CGIL Roma e Lazio

06/23/2026 | Press release | Distributed by Public on 06/23/2026 05:22

Satnam Singh, Cgil e Flai: chiesti 22 anni per Lovato. Processo giunto a fase decisiva per verità, giustizia e dignità del lavoro

"L'udienza che si è svolta oggi nell'ambito del processo per la morte di Satnam Singh rappresenta un passaggio importante nella ricerca della verità e della giustizia per un lavoratore che ha perso la vita in circostanze che hanno profondamente colpito il Paese e scosso le coscienze di tutte e di tutti". Lo comunicano in una nota la Cgil di Roma e Lazio, la Flai Cgil di Roma e Lazio, la Camera del Lavoro della Cgil di Frosinone Latina e la Flai Cgil di Frosinone e Latina.


"Siamo in attesa che il tribunale accerti le responsabilità penali e pronunci una sentenza che renda giustizia alla memoria di Satnam Singh e al dolore della sua famiglia. - si legge nella nota - Quello che emerge da questa vicenda, tuttavia, va ben oltre il singolo procedimento giudiziario. La gravità dei fatti contestati è evidente: dopo il drammatico incidente sul lavoro che lo aveva gravemente ferito, Satnam non sarebbe stato soccorso come ogni essere umano avrebbe avuto diritto di essere, ma abbandonato in condizioni disperate davanti alla propria abitazione. Un comportamento che, se confermato, rappresenterebbe una negazione dei più elementari principi di umanità, oltre che delle responsabilità che gravano su ogni datore di lavoro.


Allo stesso tempo, sarebbe un errore considerare quanto accaduto come una tragica fatalità o un episodio isolato. La morte di Satnam Singh è maturata dentro un sistema di sfruttamento che, in alcune aree del nostro territorio, continua a trovare spazio e convenienza economica. È il prodotto di un modello che considera il lavoro come una merce da utilizzare fino all'estremo limite, comprimendo diritti, sicurezza e dignità delle persone. Per questo il processo assume un valore che riguarda l'intera società: non si giudica soltanto la condotta di un singolo imprenditore, ma si porta alla luce un contesto nel quale il lavoro irregolare, il caporalato, il ricatto della vulnerabilità e la negazione delle tutele fondamentali sono stati troppo spesso tollerati o sottovalutati.

Questo processo è importante anche per un'altra ragione: parla a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori che ancora oggi vivono nelle stesse condizioni di ricatto, precarietà e sfruttamento in cui si trovava Satnam. Una sentenza che accerti le responsabilità e affermi con chiarezza il principio che la vita e la dignità di ogni persona vengono prima di qualsiasi interesse economico può rappresentare un segnale fondamentale per chi oggi ha paura di denunciare. Può dare forza e coraggio a chi subisce sfruttamento, lavoro nero, violazioni della sicurezza e condizioni di vita indegne, affinché scelga di non restare in silenzio e possa rivolgersi alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni prima che si verifichino altre tragedie".

"È anche per questo che la Cgil ha deciso di costituirsi parte civile nel processo. Non soltanto per chiedere giustizia per Satnam Singh e per la sua famiglia, ma per affermare un principio generale di tutela del lavoro e della dignità umana. La nostra presenza in aula vuole rappresentare tutte le persone che non hanno voce, tutti coloro che lavorano in condizioni di sfruttamento e che spesso temono di denunciare per paura di perdere il lavoro o il permesso di soggiorno. La giustizia farà il suo corso e noi ne rispetteremo l'esito. Ma il dovere delle istituzioni, delle parti sociali e dell'intera comunità resta quello di contrastare con determinazione ogni forma di sfruttamento, rafforzando controlli, tutele e diritti. Il modo migliore per onorare la memoria di Satnam Singh è fare in modo che nessun altro lavoratore debba mai trovarsi nelle stesse condizioni e che nessuno possa più considerare normale ciò che normale non è mai stato". Conclude la nota.

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