Università Cattolica del Sacro Cuore

04/22/2026 | News release | Distributed by Public on 04/22/2026 05:37

Perugia, una finestra aperta sul futuro del giornalismo

Da mercoledì 15 a sabato 18 aprile la redazione di Magzine, testata della Scuola di giornalismo dell'Università Cattolica, ha conquistato Perugia fissando bandierine in ogni angolo: la panchina sul belvedere, la sala conferenze dell'Hotel Brufani, i tavolini della pasticceria Sandri. Noi aspiranti giornalisti abbiamo sfruttato ogni momento (e presa elettrica) per documentare quello che succedeva attorno. Abbiamo scavalcato il perimetro di solito sancito dalle mura della sede milanese di Sant'Agnese, per immergerci in una comunità di cronisti e amanti del giornalismo provenienti da tutto il mondo. È stata un'edizione speciale, la più internazionale fino ad oggi.

Sul palco del ventesimo Festival Internazionale di Giornalismo si sono alternati alcuni dei nomi più riconoscibili del panorama mediatico globale. Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace 2021, ha portato a Perugia la sua esperienza di giornalista perseguitata dal governo Duterte e la sua riflessione sul rapporto sempre più fragile tra democrazia, piattaforme digitali e disinformazione. Dall'altra parte dello spettro dei linguaggi, Dave Jorgenson - la mente dietro il canale TikTok del Washington Post, uno degli esperimenti più riusciti di giornalismo nativo dei social - ha raccontato come si faccia informazione seria senza perdere il sorriso, e soprattutto senza perdere il pubblico. Tra gli ospiti più attesi anche Yuval Abraham, regista e giornalista investigativo israeliano di +972 Magazine, premio Oscar per il documentario No Other Land.

Accademici e professionisti da tutto il mondo si sono riuniti per rispondere a grandi domande come: chi controlla l'informazione, e a che prezzo? Yuval Abraham e i suoi colleghi hanno raccontato un sistema di censura capillare in Israele, che la popolazione non solo conosce, ma in parte apprezza. Nasce così un paradosso: quando la censura è abbastanza interiorizzata, smette di sembrare tale. Adel Zaanoun, capo dell'ufficio AFP a Gaza, ha raccontato una doppia violenza: quella fisica, con i giornalisti palestinesi deliberatamente presi di mira dall'esercito israeliano, e quella simbolica, con la loro credibilità messa sistematicamente in dubbio dagli stessi media occidentali.

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