CONSULTORI. PELLEGRINO (AVS): SIANO PARTE INTEGRANTE DI CASE COMUNITÀ
(ACON) Trieste, 6 feb - "Il Dm 77 individua il consultorio come servizio chiave della sanità territoriale. Eppure, nei protocolli operativi delle case di comunità il consultorio continua a non essere pienamente integrato. È una scelta che apre un vuoto assistenziale e tradisce l'idea stessa di casa di comunità come accesso semplice, unitario e vicino alle persone".
Lo dichiarano in una nota congiunta Serena Pellegrino, consigliera regionale di Avs e Tiziana Cimolino ed Elisa Moro, esponenti di Avs Trieste.
"Una casa di comunità che non incorpora il consultorio non semplifica: frammenta. Il cittadino - proseguono - non trova una vera 'porta d'ingresso', ma un insieme di servizi scollegati, con percorsi opachi e rimbalzi che aumentano disuguaglianze e ritardi nelle cure. E soprattutto perde la dimensione preventiva, sociale e di presa in carico che il consultorio garantisce. L'assenza di un'integrazione strutturata impedisce di intercettare a livello locale bisogni e disagi che poi finiscono per intasare gli ospedali".
"In ambito ginecologico-ostetrico molte urgenze minori e situazioni non patologiche potrebbero essere gestite in consultorio, anche attraverso il lavoro delle ostetriche, evitando accessi inutili. Sul fronte della salute mentale e del disagio giovanile - si evidenzia nella nota stampa -, la presenza di supporto psicologico e sociale rappresenta un primo filtro fondamentale: quando manca, le crisi esplodono più tardi e più gravemente, spesso direttamente al pronto soccorso".
"Se il consultorio fosse parte integrante dei percorsi della casa di comunità, la territorialità diventerebbe reale: multidisciplinarità tra medici di medicina generale, infermieri di famiglia, assistenti sociali e psicologi; cura di prossimità nel distretto, con minori costi e minore stress per le persone e le famiglie, soprattutto quelle più fragili. Il rischio - concludono le esponenti di Avs -, altrimenti, è che le case di comunità si riducano a semplici contenitori di ambulatori, perdendo proprio l'elemento che le rende coerenti con la riforma: prevenzione, integrazione sociosanitaria e presa in carico. Senza questa fusione, l'obiettivo di ridurre il ricorso all'ospedale resta difficile da raggiungere". ACON/COM/sm