07/07/2026 | Press release | Distributed by Public on 07/07/2026 07:13
"Le parole di chi strumentalizza i numeri non sono una proposta politica ma l'ennesimo tentativo di trasformare le persone più fragili in un bersaglio da utilizzare per raccogliere consenso. È una scelta che non rende più sicura Reggio Emilia e non offre alcuna soluzione concreta ai problemi della città.
C'è però un aspetto che troppo spesso viene taciuto e che merita di essere detto con chiarezza. Le persone di cui si parla non sono tutte uguali, e non sono tutte straniere. Dietro i numeri ci sono storie molto diverse: persone la cui vita si è spezzata per ragioni che possono riguardare chiunque. Problemi di salute mentale, perdita del lavoro, una malattia lunga, una separazione che ha azzerato un equilibrio economico già fragile. La difficoltà di accedere al mercato degli affitti, anche avendo un reddito da lavoro. Spesso questi fattori si sommano e si amplificano a vicenda, spingendo le persone ai margini. Spesso in strada. Ci sono anche persone che provengono da contesti di guerra, persecuzione o povertà estrema, con percorsi migratori complessi e diritti riconosciuti dalla legge a essere prese in carico dai servizi. Ma ridurre il fenomeno alla sola dimensione migratoria sarebbe sbagliato, oltre che falso.
Per questo il Comune attribuisce il domicilio presso Piazza Prampolini 1 a chi non dispone di una residenza o di un'abitazione. Non è un privilegio e non è un favore: è uno strumento previsto dall'ordinamento per garantire diritti fondamentali. Senza un domicilio, una persona rischia di non poter accedere al medico di base, ai servizi sanitari e sociali, ai percorsi di inserimento lavorativo, alla possibilità di ricevere comunicazioni ufficiali e di avviare un percorso di autonomia. Negare questo diritto non farebbe sparire il problema: significherebbe semplicemente aumentare l'emarginazione e rendere ancora più difficile qualsiasi percorso di inclusione.
Vale anche precisare che la residenza anagrafica per chi è privo di fissa dimora, quando sussistono i requisiti previsti dalla legge - e cioè quando il territorio costituisce il centro dei propri movimenti - non è una scelta discrezionale del Comune: è un obbligo previsto dalla legge nazionale e ribadito dalle Linee guida ministeriali. La residenza per le persone senza dimora è riconosciuta come Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali (LEPS) e il suo carattere obbligatorio è stato ulteriormente rafforzato dalla legislazione più recente, inclusi i finanziamenti PNRR per le Stazioni di Posta e i progetti Housing First, che hanno esplicitamente incluso la residenza anagrafica tra gli strumenti fondamentali di contrasto alla marginalità estrema.
Chi fornisce una lettura distorta dei numeri lo fa anche un evidente elemento di demagogia. Si cerca di attribuire responsabilità al Comune su fenomeni che dipendono in larga parte da scelte nazionali. Basti pensare che il Governo ha programmato oltre 450.000 ingressi regolari per lavoro tra il 2023 e il 2025, senza accompagnare questa scelta con adeguati investimenti sull'integrazione: corsi di lingua italiana, politiche abitative, percorsi di inclusione sociale, sostegno all'inserimento lavorativo e strumenti di tutela per chi perde il lavoro e rischia di perdere anche il permesso di soggiorno. È il limite di un sistema che continua a essere condizionato dalla legge Bossi-Fini: si aprono canali di ingresso, ma non si costruiscono le condizioni perché le persone possano davvero diventare parte della comunità. E poi si scaricano sui territori le conseguenze di queste scelte, accusando i Comuni invece di affrontare le vere responsabilità. Il Comune di Reggio Emilia fa la sua parte.
Parlare di minori stranieri non accompagnati come se fossero un'emergenza da additare significa dimenticare una verità semplice: stiamo parlando di ragazzi e ragazze che hanno affrontato viaggi durissimi, che spesso hanno perso tutto e che arrivano nel nostro Paese senza una famiglia, senza protezione e senza alcuna certezza sul futuro. Ridurli a un numero o a uno slogan significa negare la loro umanità.
La marginalità sociale è un fenomeno complesso che non si risolve con uno slogan o individuando un capro espiatorio. Per noi la sicurezza è una priorità, ma è una sicurezza intesa nel suo significato più profondo: tutela delle persone, convivenza civile, coesione sociale e prevenzione delle situazioni di degrado.
Per questo, il Comune ha appena pubblicato un avviso di co-progettazione rivolto a cooperative ed associazioni per integrare luoghi e servizi per l'accoglienza delle persone in strada e per coloro, compresi nuclei familiari, che sono a rischio sfratto. Si tratta dell'Avviso di co-progettazione dell'Albergo Sociale diffuso, che ci sembra la risposta che la città chiedeva per mettere insieme, collettivamente, forze e competenze per contrastare la grave emarginazione.
L'accoglienza non è una colpa: è un dovere previsto dalla legge e dai valori su cui si fonda una comunità democratica. Reggio Emilia è la città che ospita Emergency, che ha fatto dei nidi con il Reggio Approach un modello riconosciuto nel mondo, che ha investito nelle scuole inclusive e che considera ogni persona una risorsa. Questo è il modello che vogliamo continuare a costruire: sicurezza, diritti e dignità insieme. Per questo voglio ringraziare le volontarie e i volontari, le operatrici e gli operatori sociali, gli educatori e le associazioni che ogni giorno, spesso nel silenzio, dedicano tempo e umanità all'accompagnamento di chi è più fragile. Sono loro il volto migliore di Reggio Emilia: il loro lavoro merita rispetto e sostegno, non di essere delegittimato da una narrazione che alimenta soltanto diffidenza e paura.
Governare non significa alimentare paure o individuare un nemico ogni settimana: significa affrontare la complessità. C'è una differenza enorme tra confrontarsi sulle soluzioni e costruire consenso sulla paura. Noi scegliamo la strada della responsabilità, del rispetto e del coraggio", conclude Annalisa Rabitti, assessora a Cura delle persone, con deleghe a Politiche sociali, Sostegno alle famiglie, Politiche per la casa, Città senza barriere e Pari opportunità, del Comune di Reggio Emilia.
Ultimo aggiornamento: 07-07-2026, 15:11