CNCA - Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza

07/08/2026 | News release | Distributed by Public on 07/08/2026 08:30

“Futuri accoglibili di comunità e pace”, il progetto realizzato con il sostegno dell’8×1000 della CEI

"Futuri accoglibili di comunità e pace" è il progetto realizzato nell'anno 2026 con il sostegno dei fondi dell'8×1000 erogato dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Il sostegno riconosciuto, anche per questo anno, dall'ente della Chiesa cattolica italiana, rappresenta un elemento importante per la continuità dell'impegno del CNCA nel realizzare la propria azione di sviluppo di comunità accoglienti su tutto il territorio nazionale.

La proposta progettuale, che in modo trasversale sostiene l'operatività di diversi progetti in corso di svolgimento da parte del CNCA e del CNCA odv, si propone di offrire una cornice di senso per accompagnare le domande e la ricerca di risposte per realizzare la visione di comunità accoglienti.

In questi ultimi anni si è fatta strada l'idea che per realizzare davvero condizioni per un welfare "ricco di diritti" e non tanto e non solo "di prestazioni", per conseguire davvero coesione e solidarietà nelle comunità, dove giustizia sociale e ambientale vadano a braccetto, dove al centro vi sia il rispetto della persona nella sua integrità, occorra concentrarsi su un paziente lavoro di cura, di tessitura e ricucitura degli strappi generati dai conflitti, dalla violenza, dalle diseguaglianze, lavorando sui contesti oltre che con e per le persone.

Il nostro compito, infatti, non può esaurirsi nel prendersi cura delle persone.

La cura implica una pluralità di pratiche, relazioni, visioni che cambia forma a seconda dello sguardo da cui la si osserva. Cura è guardare la persona, non la patologia, è riportare la persona al centro, ridarle dignità, visibilità, diritti. Cura è rigenerazione urbana e sociale, lavoro sui territori, sulle comunità, sugli spazi vissuti, trasformando luoghi abbandonati in luoghi di senso. Cura implica, quindi, prendersi cura delle relazioni, dei territori, del futuro.

Nel percorso fatto in questi anni abbiamo riconosciuto anche il fatto che molte realtà già hanno messo in pratica questo sguardo e che quindi si tratta, innanzitutto, di riconoscere i cambiamenti già in corso. Non c'è da inventare un futuro, ma piuttosto accorgersi che alcuni futuri stanno già germogliando. Non si tratta di aggiungere futuri, ma di generarli insieme, ogni giorno, nei territori in cui viviamo e lavoriamo. "Futuri" non è ciò che deve venire: è un modo di abitare il presente coltivando possibilità che diventano prossime. È la pratica del noi, un noi collettivo, molteplice, che diventa metodo, linguaggio, responsabilità condivisa. È il racconto di una comunità che, attraversando crisi e mutamenti, sceglie la relazione come forma di politica. I futuri accoglibili sono quindi intrecci: di lavoro e dignità, di diritti e cura, di pace e attraversamento, di terra e lentezza. Nessuno genera futuro da solo: il futuro si apre camminando, perdendo e ritrovando l'orientamento, ascoltando voci che arrivano da direzioni diverse.

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