06/12/2026 | News release | Distributed by Public on 06/12/2026 06:58
"La storia del nostro artigianato, la cultura profonda del nostro Paese, possono e devono avere un futuro". Parole di Lucio Caracciolo, tra i più autorevoli analisti geopolitici italiani, fondatore e direttore di Limes, che il 12 giugno ha svolto la docenza dal titolo "L'Italia tra le 'guerre'" nell'ambito della due giorni di formazione promossa dalla Scuola di Sistema Confartigianato con la direzione Politiche Economiche - Area Internazionalizzazione & Promozione, e sviluppata insieme alla Scuola di Limes. Un'iniziativa nata per fornire ai funzionari del Sistema Confartigianato nuovi strumenti interpretativi in un contesto internazionale scosso da profonde tensioni.
L'analisi di Caracciolo è partita dalle crisi che stanno ridefinendo l'ordine globale, a cominciare dalle trattative tra Stati Uniti e Iran. Secondo il direttore di Limes, l'esito formale dei negoziati non sarà risolutivo: "Prima o poi ci sarà un pezzo di carta che verrà firmato, ma temo che non sarà molto più di un pezzo di carta. Le ragioni strutturali di fondo restano: il vero problema non è tanto tra Washington e Teheran, ma tra Israele e Iran, ed entrambi i Paesi vogliono continuare la guerra".
In questo scenario, pesano le accuse di Donald Trump, che è tornato a definire "irrilevante" il ruolo del Vecchio Continente. Una critica che, per Caracciolo, fotografa un'Europa frammentata. "Ci sono diversi Paesi europei con interessi molto diversi e in alcuni casi opposti". Il dibattito attuale su chi debba rappresentare gli europei a un futuro tavolo negoziale tra Russia e Ucraina - in cui si valuta persino l'abolizione del servizio diplomatico UE, ritenuto incapace di esprimere una voce unica per 27 nazioni - ne è la dimostrazione. La rotta da seguire per Roma è una sola: "Cominciamo intanto a stabilire quello che vogliamo noi come Italia, e poi cerchiamo di farlo valere".
Per quanto riguarda il futuro dell'artigianato, della piccola impresa e della manifattura italiana, Caracciolo vede ampie prospettive di crescita, radicate nella nostra storia culturale. "Pensiamo alla moda Made in Italy: molte produzioni che erano state delocalizzate oggi stanno rientrando in patria, perché semplicemente un cinese non sa fare le cose che noi sappiamo fare con le mani". E aggiunge: "Se è vero che l'intelligenza artificiale cambierà i paradigmi produttivi, l'eccellenza manuale e l'identità culturale rimangono insostituibili".
Per sostenere questo tessuto produttivo e garantire una reale crescita economica, oltre all'impegno di organizzazioni come Confartigianato, serve un cambio di passo radicale da parte di chi guida il Paese.
Il direttore di Limes ha tracciato tre priorità. "Serve uno Stato. Senza Stato non vai da nessuna parte: le cronache dimostrano che le nazioni che funzionano sono anche quelle più prospere". E poi necessaria una visione d'insieme, una strategia di lungo periodo che permetta un'allocazione delle risorse coerente con gli interessi nazionali, l'unica dinamica capace di attrarre investimenti esteri che oggi latitano. E, ancora, servono efficienza e coerenza amministrativa, con una presa di coscienza dei problemi interni e una reale sinergia tra le strutture pubbliche.