07/14/2026 | News release | Archived content
Il giorno 8 luglio 2026, presso il Circolo Sottufficiali di viale Tor di Quinto a Roma, la Marina Militare ha celebrato il Centenario dell'istituzione del Corpo delle Armi Navali. L'evento, organizzato dal Capo di Corpo del Genio della Marina, AIC Giuseppe Abbamonte, e moderato dall'ingegner Francesca Pascarella, ha riunito autorità militari, vertici dell'industria ed esponenti delle altre Forze Armate, accanto a una rappresentanza intergenerazionale di Ufficiali.
I lavori si sono aperti con l'intervento del Comandante in Capo della Squadra Navale, Ammiraglio di Squadra Aurelio De Carolis. Richiamando la forte identità della specialità, l'Ammiraglio ha sottolineato che «gli ufficiali dei corpi tecnici della Marina sono combattenti a tutti gli effetti», evidenziando il legame con l'area operativa: la Squadra Navale ha infatti alle dipendenze 113 ufficiali delle Armi Navali, oltre un quarto degli Ufficiali AN presenti in Forza Armata.
Il valore della storia e la proiezione tecnologica
Durante la sua prolusione, l'ammiraglio Abbamonte ha affidato al dialogo tra il CV Antonino Uggini e il TV Alessandra Fonzino il racconto delle origini: dagli Ufficiali di Vascello "Specialisti" del 1886 alla legge 8 luglio 1926 n. 1178, istitutiva del Corpo. Una storia intrecciata allo sviluppo della Forza Armata, dall'evoluzione delle artiglierie fino alle moderne architetture integrate cyber-fisiche.
Spazio anche alle profonde evoluzioni degli ultimi vent'anni su formazione e impiego. Con grande trasparenza, si è affrontato il delicato tema delle riforme ordinamentali, nate dalla necessità di offrire agli Ufficiali AN migliori prospettive di carriera e di accesso ai ruoli di vertice, più limitate rispetto ai colleghi dello Stato Maggiore.
A chiusura del discorso, l'ammiraglio Abbamonte ha dedicato un profondo passaggio al motto "Arma Ferunt Corda". Tratta dagli Halieutica di Ovidio, la frase descrive in origine l'istinto delle creature che portano nel cuore le difese naturali. Il frammento celebra oggi il primato dell'uomo sulla tecnologia: "I cuori portano le armi" significa che sono l'ingegno, il coraggio e la dedizione del progettista e dell'operatore a infondere un senso logico al ferro e ai circuiti. La massima efficacia si ottiene solo quando la precisione del sistema d'arma si fonde con la rettitudine del cuore che lo governa.
Gli interventi dell'AD di Leonardo Lorenzo Mariani, del Capo di Corpo emerito AIC Fabio Panacci e dell'AIC Matteo Bisceglia hanno evidenziato la centralità dell'Ufficiale AN, figura capace di unire competenze ingegneristiche e sensibilità operativa.
Di rilievo anche la lectio magistralis del professor Agostino Monorchio sulla "Nave Senziente", proiettata verso tecnologie del futuro come i metamateriali: una chiave di volta sia per ridurre la segnatura radar delle unità, sia per massimizzare l'efficienza delle comunicazioni di bordo.
A seguire, il panel conclusivo con l'ammiraglio ispettore Luigi Schinelli, il CV Francesco Pagnotta e il CF Irene Gulino ha restituito il volto più concreto della specialità attraverso tre punti di vista emblematici: quello dell'impiego fuori area, del responsabile del personale e dell'Ufficiale donna più anziana del Corpo. Ne è emerso il ritratto di professionisti capaci di coniugare sensibilità umana ed efficienza tecnica: dalla logistica complessa alla direzione degli Arsenali, fino alla progettazione e acquisizione di sistemi di combattimento sempre all'avanguardia.
L'ammiraglio Schinelli, in particolare, ha delineato l'Ufficiale AN quale "Custode della Sovranità tecnologica nel Multidominio", definendolo l'interprete fondamentale per garantire che le risorse dello Stato «non vengano dissipate in un collage di sistemi industriali chiusi e vulnerabili, ma si concretizzino in soluzioni tecnologiche sartoriali idonee a soddisfare pienamente il requisito dello Stato Maggiore». Per sostenere questo "artigianato tecnologico", ha tracciato quattro direttrici: formazione Deep-Tech, alternanza NAVARM-Arsenali, Master post-accademici e politiche di retention. Quattro pilastri invocati con forza anche per valorizzare il personale, rispondendo alle sue legittime aspettative e frenando il rischio di un esodo di preziose professionalità verso il settore privato.
Il CF Gulino ha quindi rievocato il cammino per superare l'iniziale diffidenza con la forza dei fatti e della professionalità: «Se oggi mi guardo indietro con soddisfazione, è perché penso che, insieme ai colleghi che hanno creduto in noi, abbiamo contribuito a rendere normale ciò che allora sembrava del tutto straordinario».
Il CV Pagnotta, rappresentante di Maripers, ha invece evidenziato le complesse sfide dell'organo d'impiego: l'altissima qualificazione rende gli Ufficiali AN risorse richiestissime e di assoluto pregio, a fronte di un fabbisogno di posizioni che supera di circa un terzo l'effettiva disponibilità di personale in servizio.
Un secolo dopo la fondazione, la Specialità delle Armi Navali, parte del Corpo del Genio della Marina, rinnova la sua vocazione: continuare a crescere attraverso lo studio e la ricerca, trasformando la competenza tecnica in un pilastro per lo sviluppo della Forza Armata e la sicurezza del Paese.