05/21/2026 | News release | Distributed by Public on 05/21/2026 08:57
Lo scorso 12 maggio l'UNESCO ha pubblicato il suo primo Rapporto sulle tendenze globali nell'istruzione universitaria.
I nuovi dati permettono una lettura parzialmente positiva, ma con alcune preoccupanti limitazioni. Come sottolineato dal Direttore Generale dell'UNESCO, Khaled El-Enany, a una crescita di domanda di istruzione universitaria non corrisponde infatti un'equa distribuzione delle opportunità a livello globale.
Nell'ultimo ventennio, il numero di studenti iscritti alle università di tutto il mondo è più che raddoppiato, raggiungendo i 269 milioni nel 2024, ossia il 43% della popolazione mondiale in età di istruzione superiore (tipicamente tra i 18 e i 24 anni). La distribuzione di questi numeri è tuttavia impari: mentre l'80% della popolazione giovane dell'Europa occidentale e del Nordamerica è iscritta a corsi universitari, il numero cala visibilmente negli altri continenti, attestandosi a 30% nell'Asia sud-occidentale e addirittura al 9% nell'Africa sub-sahariana.
Inoltre, un terzo delle iscrizioni globali è effettuato presso istituzioni private, arrivando ai due terzi in America del Sud e nei Caraibi, con picchi elevati anche in Giappone e Corea del Sud. Solo un terzo degli Stati del mondo prevede per leggo la presenza di università pubbliche gratuite.
Per quanto riguarda invece il completamento degli studi, l'ultimo decennio non registra un incremento altrettanto importante: dal 2013 al 2024 la percentuale globale è salita soltanto dal 22 al 27%.
In questo stesso periodo di tempo, la mobilità internazionale è triplicata, con ca. 7.3 milioni di studenti internazionali rispetto ai 2.1 del 2000. Tuttavia, soltanto il 3% degli studenti mondiali beneficia della possibilità di uno studio all'estero. Metà di questa frazione si colloca in solo sette Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Germania, Canada, Federazione Russa e Francia), seguiti da vicino da Paesi in rapida crescita come Turchia ed Emirati Arabi Uniti. La tendenza generale è quella della mobilità intra-regionale, soprattutto nell'America del Sud, dove la meta più quotata risulta essere l'Argentina.
Tra gli strumenti che più hanno contribuito in questi ultimi anni alla promozione della mobilità internazionale studentesca è opportuno menzionare la Convenzione Globale dell'UNESCO sul riconoscimento delle qualificazioni di istruzione superiore e i suoi equivalenti regionali, che stabilisce principi universali per un riconoscimento equo, trasparente e non discriminatorio delle qualificazioni universitarie e che dal 2019 è stata ratificata da 93 Paesi nel mondo.
Per quanto riguarda le questioni di genere, il Rapporto certifica che le donne nell'istruzione universitaria superano ormai uomini, con 114 donne iscritte all'università per ogni 100 uomini nel 2024. La parità di genere è stata raggiunta in tutte le regioni del globo, eccezion fatta per l'Africa sub-sahariana. Il maggiore incremento si osserva nell'Asia centrale e meridionale, regione in cui la presenza di donne iscritte all'università è andata da una proporzione di 68 a 100 nel 2000 fino alla parità raggiunta nel 2023. Tuttavia, le donne rimangono ancora sottorappresentate a livello dottorale, e detengono solo un quarto dei ruoli apicali in ambito accademico.
In merito infine al supporto nei confronti dei gruppi di persone sottorappresentate, soltanto un terzo degli Stati mondiali hanno messo in atto delle misure a sostegno del loro ingresso in ambito accademico: tra i Paesi che hanno ridotto o abolito le tasse universitarie per determinati gruppi c'è anche l'Italia. Nel caso dei rifugiati, che pure registrano un aumento nelle iscrizioni dall'1 al 9%, questa categoria incontra ancora numerosi ostacoli nel suo cammino universitario, dovuti principalmente alla difficoltà di ottenere l'equipollenza dei titoli di studio nei Paesi di arrivo. L'UNESCO contribuisce a questa tematica col Passaporto delle Qualificazioni, uno strumento per riconoscere i titoli accademici, professionali e tecnici dei rifugiati e delle persone costrette alla migrazione, attualmente implementato in numerosi Paesi africani.
Gli investimenti governativi in ambito universitario si attestano oggi allo 0.8% ca. del PIL mondiale, ma si registra in tutto il mondo un inasprimento della pressione fiscale sulle istituzioni universitarie, che necessitano pertanto di modelli innovativi per garantire un'educazione superiore elevata e inclusiva.
Nelle sezioni conclusive, il Rapporto evidenzia come la rapida crescita del numero degli studenti universitari stia mettendo sotto pressione i sistemi educativi universitari, per i quali urgono delle misure che, attraverso finanziamenti equi e sostenibili, garantiscano un'istruzione di qualità e l'accesso alle università di gruppi svantaggiati. Rimangono numerose sfide per un mondo accademico sempre più plasmato dalle tecnologie digitali e dall'intelligenza artificiale, nel quale tuttavia solo una università su cinque si è dotata di documenti di policy su questi temi.