01/10/2026 | Press release | Distributed by Public on 01/10/2026 04:02
L'8 gennaio le autorità venezuelane hanno scarcerato un limitato numero di persone detenute arbitrariamente. Secondo le organizzazioni locali della società civile, sono circa 1000 le persone attualmente private della loro libertà per motivi politici.
Tra le persone scarcerate figurano la prigioniera di coscienza Rocío San Miguel, alcuni cittadini spagnoli come José María Basoa e Andrés Martínez, il leader politico Enrique Márquez e il giornalista italo-venezuelano Biagio Pilieri.
Ana Piquer, direttrice per le Americhe di Amnesty International, ha così commentato i recenti sviluppi:
"La fine della detenzione arbitraria è un sollievo necessario e a lungo atteso per tutte le persone finalmente tornate in libertà. Il fatto che persone ingiustamente detenute, come la prigioniera di coscienza Rocío San Miguel, abbiano potuto riabbracciare i propri cari è senza dubbio una notizia positiva. Tuttavia, queste misure restano del tutto insufficienti finché centinaia di persone continuano a essere incarcerate arbitrariamente per motivi politici, come le difensore e i difensori dei diritti umani Kennedy Tejeda, Javier Tarazona, Eduardo Torres e Carlos Julio Rojas. Amnesty International chiede la loro liberazione immediata, così come quella di tutte le altre persone ancora detenute, i cui familiari e le cui comunità attendono che alle promesse del governo Rodríguez seguano fatti concreti".
"Vogliamo che la lotta instancabile delle famiglie e delle organizzazioni che le sostengono venga riconosciuta. Ci uniamo alla loro richiesta di verità, giustizia e riparazione e ribadiamo che nessuna persona in Venezuela dovrebbe più essere privata della propria libertà per motivi politici", ha proseguito Piquer.
Amnesty International respinge con fermezza il fatto che, pur essendo state detenute arbitrariamente per motivi politici, le persone scarcerate continuino a essere sottoposte a indagini e procedimenti penali arbitrari e discriminatori da parte delle autorità venezuelane. Questi procedimenti prevedono spesso misure che limitano gravemente la libertà personale - come il divieto di espatrio o l'obbligo di presentarsi periodicamente davanti ai tribunali - e contribuiscono a perpetuare un clima di paura e di continua rivittimizzazione. Per questo motivo, l'organizzazione per i diritti umani ribadisce che ogni scarcerazione deve essere accompagnata dall'archiviazione definitiva e incondizionata di tutti i procedimenti penali a carico delle persone colpite.
"Non si può ignorare il fatto che la politica repressiva del governo venezuelano rimane pienamente in vigore. Il 3 gennaio è stato dichiarato lo stato di 'conmoción exterior', uno stato d'emergenza che include una disposizione che sollecita le autorità alla 'ricerca e cattura su tutto il territorio nazionale di chiunque sia coinvolto nella promozione o nel sostegno di un attacco armato degli Stati Uniti contro il territorio della Repubblica'", ha aggiunto Piquer.
Nei giorni immediatamente precedenti alle scarcerazioni Amnesty International ha ricevuto numerose segnalazioni di nuove detenzioni arbitrarie, tra cui quelle di 14 giornalisti poi scarcerati. Questa crudele "porta girevole" di arresti e scarcerazioni deve cessare una volta per tutte.
La pratica diffusa e sistematica delle detenzioni arbitrarie per motivi politici rientra in una strategia dello stato del Venezuela volta a mettere a tacere ogni forma di dissenso, reale o percepito. Tali pratiche costituiscono crimini contro l'umanità, attualmente oggetto di indagine da parte della Procura della Corte penale internazionale, nonché di procedimenti avviati da tribunali nazionali sulla base del principio della giurisdizione universale. Amnesty International ricorda che, finché continueranno le detenzioni arbitrarie per motivi politici - anche nei confronti di persone che necessitano urgentemente di cure mediche, come Emirlendris Benítez - ci troveremo di fronte a gravi violazioni dei diritti umani e a crimini di diritto internazionale che le autorità venezuelane continuano a commettere.
"Chiediamo con la massima fermezza che venga smantellata la politica di repressione, che cessino immediatamente le detenzioni arbitrarie per motivi politici e che siano indagate - fino ai più alti livelli di responsabilità - tutte le persone che hanno una responsabilità penale individuale per queste gravi violazioni dei diritti umani e per crimini contro l'umanità", ha concluso Ana Piquer.