustizia internazionale. Spetta ora a chi crede nei diritti umani, nel diritto internazionale e in una giustizia uguale per tutte le persone tracciare nuovamente quella linea e difenderla".

"L'umanità deve vincere".

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