09/30/2026 | News release | Archived content
Prendersi cura dei luoghi sottratti alla criminalità per farne occasioni di crescita, partecipazione e cittadinanza attiva. Un impegno che mette al centro i giovani e le comunità.
Un terreno in cui piantare le tende, una casa in cui incontrarsi, uno spazio da aprire al quartiere. Quando un bene confiscato torna a essere vissuto, non cambia soltanto la sua destinazione: cambiano le relazioni che lo attraversano e le possibilità che offre. Dove la criminalità ha imposto i propri interessi, possono trovare posto l'educazione, il servizio e la partecipazione.
È in questa prospettiva che si colloca l'impegno dell'AGESCI, fondato sulla convinzione che il contrasto alle mafie passi anche dalla crescita di persone libere, consapevoli e responsabili. Una
scelta educativa che alimenta la collaborazione con Libera e che riconosce nella promozione della giustizia e della legalità una responsabilità da vivere ogni giorno, nei propri territori.
La giustizia si impara facendo
Un bene confiscato può essere molto più di una sede o di un luogo in cui svolgere attività. Può diventare uno spazio in cui interrogarsi sulla storia del territorio, incontrare chi si impegna per cambiarlo e scoprire che ciascuno ha qualcosa da offrire alla comunità.
Per ragazzi e ragazze, partecipare a un'esperienza di servizio in questi luoghi significa misurarsi con una responsabilità concreta: dedicare tempo ed energie a qualcosa che non appartiene soltanto a sé. I percorsi promossi dall'AGESCI insieme a Libera puntano proprio a questo: fare dell'impegno per i beni comuni un'occasione di partecipazione e inclusione, capace di proseguire anche dopo un campo, attraverso nuove iniziative nelle comunità di provenienza.
La sfida, quindi, non si esaurisce nel recupero di un edificio o nella cura di un terreno. Chiede continuità, ascolto e collaborazione. Per questo, il lavoro comune comprende il confronto tra chi gestisce i beni, lo scambio di esperienze e il sostegno reciproco: strumenti per dare solidità ai progetti e condividere la responsabilità educativa nei confronti dei giovani coinvolti.
Luoghi che raccontano un cambiamento possibile
A Palermo, la Base Scout Internazionale Volpe Astuta, a Fondo Micciulla, racconta questa possibilità attraverso l'esperienza del Cantiere nazionale R/S "da Aquile a Volpi Randagie". Nell'edizione 2026, trentacinque rover e scolte provenienti da tutta Italia hanno condiviso sei giorni di servizio, incontri e approfondimento. La manutenzione della base, le testimonianze e le attività con i ragazzi del quartiere hanno dato forma a un'idea di giustizia fatta di cura, relazioni e responsabilità quotidiana.
A Erbè, in provincia di Verona, la base scout "Airone - in memoria di Marco Padovani" è nata dalla trasformazione di un bene confiscato e assegnato dal Comune al Gruppo scout. Inaugurata nel 2011, la struttura è diventata un punto di riferimento anche per le associazioni del territorio. Una storia che mostra come il riutilizzo sociale possa dare nuova vita a uno spazio e aprirlo a una comunità più ampia.
Sono esperienze diverse, accomunate da una domanda educativa: come rendere questi luoghi capaci non soltanto di accogliere attività, ma di generare partecipazione? La risposta si costruisce insieme a chi li abita, li cura e li rende accessibili agli altri. Scopri di più https://gpn.agesci.it/beni-confiscati/