08/27/2026 | News release | Distributed by Public on 08/28/2026 01:44
I giovani sono stati al centro tanto della visita del Papa al Meeting quanto degli interventi dei docenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
La sintonia di per sé non è una notizia. Ma segnala quanto sia diventata urgente la questione giovanile e, soprattutto, quanto sia necessario interrogarsi sul modo in cui gli adulti guardano alle nuove generazioni.
I motivi di preoccupazione sono molteplici.
Il primo è che i giovani sono sempre di meno. Come ha sottolineato la rettrice Elena Beccalli, «nell'Unione Europea, la proiezione è di una perdita di circa 33 milioni di giovani di qui alla fine del secolo». E le previsioni sono ancora più allarmanti per l'Europa orientale e meridionale.
Alla fragilità demografica se ne aggiungono altre. L'isolamento sociale, l'abuso dei social - che, come ha ricordato Domenico Simeone, «spesso creano connessioni, ma non relazioni» -, le disuguaglianze nelle opportunità di formazione e di realizzazione personale producono nuove forme di disagio. Fragilità che, ha osservato ancora Simeone, rischiano talvolta di essere ridotte a patologie, deresponsabilizzando gli adulti.
C'è poi il lavoro. In Italia, in particolare, l'investimento nello studio non viene premiato quanto accade in altri Paesi europei: un laureato guadagna in media il 24% in più di un diplomato, mentre il vantaggio retributivo assicurato dalla laurea sale al 37% in Germania e supera il 40% in Francia.
È dentro questo scenario che acquistano ancora più forza le parole pronunciate da Leone XIV al Meeting. Il Papa ha invitato a vedere nei giovani il «segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!» (nel video le interviste ad alcuni di loro sulle parole del Pontefice)