Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation of the Italian Republic

09/20/2026 | News release | Distributed by Public on 09/20/2026 01:22

Tajani: «Noi non siamo in guerra, ma il Mar Rosso è strategico» (Corriere della Sera)

Ministro Tajani, dopo l'attacco che ha colpito un caccia italiano, gli Houthi hanno detto che non sono in guerra con l'Italia, ma hanno denunciato la presenza delle forze italiane nella regione. Siamo in guerra o no?

«No, non siamo in guerra. Tanto è vero che la missione europea Aspides è nata e rimane una missione difensiva, che vuole solo garantire il passaggio dei mercantili che transitano dal Mar Rosso e da Bab elMandeb proteggendoli da eventuali attacchi degli Houthi. Questo continueremo a far di fronte all'aggravamento della situazione nello stretto, sollecitando l'Unione europea a rinnovarla, perché abbiamo un forte interesse strategico: il 40% dell'intero traffico marittimo commerciale dell'Italia e il 6o% delle merci che esportiamo verso l'Asia passano attraverso il Mar Rosso. Sono mesi che diciamo di rafforzare Aspides, chiedendo agli altri Stati di intervenire al nostro fianco. Lo rifarò la prossima settimana a New York, in margine all'Assemblea generale dell'Onu». In partenza per gli Stati Uniti per l'annuale appuntamento al Palazzo di vetro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha risposto alle domande del Corriere.

II ministro Crosetto ha detto che l'Aspides rinforzata può partire anche con le sole navi nostre e della Grecia, ma che in questo caso le spese devono essere condivise dagli alleati europei. Conferma?

«Certo, o mandano altre unità o devono farsi carico di una parte del costo economico. Aspides deve assolutamente continuare ed essere rafforzata».

All'Assemblea dell'Onu vedrà tutti i capi delle diplomazie dell'Ue?

«Faremo una riunione del Consiglio esteri ad hoc. Ma di Aspides parlerò anche nell'incontro dei ministri degli Esteri del G7 e in quello della Coalizione di Roma per la sicurezza alimentare, un format che abbiamo lanciato noi e i croati, che mette insieme Med 9 (i nove Paesi mediterranei dell'Ue) e le nazioni della Lega Araba. Lo abbiamo convocato di nuovo a New York, allargando l'agenda anche alla libertà e alla sicurezza della navigazione. Sono previste anche altre riunioni, per esempio quella con gli amici dei Balcani».

Lei incontrerà anche il segretario di Stato americano Marco Rubio. Di cosa parlerete?

«Di tutta l'attualità internazionale. Ma con Rubio firmeremo innanzitutto l'accordo sulle materie prime per rendere più sicuri gli approvvigionamenti. Include anche la cosiddetta Pax silica, che venne già firmata dagli ambasciatori Varricchio e Fertitta a Brindisi. È un'intesa di parternariato strategico sui minerali critici come le terre rare, per creare un mercato alternativo dove non sia più la Cina a dettare i corsi dei prezzi. Ne abbiamo già fatta una simile anche con l'Argentina».

Come si concilia questo accordo con il rapporto generale con gli Stati Uniti e l'amministrazione Trump, con i quali ci sono molti altri punti di frizione?

«È un accordo concreto di politica industriale e commerciale reciprocamente vantaggioso. Con gli Usa dove siamo d'accordo, il dialogo è continuo e strutturato. Poi quando ci sono cose sulle quali non siamo d'accordo, lo diciamo chiaramente. Ma l'America rimane il nostro principale alleato. Guardi alla Groenlandia: abbiamo fatto bene a dire con fermezza che eravamo contro ogni ipotesi di annessione e ora si è giunti a un'intesa tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia. Mi fanno sorridere quelli che dicono che dobbiamo essere sempre più svincolati dagli Usa, ma poi sono contrari alle spese per la difesa e la sicurezza. Se vuoi essere un interlocutore credibile, devi essere autonomo».

Ma i nuovi problemi nel Mar Rosso li abbiamo per colpa degli Stati Uniti, che hanno scatenato la guerra in Iran.

«Un conflitto che non abbiamo condiviso e dove siamo sostenitori della pace. A New York, nonostante abbiamo posizioni molto critiche verso Teheran, soprattutto sul tema del nucleare militare, vedrò anche il ministro degli Esteri iraniano».

Cosa pensa della proposta di Ursula von der Leyen di fare del Canada il primo Paese assoiato dell'Ue?

«Mi pare una cosa ovvia. Il Canada fa parte della Nato, del G7, è un interlocutore strategico dell'Europa, quindi non mi scandalizzo per nulla. Poi vedremo i dettagli, le procedure concrete, ma l'idea non è né strana né preoccupante».

Trump però lo vede come un atto ostile verso l'America.

«Non è come la vedo io. Il Canada è un alleato storico degli Usa. Non è un contrasto, per quanto importante, a poter cancellare questa realtà geopolitica. Per quanto ci riguarda, l'associazione col Canada non avrebbe alcuna funzione antiamericana».

Di cosa parlerà nel suo intervento a nome dell'Italia all'Assemblea plenaria?

«Sarà tutto concentrato sulla sicurezza cibernetica, le minacce ibride e l'uso dell'intelligenza artificiale, dove difenderò la necessità di far prevalere il ruolo umano, come ha detto lo stesso papa Leone. Ma vorrei dirle un'altra cosa, su un tema diverso».

Prego.

«AfD ha organizzato a Berlino un convegno al Bundestag in occasione degli 8o anni dell'accordo di Parigi tra De Gasperi e Gruber sul Südtirol, tema col quale non c'entra nulla. Ma il manifesto di presentazione parla chiaro: c'è una cartina geografica con il Südtirol come Stato a parte, indipendente. Detto altrimenti, AfD sostiene e promuove la secessione del Südtirol dall'Italia. E un fatto gravissimo e chiederemo come ciò possa avvenire dentro il Parlamento tedesco. In ogni caso, lo dico ai sovranisti di casa nostra, conferma ancora una volta che Alternative für Deutschland è un partito antitaliano, il peggior nemico del nostro Paese».

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