03/03/2026 | Press release | Distributed by Public on 03/04/2026 02:03
(Arv) Venezia, 3 marzo 2026
"In Prima commissione ci siamo astenuti sul programma 2026 presentato dal Corecom. Non l'abbiamo approvato perché riteniamo che il Comitato regionale per le comunicazioni non possa programmare sapendo che i propri componenti sono in scadenza. È una questione di sostanza più che formale. Il Corecom svolge un compito molto delicato di garanzia e monitoraggio del pluralismo informativo (par condicio) e pertanto riteniamo che nella continua innovazione del sistema delle telecomunicazioni e dell'informazione sia necessario un approfondimento sugli obiettivi sostanziali del Comitato". Sono le parole dei consiglieri regionali di Resistere Veneto, Riccardo Szumski e Davide Lovat, che aggiungono: "Il Corecom ha grande credibilità e dovrebbe avere anche molta più vicinanza con i cittadini. Chiederemo di monitorare non soltanto l'accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie per tutelare la par condicio, ma di attivarsi anche nella normale attività ordinaria della legislatura regionale. La Giunta regionale e il Consiglio regionale sono attivi, direttamente e indirettamente, nel supporto ai mezzi di informazione locale e appare logico un monitoraggio conoscitivo allo scopo di garantire l'accesso a tutti i soggetti politici ai mezzi di informazione. Notiamo, ad esempio, da quando è iniziata l'attività del Consiglio regionale di questa XII legislatura, una presenza sui mezzi di comunicazione e social molto sproporzionata del Consigliere-Presidente, Luca Zaia, rispetto a tutti gli altri consiglieri. È una evidente distorsione dovuta all'abuso del ruolo istituzionale. Già diversi Comitati regionali (Liguria, Puglia e Emilia-Romagna) hanno attivato monitoraggi obbligatori per garantire che a livello regionale non si esageri della comunicazione, cosiddetta, istituzionale".
"A proposito di trasparenza - concludono i consiglieri - riteniamo anche opportuno che il Consiglio regionale rifletta sulle Commissioni consiliari, i cui lavori non sono aperti all'osservazione neppure dei giornalisti accreditati. La presenza di osservatori durante le commissioni consiliari è generalmente garantita dai principi di trasparenza e pubblicità dei lavori istituzionali, eventualmente regolata da specifiche norme in casi eccezionali o per argomenti ritenuti sensibili".