Università Cattolica del Sacro Cuore

09/02/2026 | News release | Distributed by Public on 09/02/2026 10:00

Europa, la crisi non nasce dalle migrazioni ma le migrazioni la evidenziano

In un contesto in cui non si può fare a meno di riconoscere la crisi dell'Europa, si pone in tutta la sua problematicità il tema dell'identità cristiana. Su questo ci si è confrontati durante la tavola rotonda conclusiva della XIV edizione della Summer School "Mobilità umana e giustizia globale" svoltasi a Palermo e dedicata a "incontri e scontri di culture, per una cultura dell'interculturalità". I relatori hanno proposto spunti e profezie capaci di smuovere le nostre riflessioni e di promuovere, nelle nostre realtà di vita e di impegno, una nuova cultura dell'incontro.

In particolare, S.E. Cardinale Fabio Baggio, Pro-Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede, nel suo percorso storico, ha riconosciuto come la diffusione della cultura cristiana ha sempre seguito le vie dei movimenti dei popoli, senza timore di incarnarsi nelle diverse realtà locali, per fare in modo che il Vangelo trovi un terreno fecondo in ogni luogo. Se è vero che molti aspetti della nostra vita sono profondamente segnati dalla cultura cristiana, oggi viviamo tre paradossi: la secolarizzazione (segni cristiani nella quotidianità, ma abbandono della pratica religiosa), l'arrivo di migranti che ravvivano le nostre comunità e le nostre pratiche un po' sbiadite e, infine, una rivendicazione ideologica che si spinge fino alla eliminazione dei riferimenti cristiani. In tutto questo assistiamo al rischio che il cristianesimo sia asservito alla formazione di identità nazionali o regionali: il Vangelo è destinato a tutto il mondo, amplifica la cultura e ci può portare al non-negoziabile. E, come a Pentecoste, gli apostoli sono invitati a cambiare il loro modo di parlare, perchè tutti possano ascoltare quel Vangelo destinato alla famiglia umana.

A parlare dei riferimenti filosofici che possono accompagnare nel riconoscimento della cultura come spazio di confronto e non come luogo di esclusione è stato monsignor Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo e Presidente della Fondazione Migrantes. Riprendendo il tema messianico di Gesù, l'Arcivescovo ha centrato l'attenzione sulla sua capacità di prendere su di sé il dolore dell'altro. Il rischio sembra essere quello di un cristianesimo che sta sulle difensive, che si chiude per proteggere una presunta identità in pericolo. Ecco che, allora, la mobilità umana può essere colta come "segno dei tempi", come occasione per riprendere nella quotidianità questa messianicità cristologica per farne l'atteggiamento accogliente. La capacità di riappropriarci di questa identità messianica può essere la sfida del cristianesimo oggi.

L'identità cristiana europea si declina, dunque, nelle diverse sfaccettature del dialogo, come ha evidenziato nel suo intervento Monsignor Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara - Comacchio. Il volto di Dio è già incontro, Parola e dialogo. Così sarà un lavoro quotidiano quello a cui siamo chiamati nelle nostre realtà di vita e impegno: articolare il dialogo con l'identità, promuovere l'apertura ecumenica e interreligiosa, accompagnare il dialogo interculturale. Il dialogo, poi, si fa anche incontro e progetto politico, aprendosi alla cittadinanza come spazio di crescita e di libertà. Risalendo fino all'inizio dei messaggi per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, oltre a rimettere al centro la comune umanità, i migranti possono essere visti come costruttori di diritti. Tutto questo, però, contrasta con la scuola italiana che, nonostante gli orientamenti interculturali del 2022, continua a proporre programmi incapaci di allargare lo sguardo. E poi la proposta di legge sulla remigrazione e riconquista che, anche nel linguaggio, sembra voler riportare la storia indietro, in un clima culturale che abbandona l'intercultura e il dialogo, descrive la migrazione come fenomeno disastroso e deleterio.

Tuttavia, l'immigrazione non è soltanto una sfida per l'Europa: è uno specchio che la costringe a interrogarsi sulla propria identità. È il parere della sociologa e direttrice della Summer School Laura Zanfrini che ha sottolineato come l'arrivo di persone straniere, povere e portatrici di culture e religioni diverse mette alla prova valori che affondano le radici nella tradizione cristiana europea: dignità della persona, solidarietà, tutela dei più deboli, libertà di coscienza e responsabilità verso il bene comune. La crisi, dunque, non nasce con le migrazioni, ma le migrazioni la rendono evidente. Di fronte allo straniero, l'Europa deve decidere se i diritti universali valgano davvero per tutti; di fronte al povero, se il valore di una persona possa dipendere dalla sua utilità economica; di fronte alla diversità religiosa, se la propria identità debba essere una barriera da difendere o una tradizione viva capace di confrontarsi con l'altro. L'immigrazione mette così in discussione sia l'indifferenza sia un'accoglienza astratta, incapace di misurarsi con legalità, sostenibilità e responsabilità politica. Per l'Europa cristiana la sfida non è restaurare una società del passato, ma riscoprire consapevolmente le proprie radici. In questa prospettiva, lo straniero non rappresenta necessariamente una minaccia all'identità europea: può diventare l'occasione per ritrovarla. Una sorta di "ri-cristianizzazione" che non significa riconquistare spazi di potere, ma tornare a misurare società, economia e politica a partire dalla dignità concreta di ogni persona.

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