06/16/2026 | Press release | Distributed by Public on 06/16/2026 05:20
All'Università Campus Bio-Medico di Roma il workshop "AI & Medicina Legale" che apre il 47° Congresso Nazionale SIMLA
Roma, 16 giugno 2026 - Non fermare l'onda e nemmeno subirla: imparare a cavalcarla. È l'immagine scelta dal Professore Vittoradolfo Tambone, Ordinario di medicina legale e bioetica all'Università Campus Bio-Medico di Roma per spiegare l'approccio della medicina legale italiana verso l'innovazione: "Noi vogliamo fare surf con l'intelligenza artificiale, per una medicina legale sempre migliore". È con questo spirito che si presenta il workshop "AI & Medicina Legale", in programma il 17 giugno presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma (Edificio Cu.Bo, Via Regdo Scodro, 42): una giornata che apre e introduce il 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni, in calendario dal 18 al 20 giugno al Centro Congressi dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Largo F. Vito, 1).
Le tecnologie più avanzate vanno considerate come una "alterazione rafforzativa" perché indicano un mutamento qualitativo che concretizza le potenzialità conoscitive dell'essere umano. "È una visione che nasce nella fisica aristotelica - sottolinea il prof. Tambone - e che si adatta alla gestione del processo dell'intelligenza artificiale: la tecnologia ci aiuta a fare meglio ciò che già intendiamo fare". In quest'ottica, SIMLA ha scelto la formula del workshop: una giornata di lavoro operativa, a numero limitato, con un player tecnologico di alto livello come IBM. "Il player tecnologico - chiarisce Tambone - ci indicherà quali problematiche regolatorie la medicina legale può contribuire a risolvere, mentre noi spiegheremo cosa ci aspettiamo dalla tecnologia. L'obiettivo è una collaborazione organica per il bene comune, da cui speriamo emergano progetti operativi concreti". A fare da bussola, un preciso inquadramento etico: "L'etica del lavoro ben fatto, attraverso un rafforzamento del pensiero critico, riflessivo e dialogico".
Uno sguardo alle traiettorie evolutive della tecnologia arriva dal dott. Luca Di Piramo, Senior AI Specialist di IBM Consulting. "L'evoluzione dell'AI sta cambiando il rapporto tra persone, processi e dati - osserva -. Nell'AI tradizionale servono dati completi per addestrare modelli specifici; con la GenAI l'attenzione si sposta sulla qualità e certificazione del contesto informativo che ancora i modelli generalisti. L'AI agentica va oltre: non si limita a comprendere, ma coordina processi e interagisce con sistemi esterni, richiedendo interoperabilità e un governo più solido dei flussi". Una riflessione che si riverbera nell'ambito sanitario in un modo specifico: " In questo settore si trasforma il ruolo del professionista, che diventa supervisore attivo e garante clinico. Diventano indispensabili guardrail, tracciabilità e la supervisione umana di tutto il processo. Se la GenAI amplifica i rischi sui contenuti, l'AI agentica amplifica quelli sulle azioni". È un cambiamento decisivo perché si passa "da sistemi che predicono, a sistemi che comprendono, fino a sistemi che agiscono e la governance deve diventare sempre più end-to-end per accompagnare in sicurezza questa nuova capacità operativa".
La dimensione umana resta essenziale anche di fronte agli obiettivi individuati negli ambiti civilistico, penale e del risk management. "Ci interessa migliorare la qualità della prova scientifica e l'accertamento del nesso causale", specifica Tambone. Da qui l'esigenza della capacità computazionale dell'AI e, in prospettiva, del calcolo quantistico, "mantenendo però sempre la dimensione interpretativa, che resta la specificità irrinunciabile del medico legale". Tre i livelli di applicazione: la ricerca, con progetti collaborativi; l'assistenza, con brevetti e applicazioni utili sul campo; la formazione, nelle scuole di specializzazione e nell'aggiornamento continuo.
Sul fronte della gestione del rischio clinico, le potenzialità sono già tangibili. "L'intelligenza artificiale può favorire il passaggio da una logica prevalentemente reattiva a una più predittiva e preventiva", spiega il dott. Francesco De Micco, ricercatore in medicina legale presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma. Le applicazioni più concrete riguardano "l'uso del machine learning e del natural language processing per analizzare cartelle cliniche, testi liberi e incident report, supportando l'identificazione degli eventi avversi e facendo emergere l'under-reporting", il fenomeno per cui eventi clinicamente rilevanti non vengono registrati o segnalati nelle statistiche ufficiali o nei database di sistema. Le sperimentazioni più avanzate guardano agli impieghi più marcatamente predittivi: "modelli per l'identificazione dei pazienti a maggior rischio di caduta, sistemi di decision support per ridurre gli errori di prescrizione e dispensazione della terapia, nonché gli strumenti di predizione e stratificazione del rischio finalizzati all'attivazione precoce di interventi preventivi". Per De Micco "la sfida non è sostituire il giudizio umano, ma costruire strumenti validati, tracciabili e adeguatamente governati, nella consapevolezza che l'AI può diventare essa stessa fonte di nuovi rischi clinici, organizzativi, etici e medico-legali".
Un laboratorio di idee, dunque, che intende porre le basi per un lavoro condiviso di innovazione tecnologica con output concreti e di alto livello, in piena coerenza con il tema del Congresso SIMLA 2026, "Innovazione Scientifica della Medicina Legale Italiana: Proposte per un piano strategico".