08/04/2026 | Press release | Distributed by Public on 08/04/2026 05:37
(Arv) Venezia, 4 agosto 2026
"Il vicepremier Antonio Tajani, invece di fare demagogia su Ceuta, dovrebbe preoccuparsi del vero colabrodo rappresentato dal confine orientale e dalla rotta balcanica che entra in Italia attraverso il Friuli-Venezia Giulia. È qui che si misura la capacità dello Stato di controllare i propri confini. Continuando a sottovalutare questa emergenza, il rischio è che siano gli altri Paesi europei a valutare la sospensione di Schengen nei confronti dell'Italia, preoccupati dall'insufficiente controllo della nostra frontiera nord-orientale".
Lo dichiara Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del gruppo Misto-Futuro Nazionale, a palazzo Ferro-Fini.
"Il Friuli-Venezia Giulia rappresenta da anni la principale porta d'ingresso della rotta balcanica verso l'Italia. A Trieste, ma anche nei valichi di Gorizia, Cividale e Tarvisio, continuano ad arrivare migliaia di migranti irregolari che attraversano il confine dopo essere transitati nei Balcani occidentali. Una situazione che produce pesanti ricadute sul territorio, con crescenti problemi di sicurezza, episodi di criminalità, pressione sulle strutture di accoglienza e sulle Forze dell'Ordine.
Nel 2025 sono state assistite quasi 10.000 persone giunte a Trieste dalla Slovenia, mentre solo una parte è stata intercettata ai controlli di frontiera. I respingimenti, da soli, non sembrano sufficienti a fermare il fenomeno, poiché molti migranti tentano più volte l'ingresso fino ad eludere i controlli. Parallelamente - commenta Valdegamberi - continuano ad operare organizzazioni criminali specializzate nel traffico di esseri umani e nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina".
"Esiste inoltre un aspetto che ritengo debba essere chiarito fino in fondo. Chiedo al Governo di verificare se una quota significativa dei migranti provenienti da Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e da altri Paesi asiatici raggiunga legalmente, con voli di linea, aeroporti dei Balcani occidentali, in particolare Pristina, Sarajevo e altre destinazioni dell'area, sfruttando regimi di esenzione o procedure agevolate per il rilascio dei visti. Da lì verrebbero poi affidati ai passeur che, dietro compenso e dopo la distruzione dei documenti di identità, li accompagnerebbero lungo Bosnia, Serbia, Croazia e Slovenia fino al confine italiano. Se tale dinamica fosse confermata, - osserva Valdegamberi - ci troveremmo di fronte a un sistema organizzato che richiede un'immediata iniziativa diplomatica e investigativa".
"Per questo - aggiunge Valdegamberi - chiedo che il Parlamento promuova specifiche interrogazioni al Governo e che vengano coinvolte le autorità europee per verificare il funzionamento delle politiche dei visti nei Paesi dei Balcani occidentali candidati all'adesione all'Unione europea. Non è più rinviabile un deciso rafforzamento della sorveglianza del confine orientale. Servono più uomini più mezzi e un massiccio impiego di tecnologie moderne: droni a lungo raggio, termocamere, sensori di movimento, fototrappole e sistemi di videosorveglianza, oltre al potenziamento dei pattugliamenti congiunti con Slovenia e Croazia".
"Occorre inoltre accelerare l'attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, realizzando gli hotspot, i centri per le procedure accelerate di frontiera, le strutture per l'identificazione e il trattenimento amministrativo e dotando le forze di polizia delle tecnologie necessarie per rendere effettivi i controlli previsti dalla normativa europea.
È altrettanto necessario - sottolinea Valdegamberi - esercitare una forte pressione diplomatica sui Paesi dei Balcani occidentali affinché allineino integralmente le loro politiche dei visti a quelle dell'Unione Europea e collaborino concretamente nel contrasto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di migranti.
La difesa del confine orientale non può più essere considerata un tema secondario. È una priorità nazionale che riguarda la sicurezza dei cittadini, il rispetto della legalità e la credibilità dell'Italia in Europa. Servono interventi concreti, non dichiarazioni di circostanza", conclude Valdegamberi.